di Maestra Rosalba

sabato 19 febbraio 2011

La Scienza E L' Unità D'Italia

Sarebbe un resoconto incompleto quello che oggi si svolge sull'Unità d'Italia se omettessimo di raccontare quanto avvenne a quei tempi dal punto di vista scientifico, per comprendere che la scienza ebbe il suo ruolo, e neppure marginale, nel processo di unificazione dell'Italia. Allora, forse più di oggi si riconosceva alla scienza e agli studi scientifici in genere, la via concreta verso lo sviluppo e la crescita di un paese. La visione degli scienziati, così come emerge dagli atti di allora è di un Italia unita (idealmente, ma non è cosa da poco). Non a caso in un Italia ancora divisa, ma già in fermento,  il curatore degli atti della Prima riunione degli scienziati italiani, tenutosi nel mese di ottobre 1839 a Pisa, prof  E. Corridi, scriveva:

Quanto  io narrerò sarà per me gradita materia, stimo che sarà insieme argomento dilettevole per gli Italiani tutti a' quali ogni cosa che torni a onore della patria che ci è comune deve e per sentimento e per debito riuscire carissima.

La  Riunione degli scienziati italiani, fu celebrata dal Giusti, coi versi:
Di si nobile congresso
Si rallegra con sè stesso
Tutto l'uman genere.

Alla prima riunione parteciparono quattrocentoventuno scienziati e una vasta fetta dell'intellighenzia del tempo.
Certamente non sfugge che ciò avvenne, dati i tempi, in un clima apertamente ostile da parte dei vari sovrani dei diversi stati Italiani, come racconta in Storia del dagherrotipo in Italia, Monica Maffioli:

...in quello stesso 1839 in Italia infatti veniva fondato il "Politecnico" di Carlo Cattaneo e si teneva in Pisa la prima riunione degli scienziati italiani. Il politecnico rappresentava  esattamente il tentativo della più moderna borghesia di collegarsi con le esperienze delle nazioni europee più avanzate dibattendo e approfondendo temi non esplicitamente politici (anche per il controllo esercitato dagli austriaci) ma occupandosi largamente di questioni implicitamente dotate di peso politico come appunto lo sviluppo dell'economia, dell'agricoltura, della tecnica, dell'industria. I congressi degli scienziati italiani rientravano in questo stesso ambito, ma forse con un significato simbolico ancora più rilevante. L'idea di riunire in un medesimo luogo e tempo gli scienziati della penisola, nata dall'iniziativa di Carlo Luciano Bonaparte, nipote di Napoleone, e approvata dal Granduca di Toscana Loepoldo II d'Asburgo Lorena, si concretò appunto  nell'ottobre del 1839 nel primo congresso degli scienziati "italiani", tenutosi in Pisa. L'iniziativa di riunire gli scienziati italiani al di là delle barriere dei singoli stati aveva un chiaro significato politico, tanto che il Metternich ne fu inizialmente allarmato, al punto da irritarsi contro Leopoldo II che pure apparteneva al ramo cadetto della stessa dinastia di cui era al servizio. Tuttavia il fatto che dai congressi fosse esclusa  ogni discussione politica (come pure i poeti e i letterati) e soprattutto il fatto che un certo grado di apertura ai processi di modernizzazione e di sviluppo tecnico scientifico dovesse essere preso in considerazione anche dai governi moderati, fecero si che dopo i primi tre congressi tenutisi fra Toscana e regno di Sardegna, anche il Lombardo Veneto e il Regno delle due Sicilie offrissero di essere sede di questi incontri.

Le otto riunioni successive si svolsero in concomitanza ai diversi fatti che caratterizzarono l'unità d'Italia. Vi fu Torino nel 1840, Firenze nel 1841, Padova nel 1842, Lucca nel 1843, Milano nel 1844, Napoli nel 1845 che vide il maggior numero di partecipanti stimato in 1600 persone, Genova nel 1846 e Venezia nel 1847.
E' proprio durante la decima  riunione degli scienziati dell'anno 1847 a Venezia, il cui contenuto di idee indipendentiste e unitarie era diventato ormai esplicito, che la polizia austriaca espelle Carlo L. Bonaparte da Venezia e vieta la prosecuzione dei lavori che durano dieci anzichè i programmati quindici giorni. Negli anni a seguire i lavori congressuali si fermano anche per via della  guerra del 1848, per riprendere a Firenze tra la fine di Settembre e inizio Ottobre del 1861, subito dopo la proclamazione del regno d'Italia, con un congresso straordinario. Si terrà invece a Siena il decimo congresso. Durante l'ultimo congresso  del diciottesimo secolo tenutosi nel 1875  a Palermo è approvato Il regolamento della Società, che  consentiva l'accesso alle donne.
Fu nel 1906 a Milano che i congressi degli scienziati diventarono La società per il progresso delle scienze

E' strano come argomenti così lontani nel tempo risultino oggi di estrema attualità, che il ruolo della scienza non sia nient'affatto cambiata,  come attraverso di essa si auspichi il cambiamento e il miglioramento continuo della qualità della vita. E non ci risulta estraneo il fatto che essa è la prima a subire limitazioni nel suo esercizio, o meglio limitazioni nei confronti di chi la esercita. Certamente nessun congresso verrebbe oggi interrotto. E' sufficiente la soppressione dei finanziamenti.

Museo Galilei atti delle riunioni
Google Libri: Storia del dagherrotipo in Italia di Monica Maffioli
Approfondimenti in pdf di Anna Maria Galbani e Andrea Silvestri: 1844 Il congresso degli scienziati Italiani


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1 riflessioni:

Mariella Fabbri il 24 ottobre 2015 17:40 ha detto...

MERAVIGLIOSO !! GRAZIE INFINITE PER LA SUA CURA

 

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