di Maestra Rosalba

venerdì 4 aprile 2014

Filastrocca: Toc toc, è Primavera

Toc Toc è primavera

Toc toc fece il pulcino, 
chiuso dentro l’ovino.
“Avanti” urlò la bella stagione, 
fermando il suo aquilone.
“Posso uscire? chiese lui dubbioso,
“Certo, non fare il freddoloso, 
esci all’aperto, puoi pigolare, 
è primavera: corri a beccare!” 
(Rosalba Cocco 3/4/2014)

Eccola qui una breve filastrocca per i bambini di prima e seconda, filastrocca per la primavera e anche per la Pasqua imminente, in particolare per chi la celebra all'insegna del laico, nel rispetto di tutte le diversità. L'uovo rimane il simbolo per eccellenza del risveglio, volendo lo possiamo realizzare anche come lavoretto, e siamo sicuri di non sbagliare associandolo ai tempi della rinascita e della vita. 
Rimane solo da preparare un bel cartoncino con i saluti. Qui disegni a tema pasquale, alcuni che s'intonano alla filastrocca.




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mercoledì 2 aprile 2014

Lavoretto di Pasqua 2014

Lavoretto all'insegna del facile, veloce e direi anche economico. Inutile dire che l'uovo, simbolo per eccellenza del risveglio primaverile ben si presta anche come lavoretto di Pasqua, per chi ha ancora la pazienza di guidare i bambini nell'elaborazione, e considerato che questi sono i tempi del "non fare disordine, non sporcare, guarda la tv e gioca con il computer" la manualità è giusto che la si eserciti almeno a scuola.
Sii tratta di un'esecuzione davvero veloce, ben si presta da fare sia a scuola, sia a casa con i figlioli, passiamo subito alla descrizione

Occorrente:
- uovo di polistirolo (si trovano anche nei negozi dei cinesi a circa 40 centesimi l'uno)
- carta velina di qualsiasi colore, io ho scelto verde acido,
- bastoncini di bambù per spiedini, la confezione costa circa un euro,
- piccoli motivi da decorazione per decoupage con il tovagliolo: pulcini, fiori...
- colla vinilica diluita con poca acqua,
- nastrino colorato,
- vernice trasparente, se piace.

Esecuzione:
Ritagliare la carta velina a quadretti piuttosto piccoli, preparare la colla vinilica diluendo leggermente, infilare lo spiedino alla base dell'uovo di polistirolo, spennellare di colla e posizionare con cura i quadretti di carta velina, in parte sovrapponendoli, ripassarvi sopra il pennello intriso di poca colla, ricoprire tutta la superfice, anche con più strati e infine spianare eventuali imperfezioni. Strappare il pulcino (o altro motivo) dal tovagliolo, spennellare con poca colla ancora sull'uovo e adagiarvi il motivo, ripassare sopra con la colla, facendo eventualmente uscire l'aria. Mettere ad asciugare. Se piace lucidare con  della vernice trasparente, altrimenti decorare con un nastrino come in foto.

Sequenza fotografica:









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martedì 1 aprile 2014

Pesce d'aprile

Stamattina prima di uscire ho pensato a un pesce d'aprile per i miei ventiquattro alunni di prima. Sono ingenui come molti alla loro età, sei, sette anni, ma non sprovveduti. Così dopo un'ora e mezza di lavoro sodo sono passata tra i banchi a scrivere il voto sui quaderni. Ho scritto bravissima/o e sotto ho messo un grosso zero. La prima bambina a cui l'ho scritto, lo ha guardato, ha guardato me, poi lo ha riguardato ancora, ha preso coraggio e mi ha detto: "Mi hai messo zero perché ho fatto zero errori!" Ho visto il mio scherzo naufragare, ho articolato un frettoloso "Eh?" facendo finta di non capire e ho sorvolato, continuando a seminare il bravissima/o lo zero ovunque. Si guardavano tra di loro, ma non proferivano verbo, mentre io imperterrita continuavo. Un bimbo fa alla sua compagna di banco "Secondo te quanto è?" e lei: "Per me è dieci" e lui accigliato: "Per me è zero". Ma nessuno che osasse dire nulla. Poi pian piano qualcuno ha mormorato "oggi è il primo aprile", ma ancora nessuno che mi dicesse "ci hai fatto uno scherzo". Ho chiesto di chiudere i quaderni e loro fiduciosamente li hanno chiusi. Tenerissimi bambini.
Allora ho chiesto di riaprirli e ho aggiunto l'uno a cui avevo lasciato spazio. Si sono messi a ridere dicendomi che l'avevano capito che era uno scherzo. A me rimane il dubbio che in fondo del voto, come sospettavo, non gli importa molto, che sono felici se lo prendono, ma sono altrettanto felici quando si sentono dire che sono bravi capaci e che s'impegnano, come faccio ogni giorno a fine attività.
E per un pesce d'aprile che riesca mi tocca aspettare il prossimo anno.
Intanto loro sono venuti mi hanno abbracciato e mi hanno incollato questo pesce alle spalle. Poi  abbiamo riso felici tutti insieme.


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lunedì 24 marzo 2014

10 consigli, non richiesti, su come seguire i figli nei compiti a casa e uno per gli insegnanti.

Il modo con il quale facciamo le cose influenza i risultati. Se facciamo le cose tanto per farle, più per
dovere da assolvere che per la convinzione di ricarvarne un beneficio, avremmo come risultato che le cose fatte saranno di poca importanza, archiviate tra le attività di scarso piacere, non significative, perfino poco redditizie, a lungo andare tediose, se invece le facciamo di malavoglia è sicuro che diverranno perfino dannose.
Il piacere con il quale i bambini di prima fanno i compiti, su questo penso che molti colleghi concordino pienamente, è tale che è un peccato sciuparlo. Come evitarlo?
Con due mosse strategiche:
Primo (e unico) consiglio per i maestri e le maestre: dare solo i compiti strettamente necessari, mai nella stessa quantità, quindi alternare con studiate mosse, a volte pochissimi altre un po' di più, concedere pause,  fare che in modo che non siano troppo ripetitivi e che siano sempre la conseguenza di un'attività svolta al mattino.
Per i genitori, invece, seguire i figli coscienziosamente in soli dieci step.
Premesso che i compiti nei primissimi anni della scuola Primaria sono un piccolo corollario nemmeno essenziale, ai fini dell'apprendimento, cui escluderei l'esercizio della lettura che va praticato con molta costanza nel primo periodo, ma che si può fare anche senza il compito istituzionale, il resto è pratica e metodo che si applicano per il novanta per cento a scuola.

Ecco cosa fare allora soprattutto nei primi anni, e in prima superata la fase dell'apprendimento  della lettura e della scrittura, perché l'aiuto dei genitori nei compiti diventi un aiuto efficace per il bambino e per gli insegnanti, nel senso che contribuiscono a promuovere al pari delle attività al mattino, il desiderio di far bene, d'imparare, la motivazione a partecipare anche con il proprio contributo a casa.

1) Non fornire mai, ripeto mai, contenuti preconfezionati: se il bambino deve scrivere due frasi o un breve testo lasciare che sia lui a pensarlo, semmai aiutarlo con semplici domande, fare in modo che sia lui a tirare fuori le idee.
2) Non correggere gli errori di ortografia ma insegnargli a porsi domande: come si scrive questa parola? Ci vuole l'accento o l'apostrofo?
3) Se c'è molto da colorare e al bambino non piace non insistete, spiegatelo agli insegnanti, i carichi si possono personalizzare anche secondo le inclinazioni. Diamo più importanza a ciò gli piace fare.
4) Non cancellare il compito eseguito perché ritenuto troppo infantile, semplice o non adeguato: il prodotto di un bambino non va mai criticato in termini di qualità né di quantità, sostenerlo invece nello sviluppare le idee facendolo raccontare, suggerendogli un episodio, un fatto, un ricordo.
5) In matematica usare oggetti e situazioni reali,  fare del momento del contare un momento di bel gioco.
6) Ancora in matematica se c'è molto da colorare e non piace non insistere: non si impara a contare colorando disegnini, se al bambino dà noia fatelo presente ai maestri. (Vedi anche step 10)
7) Se tarda a finire i compiti non stizzirsi, non minacciare punizioni o ritorsioni di qualsiasi tipo.
8) Incoraggiare a terminare il lavoro ma fermarsi prima che l'impresa diventi una scalata faticosa.
9) Non usare i compiti come se fossero punizioni: essi sono il naturale prosieguo della scuola, se sono troppi meglio discuterne con gli insegnanti e se sono giusti vanno fatti con piacere.
10) Non lamentarsi della quantità/qualità dei compiti davanti ai bambini, ma cogliere eventuali difficoltà come un'opportunità da collegare alla difficoltà generale del crescere e del rapportarsi con un sistema al quale occorre adattarsi, cercando di ricavarne comunque il massimo del vantaggio per noi, cercando sempre una mediazione, quindi attivarsi per un faccia a faccia con gli insegnanti e trovare con loro gli adeguati accordi.

(Per dirla in soldoni: gli accordi vanno trovati tra adulti a beneficio del bambino, da entrambe le parti.)



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venerdì 7 marzo 2014

L'addizione e il dito immaginato

A scuola non si butta via nulla, questi poi sono tempi di ristrettezze e di dimagrimenti e così che anche gli
ultimi minuti di lezione si sfruttano per brevi esercitazioni alla lavagna. E' così che sul finire dell'ora al volo, e a turno, i bambini di prima vengono alla lavagna ed eseguono le operazioni entro la decina, come abbiamo imparato finora.
Beninteso siccome siamo al primo anno, ma mi sa che non sarebbe diverso anche fossimo in quinta, ci prendiamo tutto il tempo che serve e con calma andiamo passo dopo passo percorrendo con cautela ogni passaggio, come quando si cammina sui ponti sospesi, o si compie una scalata, si fa il passo successivo solo quando l'altro piede è ben al sicuro. Non seguiamo le scadenze dettate dal programma, ma quelle dettate da ciò che si è imparato, non si va oltre se non si è ben appreso ciò che viene prima.
Oggi abbiamo introdotto la decina, l'abbiamo associata al suo simbolo, abbiamo compreso quali sono le unità e come si formano i numeri oltre il dieci. Ben consapevole che una cosa è contare con le dita fino a dieci e un'altra è contare oltre quando si è appena appreso a utilizzare le dita, ho chiesto a una bimba di scrivere 7 + 4 = e le ho chiesto di eseguire, aspettando curiosamente di vedere come se la sarebbe cavata con le sole dieci dita. L'ho vista armeggiare con le mani, ha contato sicura e sorridente e ha scritto 11. Siccome sono interessata più ai processi che hai risultati le ho chiesto "E' corretto, ma come hai fatto, hai solo dieci dita nelle mani,  fammi capire come hai fatto" E lei: "Ho preso sette dita, ho messo vicino le altre tre dita, siccome non bastavano perché me ne servivano quattro, uno me lo sono immaginato"

Io su quel dito immaginato, che potrebbe sembrare una banalità, ho gongolato molto, mi è sembrato una conquista importantissima rispetto alle cose che stiamo imparando ora. Per un secondo sono stata tentata di suggerirle di partire a sommare dal sette, invece sono stata zitta e ho pensato che no, ci devono arrivare da soli a capire che possono immaginare la quantità data e contare con le dita partendo da  quella. E' questione di poco ci vuole solo la pazienza per far sì che venga fuori da sé, si tratta di indirizzare il ragionamento, di aiutare a vedere le soluzioni ai problemi, e a volerla dire tutta, in fondo in fondo, sono conquiste personali nel quale ogni bambino deve potersi sentire protagonista.
Ed è   proprio da lì che partiremo la prossima volta: quando dobbiamo sommare e sottrarre oltre i dieci, come facciamo visto che abbiamo solo dieci dita?

L'immagine del bambino che pensa è presa da qui


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mercoledì 26 febbraio 2014

Anticipo scolastico: un anno perso, non un anno guadagnato

E' tempo di iscrizioni, o meglio era tempo perché il termine scade fra due giorni. Ma c'è una questione
che merita di essere riaffrontata: quella degli anticipatari, cioè quegli alunni che essendo nati dopo il trentun dicembre dell'anno relativo agli obbligati, possono comunque essere iscritti alla scuola primaria.
E merita di essere affrontata per l'ennesima volta per almeno due ordini di motivi: di cui uno è il possesso delle abilità "relative" e l'altro è il possesso della necessaria maturità emotiva. Mi rendo conto che il tema è scottante, non è la prima volta che lo affrontiamo e mi rendo conto anche che chi dovrebbe leggere non leggerà, come a scuola i compiti si danno a tutti, ma proprio chi avrebbe bisogno di eseguirli con scrupolo spesso non li fa.
Certamente nessun appunto si può fare ai bambini che affrontano la scuola primaria da anticipatari, giacché la decisione è presa sul loro capo dalla famiglia, ma si può sperare che parlando agli adulti si rifletta  su questa scelta, consentita e incoraggiata dalla legge, ma che non valuta con lo scrupolo necessario proprio la ricaduta sui bambini.

Le abilità "relative"
Le abilità relative, dette anche prerequisiti, sono quelle azioni, anche non consapevoli o non del tutto, patrimonio delle capacità del bambino, che gli consentono di affrontare apprendimenti strutturati: un livello organizzato nella produzione grafica, il disegno, che deve essere assolutamente in linea con il livello degli obbligati per età, ma anche il controllo della mano, la capacità di essere un buon riproduttore di segni e tratti grafici, il controllo della postura corporea, un'adeguata capacità di logica e ragionamento. Ciò rientra nel "patrimonio" di certezze da portare come bagaglio alla scuola primaria, senza queste abilità affrontare il nuovo percorso scolastico è certamente dannoso.

La maturità emotiva
Accanto alle abilità "relative" è altresì necessaria, e condizione per l'ingresso a scuola è che entrambe siano presenti non basta la prima senza la seconda e viceversa, la maturità emotiva: un buon grado di consapevolezza che non è semplicemente far ripetere pedissequamente al bambino "io voglio andare alla scuola primaria", la capacità di reggere lo stress che il nuovo grado di scuola comporta, ciò tollerare la frustrazione di molte ore passate a fare cose che seppur divertenti e piacevoli richiedono la capacità di stare a lungo seduti, di ripetere azioni di routine e meccaniche inizialmente perfino poco gratificanti, capacità di tollerare gli insuccessi iniziali.

Per quanto l'età cronologica poco racconti delle abilità di un bambino è dopo i sei anni che comincia ad agire con quel senso del dovere che lo porta ad essere attivamente collaborativo nel suo percorso. I bambini anticipatari, fatta esclusione per una piccolissima percentuale, faticano il doppio proprio a causa di una globale immaturità emotiva, sono capaci, ma subiscono il peso del compito  che sottende gli apprendimenti scuola Primaria.
Ed è evidente che non sono i genitori a rendersi conto di ciò, ma gli insegnanti della scuola dell'infanzia che accanto alle abilità dovrebbero attentamente valutare il grado di maturità del bambino, e da qui scoraggiare percorsi che, sì possono andare bene, ma richiedono al bambino il doppio della fatica e la cui incognita rischia di rivelarsi più avanti nel tempo. Spesso sono quei bambini che a scuola si contengono, perché costretti, ma a casa diventano irrequieti e ingestibili.
Ecco perché affrontare un anticipo, potrebbe rivelarsi una sorta di boomerang, un anno guadagnato lo si potrebbe spendere in frustrazione e in fatica. Un anno effettivamente guadagnato è un anno di gioco, un anno nel rispetto dei livelli di maturazione individuale, lasciando fare al tempo ciò che è del tempo.

L'immagine è tratta da blogmamma

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mercoledì 19 febbraio 2014

Imparare le addizioni e le sottrazioni cantando

Ancora qualche idea per vivacizzare le attività di matematica utilizzando la Lim. Ormai è chiaro che avere in aula una Lim connessa in rete significa avere accesso a una mole inaudita di risorse, certo non tutte adeguate ma sarebbe un discorso lungo da farsi qui. Accanto alla quantità non è da meno la possibilità di poter introdurre variabili che "movimentino" le attività, per la scuola Primaria soprattutto con i piccoli che ancora si stancano facilmente,  una canzone, un brevissimo video, possono contribuire a staccare quel tanto che serve ad allentare la stanchezza e riprendere poi la concentrazione che serve durante l'esecuzione. Tra un gioco pratico, un esercizio, una canzone a "tema" anche la matematica diventa piacevole da fare sia per gli alunni sia per l'insegnante.
- Le sottrazioni
Per quel riguarda le sottrazioni e le addizioni si presta per le attività della classe prima la canzone di Dolores Olioso, dal canale Youtube LaTvdeiBambini:



L'addizione:
e per l'addizione  di Dolores Olioso e Fabio Cobelli sempre dallo stesso canale Youtube



Noi le abbiamo ascoltate al termine dell'attività e mentre ascoltavamo abbiamo contato tutti con le dita, infatti i brani si rivelano molto utili per stimolare il calcolo veloce, i bambini devono velocemente individuare le quantità per stare a tempo con la canzone. La cosa più bella è che io mi perdevo prima di loro a contare, loro sono diventati velocissimi a contare le dita  e seguire il ritmo della canzone!
Cantando imparo, missione compiuta anche stavolta.
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martedì 18 febbraio 2014

Imparare le tabelline cantando

Tutte le tabelline in una sola pagina, non tabelline qualsiasi: tutte e dieci in musica. E' quel ha fatto Giuseppe Auletta riunendo in una sola pagina web a portata di clik  tutte le tabelline dall'uno al dieci. Ovviamente per chi ha la fortuna di avere a disposizione la Lim in classe, il vantaggio di non dover ogni volta cercare i video (che sono tratti dal canale Mela music) è di non poco vantaggio, sarà sufficiente aggiungere l'indirizzo ai preferiti e il gioco è presto fatto.

Affiancare le canzoni alla semplice ripetizione menemonica può essere un esercizio utile per tanti bambini, quelli che non amano lo studio a memoria, un po' per quelli che invece faticano, e ben si sa che le rime contenute nelle canzoni possono aiutare, un po' per provare a studiarle già a scuola, magari ascoltandole mentre si fa qualcosa di meno impegnativo. Evidentemente a casa si possono ascoltare innumerevoli volte, ci sono molto modi per imparare, giocando, ma anche cantando.

Vai a Le tabelline canterine
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