di Maestra Rosalba

giovedì 18 settembre 2014

La check list da stampare e plastificare per imparare a organizzare lo zaino

Quest'anno anziché discorsi su cosa fare e patti che poi non vengono rispettati,  ho deciso di fornire strumenti operativi.  Per ora sono strumenti "pronti", con la speranza che fra qualche tempo saranno gli alunni stessi a predisporli. Per esempio la preparazione dello zaino, non può essere un'attività occasionale che si fa quando capita, essa va pianificata e curata fino a diventare una abitudine autonoma e consolidata. Una buona abitudine in realtà. Nel file che ho predisposto c'è lo spazio per l'orario e la scansione delle cose da fare. Si può appendere in camera o dove il bambino prepara lo zaino.
Si tratta di file word che si possono adattare, vanno complati con l'orario della classe, forniti a ciascun alunno che li colorerà e che potrà utilizzarlo con l'iniziale collaborazione degli adulti.

Promemoria preparazione orario scuola Tempo Normale bambina

Promemoria preparazione orario scuola Tempo Normale bambino

Promemoria preparazione orario scuola Tempo Pieno bambina

Promemoria preparazione orario scuola Tempo Pieno bambino

Per qualsiasi difficoltà una segnalazione e cercherò una soluzione.
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martedì 16 settembre 2014

Ritratti e richieste

"Maestra vuoi diventare amica del mio cuore" "Noi siamo più che amiche del cuore, siamo una
maestra con la sua dolce alunna, ora prova a riprendere a disegnare".
Mi fermo a dire solo due parole, intanto spero di aver risposto bene, perché spero che nella risposta ci sia la stessa fiducia riposta dentro la domanda. Poi vorrei fissare questo momento solo con una considerazione, che quello che in tanti chiamano un lavoro di cuore, non è per nulla di cuore, quel dialogo sopra è tutto fuorché sdolcinatezza e affetto.
Quel dialogo è una richiesta di presenza, di sicurezza, di certezza e quando un bambino chiede così, si può rispondere solo con la presenza, con l'esserci mente e corpo, chiedendo nello stesso modo. Abbiamo scritto tanto volte che ai bambini occorre dare, oggi ho la certezza che non è solo così, a loro se li si ama veramente occorre chiedere.

Dedicato ai miei alunni.
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domenica 14 settembre 2014

Le copertine utili per i quaderni della scuola Primaria

Cosa è una copertina utile? E' una copertina che oltre a svuolgere il ruolo di indicare la materia e il proprietario del quaderno, serve da promemoria, ad esempio ricorda quali sono le regole di comportamento durante le attività, oppure ricorda le cose importanti da fare. 
Mettere la copertina ai nostri quaderni non è solo un abbellimento e un modo per tenere ordinati i quaderni ma a questo punto diventa un vero e proprio momento didattico: occasione per ricordare i comportamente da tenere in aula, ma anche cosa bisogna fare per trarre il miglior profitto dalle attività scolastiche.
Una novità è costituita dalla copertina del quaderno dei compiti a casa. Lo scorso anno per evitare il via vai dei quaderni e per non appesantire lo zaino dei bimbi di prima ho fatto adottare un quaderno unico d'italiano da tenere sempre a scuola e portare a casa quando terminato e un quaderno esclusivamente per i compiti a casa che vistavo, compatibilmente con le attività all'arrivo a scuola. Ho potuto così comodamente portarmi via il quaderno dei compiti di scuola a casa per le correzioni che non facevo in tempo a fare, ma di solito sono riuscita quasi sempre a operare le correzioni insieme ai bambini. E' stato molto funzionale e come risultato abbiamo ottenuto di avere meno ansia da prestazione un po' per tutti, me compresa.
Ecco qui i link delle copertine che ho elaborato per la classe e che rendo disponibili per tutti i colleghi che vorranno sperimentarne l'uso. I disegni sono per gentile concessione di Midisegni che li rilascia a esclusivo uso didattico, e io faccio altrettanto, le copertine sono gratuite e per esclusivo uso didattico, per la condivisione occorre citare la fonte dei disegni. Le immagini di Qui Quo Qua le ho trovate in talmente tanti siti che non saprei chi indicare, se dovesse farsi vivo l'autore sarei ben felice di linkare l'attribuzione.
Farete cosa gradita nel segnalare sviste, svarioni e link malfunzionanti.

COPERTINA COMPITI PER CASA
COPERTINA ITALIANO
COPERTINA MATEMATICA
COPERTINA STORIA
COPERTINA GEOGRAFIA
COPERTINA SCIENZE
COPERTINA MUSICA

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sabato 13 settembre 2014

Back to school: giochiamo al Paroliere con la Lim

Se possedete una LiM il gioco è fatto, se invece ancora la tecnologia non ha raggiunto le vostre lande, la cara vecchia fotocopia risolverà consentendo ai vostri alunni di quarta e quinta, di passare qualche ora allegra, ma sempre all'insegna dell'imparare. 
Nei file linkati più sotto troverete il classico gioco del Paroliere, le regole le conoscete tutti? Se no, gli amici di Wikipedia ce lo spiegano qui
Aprite il file pdf con la LiM in modalità sovrascrittura o "note", il quadrato con le lettere e il valore di ogni parola sarà visibile a tutti. Spiegate le regole del gioco e concedete un tempo massimo per la ricerca delle parole, impostando sullo smartphone il cronometro o usando il caro vecchio orologio. Le parole trovate verranno scritte sul quaderno, ovviamente chi utilizza la fotocopia troverà anche le righe per scrivere tutte le parole trovate, terminato il tempo gli alunni potranno calcolare il loro punteggio facendo la somma,  il divertimento sarà scoprire le parole inesistenti, chiarire le controversie.
L'attività può proseguire utilizzando le parole trovate per un testo, trovare il significato di tutte le parole, scoprire quante iniziano per B, quante per C e via dicendo, quindi proseguendo con il calcolo e perfino, per gli alunni di quinta fare la percentuale rappresentando con un grafico a torta.
Con una sola attività farete italiano e matematica, che nell'economia delle nostre scuole oggi, non è certamente poco.  In questo link un paroliere on line.

PAROLIERE
PAROLIERE1
PAROLIERE2

Buon divertimento!

Scopo del gioco
Trovare nell'arco del tempo di gioco il maggior numero di parole nella griglia delle lettere.
Regole
Nel cercare le parole si può partire da una qualsiasi lettera sulla griglia e proseguire con un movimento di un solo passo in una qualunque direzione, verticalmente, orizzontalmente e diagonalmente. Non si possono effettuare salti, nè utilizzare 2 volte la stessa lettera.
Parole che si possono trovare: verbi coniugati in tutte le forme, sostantivi, aggettivi e pronomi, avverbi e preposizioni.
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giovedì 11 settembre 2014

A proposito di coding, niente panico

"Coding e pensiero computazionale nella primaria", lo avete già dimenticato? E' una delle novità previste nel rapporto La buona scuola di qualche giorno addietro. Va detto che per alcuni docenti della Primaria non si tratta di una novità, in tantissimi usano già, ad esempio, Scratch, pensato per introdurre i bambini ai linguaggi di programmazione. Sapendone poco e niente su twitter mi sono espressa così:

e mi hanno risposto così:

segnalando la pagina di Programma il futuro che pian piano si riempirà di contenuti interattivi e non e che potranno essere utilizzati da insegnanti di qualsiasi materia.

Poi è arrivato Juhan di Ok, panico che "non è un informatico ma un vecchio ing. civile che si è sempre occupato di informatica" ma che lasciandosi trasportare dalla passione ha immediatamente prodotto una sorta di miniguida in cinque post (per ora, ma ne aspetto degli altri) per coloro che volessero sperimentare il coding attraverso l'utilizzo di Python il quale è un linguaggio di programmazione dinamico, ma cosa più importante a sentire Juhan è soprattutto facile e adatto all'utilizzo anche con i bambini.
Allora eccoli questi i cinque post in ordine di apparizione:

Programmazione nella scuola Primaria - 1
Programmazione nella scuola Primaria - 2
Programmazione nella scuola Primaria - 3
Programmazione nella scuola Primaria - 4
Programmazione nella scuola Primaria - 5

All'interno dei post trovate anche altri link compreso uno all'interessante blog di Maestra LiMda  (Rosalinda Ierardi) zeppo di interessanti suggerimenti per le classi 2.0.


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mercoledì 10 settembre 2014

Attività per il primo giorno di scuola - Back to school: Un muro colorato per la classe

Pronti? Via! Si riparte.
La mia idea è di ricominciare un po' giocando e un po' sul serio. Con 24 alunni di seconda che sono sicura stanno già aspettando di tornare in aula, ma so che non sono i soli, c'è poco tempo da perdere, per non rinunciare a un minimo di giocosità e nel contempo iniziare a vedere cosa ricordano ho pensato che sarebbe bello costruire un muro dove inserire i messaggi, i pensieri di benvenuto.
Abbiamo grandi e spaziose pareti nell'andito, un po' le riempiamo, altre volte restano vuote, perchè  rendere accogliente gli spazi richiede investimenti di tempo che non sempre sono possibili. Lo scorso anno già il primo giorno avevamo abbellito la porta d'ingresso con i ritratti personali realizzati il primo giorno di scuola, attività che permette subito di rendersi conto del livello di espressione grafica posseduto dai bambini, i dettagli, i particolari del volto, la completezza, la sicurezza del tratto, le modalità d'impugnatura della matita e dei colori, sono indicatori che vanno osservati e se possibile tenuti a mente già dai primi giorni. Un bambino che impugna grossolanamente la matita ha una prensione poco raffinata e ancora  inadatta alla scrittura delle prime lettere, necessiterà quindi di esercizio.
Se i vostri alunni si accingono a frequentare la seconda, come i mei, o la terza, sarete senz'altro curiosi di vedere cosa ricordano e se li avete lasciati sicuri utilizzatori dello stampato e perfino del corsivo, ci terrete a sapere se alcuni ancora attaccano le parole, se si ricordano come cominciare, se metteranno qualche virgola, se si ricorderanno la maiuscola all'inizio, il punto alla fine e se useranno la è, si ricorderanno l'accento? Dettagli che sembrano banali per l'occhio inesperto, ma per l'insegnante sono il suggerimento per la ripartenza già a una prima di osservazione.
I bambini i primi giorni arrivano carichi di aspettativa e voglia di fare: si tratta di un potenziale che va sfruttato per poi rallentare quando arriva la prima ondata di stanchezza o in prossimità delle festività, quando  si lasciano distrarre facilmente dall'arrivo del primo periodo di riposo.

La preparazione del muro su cui affiggere le osservazioni del primo giorno di rientro a scuola, sarà eseguita direttamente dai bambini, ecco perché l'attività non si limiterà alla pure esecuzione ma al fare insieme una cosa che appartiene a tutti. Un muro colorato per la classe:  in seguito potrà contenere e sviluppare  una storia con testi e disegni, raccontare un evento importante cui partecipa la classe, ma anche le riflessioni in seguito a una discussione, un diverbio... Un muro è come una grande quaderno, solo che si può riempire delle parole, le riflessioni, i desideri di tutta una classe.
Buon anno scolastico a: bambini, genitori, maestre e maestri e a tutti.

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martedì 9 settembre 2014

Alcune cose essenziali da ricordare per gestire correttamente la classe

Quando è che la scuola ha perso di credibilità? E' una domanda tosta, ma forse è azzardata. Quando è che alcuni, molti docenti, hanno perso di credibilità nell'esercizio del mestiere per cui sono pagati? Quando mossi dall'ansia di far contenti tutti, di piacere, abbiamo un po' tutti e in buona fede, interpretato e impartito regole in modo lasco. Il compito della scuola non è esclusivamente piacere,  ma costruire, mettere gli alunni in condizioni d'imparare. Certamente il fenomeno ha investito più scuole di altre. Ma ha trovato terreno fertile dove il gruppo docente ha agito uno contro l'altro: dove è nata l'estrema competizione è attecchita l'improvvisazione nelle regole. Non che le regole non siano definite, anche perché lo impone la legislazione, ma vengono bypassate nel tentativo di dimostrarsi accoglienti con l'utenza. Ma essere accoglienti non è essere meno rigidi, esserlo è esplicitare in modo chiaro come funzionano le cose, personalizzarle quando necessario.
Viene da dire che è un po' come la storia dell'uovo e la gallina, siamo diventati così poco professionali perché le regole non piacciono o non piacciono le regole perché non sono definite in modo omogeneo?

Comunque la si veda se si vuol sopravvivere alla scuola e nella scuola, oggi al contrario di ciò che potrebbe apparire, non rimane che tornare alla sicurezza delle regole, dettate con la necessaria elasticità al di fuori di rigidità che con i bambini e le persone in genere non va mai bene, proprio al fine di garantire la sicurezza di coloro che da noi dipendono, in primis appunto, gli alunni.

Nessuna paura allora di riprendere il controllo totale della situazione che riguarda le nostre classi, confortati dei regolamenti emanati in questi primi giorni di attività collegiali, e nessuna paura di ribadire che più le regole sono similari, e più di fanno rispettare, pur negli adattamenti locali, più l'istituzione eroga un buon servizio. Un esempio a caso tanto per rendere l'idea di cosa si parla: la gestione delle uscite personalizzate. Il fatto che esista una vera propria giungla nel gestirle non è sinonimo di rispetto dell'utenza, al contrario. Che debbano essere un numero limitato o commisurato a un bisogno, quindi sempre autorizzate con tanto di richiesta firmata dal genitore, dovrebbe essere una consuetudine diffusa, pur nel rispetto delle esigenze individuali: un bambino che deve recarsi per una terapia specialistica ne ha diritto, mentre il bambino che si assenta in maniera immotivata o anticipa l'uscita che diventa consuetudine perché al genitore vien comodo passare a prenderlo all'uscita da lavoro, e prima dell'orario consentito, non trova alcuna giustificazione. Nel secondo caso il no dev'essere bello chiaro senza paura di fare un torto a nessuno, anzi semmai a salvaguardia del diritto allo studio dell'alunno.

Le modalità di comunicazione delle procedure dev'essere chiara fin dal primo giorno di scuola:  tramite una riunione, per via di comunicazione scritta, vanno esplicitati i materiali richiesti, da subito va fornito un orario delle lezioni, il regolamento sugli ingressi e le uscite degli alunni, va definito chi si occupa di venirli a prendere, definite le autorizzazioni per gli alunni che fanno da soli il percorso casa scuola e viceversa, per quelli che utilizzano il pedibus. Nulla può essere lasciato al caso. I bambini devono possedere un quaderno/diario apposito dove scrivere e/o incollare le comunicazioni. Ad esempio è meglio lasciare i bambini senza compiti che dimenticare di dare un avviso per uno sciopero, il danno che ne può derivare è nel secondo caso molto maggiore.

Per quanto riguarda i rapporti con la famiglia evitare sempre di parlare in modo occasionale dei problemi degli alunni. Proporre semmai un incontro nelle sedi opportune e preferibilmente farlo con tutti i docenti della classe presenti. Non fermarsi mai all'uscita quando si è molto stanchi a discutere di quello che l'alunno ha appena fatto in classe. Smorzare sempre i toni e non agire mai d'impeto, ma valutare a mente fredda sia le cose da spiegare agli alunni sia quelle da dire ai genitori. Non chiedere mai l'aiuto dei genitori lasciando passare l'idea di non saper che "pesci pigliare", dopo aver arginato la situazione, proporre soluzioni concordate e condivise sempre e comunque, non far mai passare il messaggio che la scuola agisce d'autorità, se non nei casi in cui si deve tutelare la sicurezza anche fisica, ma semmai sollecitare il messaggio che l'esercizio  dell'autorità concordata di entrambe le istituzioni è una parte del patto educativo.

Presentare il lavoro che si farà in aula, senza apparire i mandrake o le wonder woman della situazione, ma porsi obiettivi realistici, senza fare la (purtroppo)  tristemente frequente lagna sulla mole di lavoro, non nascondersi le difficoltà ma mostrarsi ottimisti e padroni della situazione, lascereste voi i vostri figli a persone insicure che non hanno idea del percorso che si avviano a proporre? Un insegnante con un'esperienza quinquennale a grandi linee ha ben chiaro il ritmo di un anno scolastico.  Dire che si andrà al passo con il ritmo che imprimono i bambini è ciò che realmente facciamo tutti, quindi è giusto che venga esplicitato anche con i genitori.

Le comunicazioni meno formali, o ad esempio i compiti per gli assenti  si possono inviare anche via mail. Comunicazioni puntuali non solo segno di professionalità, ma anche di attenzione e premura verso le famiglie.

Essere premurosi nell'aiutare a rispettare le richieste della scuola e nel contempo gestire con flessibilità le esigenze individuali è segno di autorevolezza. Certo nella nostra strada incontreremo sempre il genitore che vuole "farlo strano" che cerca di distiguersi chiedendo l'impossibile, ed è dalla nostra capacità di gestire queste richieste che dipende il modo di essere visti anche da tutte le altre famiglie.



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venerdì 5 settembre 2014

Due brevi riflessioni su La buona scuola

E' da ieri che ci penso se valga o meno la pena di scrivere due righe sul rapporto sulla scuola, il 
"patto", presentato ieri l'altro dal governo Renzi. Confesso che me lo sono vista appena rientrata a casa l'altra mattina, ho scorso il pdf famelicamente interessata verso le questioni più urgenti. Pur comprendendo la necessità di una ventata di ottimismo, innegabilmente necessaria, l'assenza di iniziative incisive sulle questioni più impellenti è sintomatica dello scollamento tra chi a scuola ci vive e tra chi la vede da lontano, per sentito dire, dalla scuola idealizzata reminiscenza della propria gioventù.

L'idea di superare il meccanismo delle supplenze, stabilizzando i docenti precari non è di per sé errata, ma va riconosciuto che per la scuola, per l'organizzazione, esso di fatto costituisce uno dei problemi minori. Lo è semmai per i docenti che costretti a una vita di precariato giungono al ruolo ormai stanchi e disillusi, dopo una vita passata a rincorrere graduatorie. Ben vengano pertanto le assunzioni, se davvero si potranno fare, ma più come necessità sociale che non come soluzione ai problemi della didattica e della continuità.

Il discorso sulla valutazione era in parte già impostato da progetti precedenti. In realtà non è molto confortante il fatto che si insista sulla valutazione del singolo docente, idea che purtroppo presuppone una scarsa conoscenza dei meccanismi che regolano i rapporti (o conflitti) nella scuola di oggi, il fatto che solo il 66% dei docenti avrà accesso agli scatti non potrà che acuire la sofferenza interna che già si registrò quando furono introdotti il fondo d'istituto e/o le funzioni strumentali.  Sarebbe preferibile innescare meccanismi di valutazione delle singole istituzioni, per gruppi di lavoro, per team, per poi passare gradualmente al portfolio del docente. 
L'idea di erogare i fondi sulla capacità di promuovere e attuare l'autovalutazione e il miglioramento, indicata nel progetto sulla valutazione delle scuole, non pareva del tutto errata, se di base significava spingere le scuole, le istituzioni, gli istituti comprensivi verso le "buone pratiche". Allo stesso modo si potrebbero prevedere i passaggi di carriera. 
Non è superfluo ricordare che  docenti indicati come incapaci di fare il loro lavoro corrispondono spesso a docenti incapaci, o più spesso lasciati soli, di gestire le classi per i problemi non sempre di natura didattica. Nasciamo come docenti ma oggi sarebbe più corretto definirci mediatori, non solo di contenuti ma anche della frustrazione, dei problemi, del disagio sociale che entra quotidianamente a scuola. Disagio che è sempre più faticoso contenere proprio nelle aule, diventate  catalizzatrici di problemi, anziché occasione di riscatto come era un tempo, senza dimenticare che è proprio da esso che  in parte si sviluppa il fenomeno dell'abbandono scolastico. La scuola non è più vissuta come occasione, ma come parte del problema, perfino anche quando offre una buona realtà. Il ruolo del docente, così come il suo compenso andrebbe rivisto alla luce di questa realtà e non di un sogno. Il sogno ci sta, guai se non ci fosse, ma non possiamo dimenticare la nostra quotidianità, al cui interno si incontrano, o si scontrano se preferite, la necessità di fare scuola, di costruire sapere, con i sempre più impellenti bisogni degli alunni, con sempre meno radici e punti di riferimento e di una famiglia che delega il fatto educativo, l'apprendimento delle regole, limitandosi a un'affettività troppo spesso colpevole, se non perfino morbosa e frustrante.

Detto questo, come dicevo, nel documento si distinguono per l'assenza le iniziative contro il burnout, fenomeno che è solo all'inizio, l'abbandono scolastico, appunto, le iniziative atte a supportare i docenti nella gestione di classi sempre più problematiche, con alunni che vengono da situazioni oramai talmente fluide da non essere nemmeno codificabili, nella gestione del rapporto con le famiglie, le quali sempre più condizionate da una informazione sensazionalistica si convincono di mandare i propri figli nella giungla, salvo poi ricredersi quando toccano con mano la realtà. E manca un riferimento forte alla didattica, pur con il lodevole "coding e pensiero computazionale nella primaria", con l'ora di musica e le due di ginnastica, per gli ultimi due anni, che per inciso non sono mai sparite, per finire con l'economia e la reintroduzione della storia dell'arte alle superiori.
Ovviamente ci sono un sacco di idee buone, ad esempio il ruolo degli ispettori, tornano in mente tanti colleghi di un tempo che, Sergio Neri tanto per citarne uno, pellegrinavano da una scuola all'altra, a fare esperienza di scuola, a salutare la scuola viva, quella che negli uffici centrali è percepita di rado. Magari potessi ospitare uno di loro nella mia aula con i miei 24 alunni di seconda, quante cose avremm da raccontare.

Il tema degli scatti stipendiali, argomento che più di tutti è causa di forti mal di pancia.  Tutti gli operatori della scuola sono pienamente consapevoli del grave momento e in silenzio, solidalmente a milioni di altri lavoratori del pubblico impiego e non, attendevano la svolta economica che avrebbe riportato i contratti di lavoro e gli scatti di anzianità diligentemente maturati con il servizio. Fatti due calcoli e sentito il parere del ministro Madia, non ci saranno novità se non al termine di questi mille giorni iniziati ieri l'altro. In pratica se ci accorderemo su questo patto, se i docenti faranno ciò che è richiesto: migliorare la proposta didattica, accrescere la professionalità, curare l'aggiornamento, fra tre anni accederanno allo scatto stipendiale, scadenza che, ohibò, coincide, a cavallo, intorno, circa, un po' prima un po' dopo, fate voi, con la scadenza del governo. Non succederà, vero,  che  a distanza di qualche giorno dall'avvio degli scatti, quando allungando una mano  sembrerà quasi di toccarli, che nessuno verrà a dire "se ne riparlerà con la prossima riforma"?
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