Di Rosalba
| ore: 10:00 |
Categoria : Tecnologia
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La definizione nativo digitale non mi trova completamente d'accordo, anche perché sempre più indicatori dimostrano che non è avvenuta nessuna differenziazione nell'apprendere e tantomeno intellettuale (tra l'altro difficilmente misurabile) tra le generazioni precedenti e quella attuale, ma segnalo comunque sapendo di fare cosa gradita a docenti e colleghi il video realizzato dalla Maria Mauro e diffuso dalle Edizioni Erickson. E' invece sempre più pressante la necessità di educare i bambini a un uso consapevole di Internet. Un uso consapevole della vita in genere, fatta di una pluralità di esperienze.
"Sempre più video di sensibilizzazione cercano di mettere in guardia bambini e famiglie rispetto ai pericoli delle tecnologie della comunicazione, in particolare di internet. Il Centro Studi Erickson ha voluto valorizzare un approccio innovativo, proposto dall'autrice del video, dott.ssa Maria Maura, che disegna - letteralmente - la tematica in una prospettiva diversa: quali sono i diritti dei bambini nati e cresciuti nell'Era Digitale? Nasce quindi un decalogo, disegnato e vocalizzato da un bambino, montato completamente grazie a un tablet, che rappresenta 10 importanti principi che tutti i genitori, gli educatori e gli insegnanti dovrebbero sempre tenere presenti. Il video è stato patrocinato dall'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza proprio con lo scopo di poter essere un veicolo di sensibilizzazione e una rapida guida rispetto a queste attualissime tematiche."
Come promesso, scusandomi per la lunga assenza dovuta a motivi famigliari, ecco il lavoretto che abbiamo realizzato per Natale.
Non si tratta di un lavoretto classico, come si può pensare, bensì di un piccolo addobbo per l'albero. Anzi si tratta di una tecnica. Ho inserito quest'attività all'interno del laboratorio Tecnologico-espressivo, dove è previsto che si impari anche a lavorare i materiali come la pasta la mais a freddo, di cui già avevo parlato in precedenza nel blog. Si tratta di una pasta modellabile, che una volta preparata a lasciata un giorno a riposare, offre la possibilità di realizzare manufatti molto resistenti, abbastanza pulita da utilizzare e adatta quindi anche agli addobbi per l'albero natalizio. L'unica precauzione è quella di stare attenti ai bambini piccoli i quali potrebbero pensare che si tratti di dolci o biscotti.
"Il Natale è più bello se si prepara con le mani dei bambini"
Detto questo mettiamoci all'opera.
Occorre:
- della pasta al mais preparata a freddo già colorata con l'acrilico bianco
- formire per dolci
- nastrini e perline colorate
- brillantini
- attaccatutto
- mezzo stuzzicadenti
- mattarello
- piccolissimi rametti di pino e foglioline secche.
Stendete la pasta come quando si fanno le ciambelle, se si attacca spolverate con pochissima maizena, badando che non sia troppo sottile. Ricavate le forme, prendete mezzo stuzzicandenti inseritelo nella pasta, non dalla parte della punta ma dalla parte dove lo avete spezzato, e roteate per ottenere foro dove poter infilare il nastro. Sopra la pasta mettete il rametto e premette leggermente per lasciare l'impronta. Se invece volete usare i brillantini ci lavorerete in un secondo momento.
Mettete le formine a seccare vicino a una fonte di calore. Di solito il giorno dopo sono già ben asciutte, prendete il nastro e infilatelo nel foro, congiungete i due capi, lasciando abbondante spazio per appendere, e incollate con l'attaccatutto, fermatelo infilando una perlina o incollando sopra come nel mio caso. Se non avete decorato con i rametti, è il momento di decorare con i brillantini, fate dei disegni con l'attaccatutto poi spolverizzate con i brillantini. Noi a scuola abbiamo usato la porporina rossa e sono venuti bellissimi.
Di Rosalba
| ore: 09:00 |
Categoria : Tecnologia,
Web
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Segnalo ai colleghi e ai lettori questo interessante editor video web, Popocorn maker di Mozilla, per realizzare video interattivi e per la scuola Learning objet. l'editor permette di realizzare video completi di audio e soprattutto di renderli interattivi incorporando note, testi, di integrare con informazioni da Wikipedia, Google maps e i tweet di Twitter. Consente inoltre di mettere in pausa ogni volta che è necessario o di riederne un porzione E' possibile poi condividere il video direttamente su YouTube e su Vimeo.
Si tratta di editor web ancora acerbo che sicuramente potrà essere migliorato, ma da tenere sotto controllo per le buone potenzialità che offre in merito all'utilizzo nella didattica, anche alla scuola Primaria, dove la comunicazione per immagini è sempre più necessaria.
Fare scienza con i bambini non ha bisogno di particolari accorgimenti, perchè la "pratica" della materia esercita un suo fascino senza l'aggiunta di molto altro. Si sa i bambini amano giocare e gli piace il gioco fine a se stesso, in quanto pratica ricreativa e puro divertimento: sia riferito all'utilizzo del proprio corpo sia nella manipolazione di oggetti. E il gioco, per quanto agli occhi degli adulti non appaia, ha una sua funzione, sia pure semplicemente esplorativa è sempre finalizzata alla conoscenza. Quello che è meno evidente è il livello di consapevolezza, ma per questo esistono gli adulti: per spiegare ciò che a un bambino sfugge necessariamente. L'importante è non sacrificare il gioco in nome della spiegazione o viceversa il gioco in nome della spiegazione. Ovunque e in qualsiasi contesto si giochi, il gioco della scienza con i bambini deve essere una forma ben dosata di ludicità (perchè la forma ludica ha regole ben precise a differenza del solo gioco) e di atteggiamento scientifico con i suoi perchè, le sue ipotesi, le smentite, le conferme e le soluzioni. A casa, a scuola e ovunque.
Costruire una giostrina ad elettricità statica
Di elettricità statica si è già parlato, del passaggio di ioni attraverso lo sfregamento di materiali come la plastica, la lana e la carta.
La forza di attrazione degli ioni permette di spostare appunto i materiali, lo si è visto qui con il flusso dell'acqua. Ricordiamo ai bambini che ogni volta che esercitiamo l'elettricità statica il processo è sempre lo stesso, possiamo però inventare nuovi giochi e piccoli marchingegni, che in realtà il marchingegno è qualcosa di complicato e non sempre funzionante, invece questa giostrina è semplicissima e funziona se si sta attenti ad un solo piccolo particolare.
Occorrente:
un bicchiere di plastica,
una matita ben appuntita,
carta bianca e colorata,
ago e filo da cucito,
un tovagliolino di carta,
una cannuccia.
Esecuzione:
Infilare la matita nel bicchiere di plastica per posizionarla in piedi, ritagliare un quadrato di carta, piegarlo in quattro, scontornarlo per dargli una specie di forma tonda, appenderci con l'ago e il filo piccoli animaletti di carta come in foto:
posizionare la parte superiore della giostrina sulla matita ottenendo un buon equilibrio, sfregare la cannuccia nel tovagliolino di carta e avvicinarla senza mai toccare, girando intorno alla carta. Non essere nè troppo veloci nè troppo lenti. Provare a invertire il senso. Se per gli animaletti usate la carta anche essa verrà attratta dalla cannuccia, occorre essere abili a evitarli.
Ecco il video dell'intera realizzazione:
La costruzione di un cubo con la carta è un'attività conosciuta per molti, è invece meno nota a scuola nell'ambito della didattica della matematica e della geometria. Si tratta di quelle attività poco usate e passate un po' in disuso anche grazie alla quantità enorme di sussidi didattici pronti.
E se da una parte i sussidi didattici già costruiti permettono un risparmio di tempo, di contro sottraggono, proprio in virtù del mancato esercizio di fabbricazione, un'occasione ulteriore di apprendimento.
Attività che ben si prestano ad essere proposte nei percorsi di didattica laboratoriale, dove la costruzione dei materiali da parte degli alunni non è un fatto occasionale, ma attentamente previsto nel percorso educativo. Una cosa è, ai fini didattici, disporre di un cubo e altra cosa è costruirne uno con le proprie mani.
Ecco allora come costruire, anche a casa, un semplice cubo di carta basato su soli incastri. Si badi: semplice non implica facile, sicuramente divertente e dal risultato gratificante.
E cosa può servire un cubo, a casa o a scuola, costruito con le proprie mani? Prima di tutto ad apprendere un meccanismo visto che è fatto di incastri, ad imparare quindi divertendosi e poi una volta numerato nelle sei facce a giocarci come suggerito anche per le attività di precalcolo.
Spieghiamo ai bambini,dopo averlo realizzato, che il cubo è un solido chiamato anche esaedro regolare per via delle sei facce tutte uguali, con otto vertici e dodici spigoli. Altri cubi famosi conosciuti anche dai bambini sono i dadi da gioco, e il cubo di rubik.
Procuratevi:
- sei fogli quadrati di colori diversi o tutti bianchi
Seguite ora attentamente le istruzioni a video oppure quelle riportate nel pdf Come costruire un cubo di carta e divertitevi con il vostro cubo, magari a fare un grande gioco dell'oca all'aperto.
Ideale prosecuzione di questo post è l'articolo della collega Cristina Matematica con l'origami
Piccolo e veloce esperimento per iniziare le vacanze in modo divertente. Il tema è come spesso accade qui l'acqua, ma anche la resistenza dei materiali al calore. Pertanto potete indifferentemente collocare quest' attività didattica in scienze e tecnologia nella parte riguardante i materiali o appunto nel capitolo acqua.
Possiamo spiegare i nostri bambini che l'acqua, oltre che per innumerevoli altre cose viene utilizzata anche come dissipatore di calore ad esempio per i motori nelle macchine, fino a qualche tempo fa, con il radiatore, specifichiamo che oggi si utilizzano prevalentemente altri liquidi che hanno un punto di evaporazione diverso dall'acqua.
Un altro esempio è quello dell'acqua utilizzata per il raffreddamento durante la lavorazione a freddo dei metalli.
Scopriamo quindi con i bambini ulteriori impieghi dell'acqua.
L'esperimento è adatto ad ogni età e le spiegazioni si possono corredare di ulteriori esempi offerti dalla quotidianità.
Scoprire che è possibile aumentare la resistenza al calore di un palloncino
Con questo esperimento scopriremo com'è possibile attraverso l'acqua aumentare la capacità di resistenza al calore di un semplice palloncino, proprio in virtù della capacità dell'acqua di dissipare calore.
Occorrente:
- due grossi palloncini,
- una candela accesa,
- acqua.
Realizzazione:
Realizzare l'esperimento su un tavolo ampio dove potete bagnare senza fare danni. Accendere la candela, gonfiare il palloncino e avvicinarlo alla fiamma. Annotare il tempo, che è nell'ordine di un secondo. Prendere il secondo palloncino, riempire il fondo con dell'acqua, gonfiarlo, annodarlo e avvicinarlo alla fiamma. Prendere nota dei secondi che impiega fino allo scoppio. Dovrebbe resistere oltre i dieci secondi.
Spiegazione:
Il palloncino vuoto ha pochissima resistenza al calore. Prova ne sia che non appena tocca la fiamma esplode, il rumore è provocato dalla repentina fuoriuscita dell'aria contemporanea alla rottura della plastica. Quando il palloncino contiene l'acqua, l'acqua assorbe il calore della fiamma, funzionando da dissipatore di calore, per cui permette al palloncino di offrire una maggiore resistenza al calore. Il punto di rottura arriverà ben oltre i dieci secondi, cioè quando l'acqua vicina alla parete del palloncino si sarà riscaldata.
Il tangram è un gioco assai conosciuto, di origine orientale, è costituito da sette forme di cartonicino o legno leggero, di diverso colore o in unico colore, disposti inizialmente in forma di quadrato: il quadrato una volta diviso secondo uno schema fisso, contiene 5 triangoli: 2 grandi, 1 medio, 2 piccoli; 1 quadrato, 1 parallelogramma. Lo scopo del gioco è formare figure di senso compiuto. Le regole consistono nell'usare tutti e sette i pezzi per comporre la figura finale, senza sovrapporne nessuno.
Del Tangram esistono naturalmente le versioni su internet. Questo gioco l'ho proposto agli alunni prima che su carta a video. A video l'utilità è l'affinamento della capacità immaginativa, creativa e di logica: il gioco, solitamente consiste nell'avere una sagoma scura da riempire con i canonici sette pezzi colorati.
In realtà i pezzi sono multipli l'uno dell'altro, i due triangolini piccoli combaciano con il quadrato, allo stesso modo nel parallelogramma, il triangolo medio sta due volte in quelli grandi e via dicendo, perchè le combinazioni sono varie.
Il bello del gioco è proprio che una serie finita di forme (sette) danno vita ad una serie infinita di sagome.
Implicazioni cognitive
Le sagome diventano rappresentazioni schematiche (o stilizzate) della realtà: persone, animali oggetti. Non a caso si usano in Arte e immagine proprio per la possibilità rappresentativa che offrono. L'altro utilizzo è quello matematico, legato alla costruzione del quadrato stesso, alla proprorzioni intuibili facilmente quando si è diviso il quadrato ma anche, come già dicevo alla logica, alla distribuzione dei pezzi per ottenere figure di senso compiuto. Il passaggio da una realtà morbida fatta di forme affusolate che hanno una proporzione (maggiormente celata in virtù della morbidezza) ad una realtà schematica in cui la proporzione e il disegno sono dati dall'accostamento delle forme. E quelle forme una volta assempblate, diventano fatto matematico perchè della realtà conservano solo la rappresentazione.
Costruire con le mani: partendo dal progetto
Realizzandolo è apparso chiaro che il tangram è prima di tutto un quadrato "magico" da costruire con le proprie mani, perchè toccare con le mani, lavorare di righello, matita, ritagliare, numerare e colorare è diverso dall'utilizzare forme pronte: la differenza è in parte la stessa tra comprare un preparato per torte pronto, o comprare gli ingredienti separati e dosare, misurare, mischiare. Nel primo caso in realtà cuciniamo solo una torta, solo nel secondo impariamo a fare una torta.
Perchè il secondo metodo mira alla comprensione dei processi, dei meccanismi di realizzazione di un qualcosa. Il tamgram di cartone, crea il famoso passaggio tra mani e cervello così importante per la memoria, che invece il video non sollecita.
E che il tangram ci porta alla rappresentazione della realtà è fatto che va spiegato ai bambini, non possiamo ridurci, almeno con quelli più grandi nella scuola Primaria e sicuramente nei gradi successivi, alla realizzazione di figure, ma spiegare a cosa servono gli schematismi: rappresentare e misurare.
Nel video gli alunni al lavoro.
Mi sono ispirata qui modificando alcune piccole cose. Trovate qui la sagoma per realizzare il tangram. Noi abbiamo realizzato un tangram ogni due bambini, per promuovere la collaborazione sia nella costruzione che nella elaborazione delle figure, a ogni coppia è stata data la pagina stampata delle sagome che trovate qui sagome persone e qui sagome animali. Buona forma a tutti!
Già in un post di qualche tempo fa avevamo visto come fare la carta riciclata in casa, con un minimo di attrezzatura e qualche precauzione possiamo fare la stessa attività con i bambini. Certamente non otterremo dei fogli come nuovi, ma sicuramente il processo permetterà ai bambini di comprendere come avviene il riciclo della carta.
Possiamo cominciare spiegando quali sono le fasi principali della lavorazione della carta, una volta che viene consegnata tramite la raccolta differenziata, raccolta che ormai si effettua anche nelle scuole.
La selezione
La carta conferita viene selezionata e privata di tutto il materiale che non serve, le impurità: punti metallici, plastica. I materiali selezionati e pressati in grandi balle, vengono consegnati alle cartiere per le successive lavorazioni.
Lo spappolamento
Nella cartiera la carta usata viene gettata in un apposito macchinario a forma di vasca piena d'acqua dove è spappolata e disfatta per permettere di separare fra loro le fibre. Sul fondo dalla vasca delle pale rotanti provocano un potente moto vorticoso che riduce la carta in fibre elementari.
Si ottiene un prodotto che è chiamato "sospensione" perchè le fibre di cellulosa non sciogliendosi, rimangono sospese in acqua.
La purificazione e lo sbiancamento
La pasta così ottenuta deve essere sottoposta ad alcuni trattamenti specifici finalizzati a eliminare tutti gli eventuali materiali estranei ancora presenti come plastica, vetro, ferro, colle, paraffina, ecc. Questi materiali se lasciati influenzano la qualità del prodotto che si ottiene, più la carta è impura più il prodotto finito è scadente.
Per avere la carta bianca si deve anche ricorrere anche a trattamenti chimici, di eliminazione dell'inchiostro e dei coloranti presenti nei giornali e nella carta stampata in genere.
L'utilizzo
Una volta terminati tutti questi trattamenti, l'impasto così ottenuto viene utilizzato nelle fasi successive della lavorazione, per produrre carta, cartone e cartoncino. La parcentuale di riutilizzo è variabile: ci sono prodotti cartacei che sono al cento per cento fatti di carta riciclata e prodotti parzialmente fabbricati con carta riciclata. Non tutti sanno invece che moltissimi prodotti cartacei hanno una percentuale di carta riciclata non dichiarata, perchè l'aggiunta di cellulosa usata migliora il rendimento di quella nuova.
Il video che segue illustra le operazioni eseguite a livello industriale, fatte a scuola in maniera artigianale. Con un'attrezzatura minma che tutti abbiamo a casa, è possibile spiegare il meccanismo ai bambini, non solo spettatori attenti ma anche validi collaboratori sia nell'esecuzione che nelle riprese video. Il processo chiaramente può essere illustrato anche ai bambini dell'ultimo anno di scuola Infanzia. Per la scuola Primaria le discipline coinvolte, solo per citarne alcune, sono scienze, tecnologia e storia. Importante l'inferenza che si può attivare con la chimica: l'osservazione come è evidente a video, della preparazione di una sospensione, sia nella fase dello spappolamento e in seguito durante la feltrazione, il momento in cui la cellulosa si separa dall'acqua.
Alessio su Google Italia Blog ci segnala l'iniziativa che Google rivolge a insegnanti e genitori per la sicurezza, la tutela e la salvaguardia dei minori (e non solo) su Internet. Lo giro a voi cari lettori del blog, sapendo di fare cosa gradita in specie ai molti genitori che leggono e commentano il blog.
Se nella scuola Primaria gli insegnanti riescono ad operare un discreto controllo sulla navigazione, controllo che si allenta man mano che aumenta l'età degli alunni, in casa è facile che un figlio specie se adolescente sfugga al controllo. Google mette a disposione due tipi di risorse per le scuole e le famiglie, Alessio ci descrive così il progetto Non perdere la bussola:
Non perdere la bussola lo abbiamo presentato ieri a Roma alla presenza del Ministro dell’Interno Roberto Maroni e del Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, del Prefetto Oscar Fiorilli della Polizia di Stato e di Antonio Apruzzese, Direttore della Polizia Postale e delle Comunicazioni. Attraverso questa iniziativa, gli agenti della polizia delle comunicazioni si recano nelle scuole che ne fanno richiesta e formano i ragazzi su temi legati all’uso sicuro e responsabile della rete.
Pensato per le famiglie e la scuola invece:
Il Centro per la sicurezza online della famiglia, invece, è una risorsa online a disposizione di chiunque sia interessato al tema di un uso sicuro e responsabile delle tecnologie e raccoglie suggerimenti di importanti associazioni, consigli e spunti offerti dai genitori (Googlers, ma non solo) per i genitori, così come informazioni su come usare gli strumenti di sicurezza che abbiamo sviluppato per i prodotti Google.
Per rispondere ad alcune delle domande più complesse, come per esempio quelle legate ai contenuti inappropriati o all’incontro online con estranei, ci siamo rivolti a degli esperti: organizzazioni che ogni giorno promuovono la sicurezza dei ragazzi e l’alfabetizzazione digitale, quali Save the Children, Telefono Azzurro e Terre des Hommes.
Il vetro è uno dei materiali più usati e più presenti nella vita quotidiana, in classe seconda e terza di scuola Primaria si parla di materiali e del loro utilizzo: vetro, legno, metallo e plastica ad esempio. Parlare di uno di essi significa proporre collegamenti pluridisciplinari. Scoperte come quella del vetro o del ferro ben si legano agli argomenti di storia e alla geografia, plastica e legno si legano con maggiore efficacia ad argomenti come l'Educazione Ambientale.
E come tutte le storie delle scoperte anche quella del vetro è un racconto che attraversa i secoli per giungere fino a noi ancora fresco e attuale: oggi come allora rimane un materiale, pur con i dovuti affinamenti della tecnica, che nessun'altra invenzione è riuscito a sostituire.
I contenuti dell'unità didattica
Dalla leggenda tramandata da Plinio il Vecchio sull'origine del vetro scoperta per caso dai Fenici, per passare dai materiali comprese le prime semplici formule chimiche, pensiamo al Silice principale componente del vetro, alle tecniche di fabbricazione, ai mille prodotti che dal vetro si ottengono, al riciclaggio del vetro per finire con un esperimento assai dolce, adatto ai bambini che simula la fabbricazione del vetro.
Questi sono i passaggi dell'unità didattica che propongo, già svolta con gli alunni di terza e adatta dalla classe seconda in poi con le opportune modifiche.
La storia dell'uomo passa anche per i materiali, per gli elementi chimici di cui i materiali sono fatti. I materiali rappresentano la nostra storia, ne esprimono l'essenza anche in virtù delle elevate tecniche di produzione e lavorazione, pensiamo ai vetri di Murano, che l'uomo è stato in grado elaborare di secolo in secolo.
Il video illustra i vari passaggi del nostro "vetro dolce", compresa la fase di degustazione:
Se fate questo esperimento con gli alunni sia di scuola Infanzia che di scuola Primaria, chiamate ogni cosa con il suo nome. Non si tratta di un semplice impasto da dare ai bambini. Si tratta di una materia la cui sperimentazione può originare una serie di riflessioni concatenate, che rischiano di disperdersi semplificando troppo. Anche ai bambini piccoli spieghiamo che si chiama fluido non newtoniano, dicendo semplicemente che segue leggi diverse rispetto ai liquidi e ai solidi che conosciamo. Facciamo riferimento all'acqua ad esempio, che si presenta nei tre stati della materia: liquido, gassoso e solido.
Materiali e strumenti:
• - 10 parti di amido di mais (maizena) o fecola di patate
• - Una parte di acqua
• - Un cucchiaio
• - Una ciotola
Procedura sperimentale:
- Versare l’amido nella ciotola
- Aggiungere l’acqua
- Mescolare con pazienza
- Se è liquido, aggiungere altro amido di mais
Il fluido è pronto quando toccandolo delicatamente con le mani vi sembra liquido e prendendone un po’ in mano con decisione diventa solido.
Quello che avete appena costruito è un esempio, non tossico e adatto ai bambini, di fluido non newtoniano chiamato anche fluido dilatante. L'applicazione di una forza, per esempio stendendo la superficie con un dito o capovolgendo rapidamente il contenitore in cui è posto, induce il fluido a comportarsi come un solido più che come un liquido. Applicando forze più deboli, come il lento inserimento di un cucchiaio nel fluido, lo manterrà nel suo stato liquido. Una persona che si muova velocemente e che applichi una forza sufficiente con i piedi, può letteralmente camminare sopra un tale liquido, se ne preparassimo in quantità sufficiente. (Fonte Wikipedia)
Qualche esempio
Ad esempio sono fluidi pseudoplastici alcune vernici: sono fluide finché vengono applicata con il pennello o a spruzzo ma diventa molto più viscosa e "non cola" quando la sollecitazione cessa.
Altri esempi molto comuni di fluidi non newtoniani sono rappresentati dal sangue, dall'asfalto, dal dentifricio.
Sono sostanze polimeriche materiali artificiali come la plastica, ma anche materiali naturali come il lino o il cotone.
Ecco il video realizzato dagli alunni sull'esperimento, io ho completato con le istruzioni.
Di Rosalba
| ore: 15:45 |
Categoria : Tecnologia,
Web
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L'invenzione di un robot digitale che muove le pedine, collegato ad un computer che gioca a dama, ha consentito a dodici studenti dell'Istituto Michele Giua di Cagliari coordinati dal prof. Roberto Manca, di aggiudicarsi il Concorso Classe Digitale.
Il concorso indetto lo scoros anno dalla Microsoft in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione e l'Associazione nazionale dei dirigenti e delle alte professionalità della scuola (Anp).
Il robot utilizza Windows 7, il sistema operativo che i ragazzi del Giua hanno contribuito a testare frequentando uno specifico corso pomeridiano coordinato dal docente di sistemi, telematica e informatica.
Il progetto dell'istituto Giua, ha superato una prima selezione svoltasi il 30 giugno 2010, è stato poi inserito nel sito della Microsoft Italia, subito dopo è stato abilitato il voto elettronico e la possibilità di scaricare, visionare e giudicare il progetto da parte del vasto pubblico.
Nell'ultima fase il progetto è stato sottoposto ad una giuria di docenti universitari e tecnici esperti della Microsoft, lo si può conoscere e scaricare nel sito apprendereinrete. Qui il video sulla taratura del braccio meccanico per il gioco a dama e infine il gruppo su facebook con i materiali del progetto.
Come dire imparare facendo.
Ci sono parole della nostra lingua che hanno più significati. Sono parole che i bambini usano in maniera adeguata conoscendone la sostanziale differenza. Quello che invece manca data l'età, è proprio la riflessione sull'uso e sulle implicazioni delle parole e dei concetti che stanno dietro a queste.
In classe seconda di scuola Primaria ci avviamo a parlare di misure, sarà il nostro terreno fertile per parlare poi di misurazione in Scienze. Non lo avevamo ancora svelato: le Scienze sono anche misura di dati, il metodoto sperimentale si basa su quantificazioni precise.
Una parola di queste è il tempo. Basta pensare alle definizioni sul tempo per rendersi conto di quanto è usata e in quante situazioni si colloca questa parola.
Tempo meteorologico
Il primo è il tempo metereorologico, ben conosciuto ormai anche dai bambini che vedono la tv, con tutte le sue implicazioni, comreso il ruolo predittorio di disastri annuniciati e purtroppo anche veri. Ma qui il ruolo del tempo gioca un ruolo secondario, quello che spesso ci si scorda di dire è che lo scempio del territorio è la causa prima dei disastri.
Il tempo che misura i fatti
Il secondo cui facciamo riferimento, nell'unità didattica breve che propongo è il tempo come unità di misurazione dei fatti, qui occorre attenzione massima perchè i bambini non hanno ancora la percezione esatta delle unità di tempo. L'aspetto più divertente è proprio trovare situazione che si possono realizzare in determinati lassi di tempo: il secondo, il minuto l'ora ecc.
E allora chi ha tempo non aspetti tempo e diamo tempo al tempo, perchè è un discorso che da qui alla fine della seconda ci toccherà riprendere. E se avete tempo, l'unità è adattabile anche alla scuola infanzia.
Download attività didattica Scienze classe seconda Primaria:
Di Rosalba
| ore: 22:01 |
Categoria : Tecnologia,
Web
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Kidblog.org è una piattaforma per blogging progettato per gli insegnanti di scuola Primaria e scuola Media che intendono fornire ad ogni studente la possibilità di aprire un blog. Ogni alunno può pubblicare su un proprio blog e condividere con la classe l'esperienza del blog. L'insegnante ha la possibilità di amministrare e guidare i lavori in un vero e proprio ambiente di apprendimento concettualmente web-based.
Kidblog nasce per ospitare community e mini social network a dimensione classe e volendo può rivolgersi a una scuola intera.
Diversi colleghi mi hanno chiesto suggerimenti per gestire spazi collaborativi per la classe e la scuola. Kidblog mi pare una risposta possibile, pur trattandosi di una piattaforma in lingua inglese ma dall'interfaccia è alquanto semplice.
Alcuni punti da non trascurare:
- l'insegnanti hanno il completo controllo dei blog e degli account degli alunni,
- i blog sono privati per impostazione predefinita,
- è possibili rendere parzialmente pubblici i contenuti, con attivazione di password per i genitori,
- è possibile bloccare la funzione commenti per gli esterni,
- kidblog non raccoglie informazioni personali,
- assenza di pubblicità,
- login semplificato,
- nessun widget, spesso fonte di perdita di tempo,
- navigazione semplificata per gli studenti in modo da poter rintracciare subito i blog dei compagni di classe.
Cliccate nelle immagini all'interno di questo link per vedere le anteprime del pannello di controllo e delle impostazione per la gestione della privacy.
Di Rosalba
| ore: 12:01 |
Categoria : Tecnologia
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Abituati ormai come siamo a oggetti di uso comune, non facciamo caso ai materiali che lo compongono. Faccio un esempio. Quando i giochi per i bambini erano di meno ci si adattava a giocare anche con vecchi oggetti rotti, una vecchia radio da smontare se davvero non era recuperabile, piccoli oggetti da cucina ormai inutilizzabili anche dopo l'ennesima riparazione, mestoli rotti, caffettiere andate in disuso e via dicendo. Era cosi tramite lo smontaggio che ci si rendeva conto cosa tutto poteva stare in uno stesso oggetto. In una radio potevi trovare la plastica, le valvole, pezzi di metallo saldati. Poi sono arrivate le campagne "giocattolo sicuro" (ma i giocattoli sono ormai provenienti tutti dallo stesso mercato estero) e i bambini al massimo smontano piccoli pupazzi. Nessuno darebbe più un vecchio oggetto con cui fare pratica ahimè.
Alla domanda "di quali materiali è composta la finestra" i bambini si guardano sbalorditi; a scuola sono di metallo verniciato, a casa di alluminio colorato, qualcuno le ha di legno altri ancora in plastica (pvc). Trovano difficile dire che se è di legno ha le viti, che i vetri sono di vetro. Non perchè non lo sappiano ma perchè queste sono esperienze che si danno per scontate sul quale non si operano ragionamenti. Eppure ogni materiale assolve diversamente al suo compito ed è questo che dobbiamo far capire ai bambini: i materiali possono convivere in uno stesso oggetto e ciascuno di essi ha un compito specifico. Ecco allora un altro disegno alla lavagna per comprendere di cosa sono fatti oggetti di uso comune:
Quattro caselle con materiali diversamente abbinati che corrispondono ad uno specifico oggetto.
Fate ricopiare sul quaderno e verificate cosa sanno i bambini su come sono fatti questi oggetti. Aiutiamoli nell'osservazione finchè da soli arrivano alla definizione. Ricordiamo che l'ombrello può avere la plastica al posto del legno per non ingenerare confusione.
Nella scheda scaricabile alla fine il bambino può autovalutarsi e capire quanto deve essere "maggiormente osservatore".
Di Rosalba
| ore: 16:57 |
Categoria : Tecnologia
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Nell'era della Tecnologia non si può non parlare di tecnologia con gli alunni. Da qualche anno infatti la tecnologia si affianca in maniera compatta alle scienze: non poteva essere altrimenti in quanto la scienza oggi non sarebbe possibile senza la tecnologia. Basta pensaare alle ricerche in campo medico o sulla materia per comprendere che senza l'ausilio di macchine specifiche questa ricerca non avrebbe lo stesso percorso.
La stessa informatica che prima si chiamava tecnologia informatica, inizialmente mirava proprio alla conoscenza della macchina in quanto tale e dei programmi che ne permettevano l'utilizzo: di scrittura, calcolo, disegno, presentazione, pubblicazione e la conservazione dei dati. Oggi questa fase è superata in quanto la massiccia informatizzazione anche a livello familiare fa si che gli alunni pervengano precocemente all'uso del mezzo, infatti dalla tecnologia si è passati alla didattica tramite mezzo informatico. Non a caso gli studenti superano e di parecchio i docenti nella competenza informatica. Ma quella è un altra storia...
L'attività di oggi ci permette di parlare coi bambini di tecnologia e iniziamo coinvolgendoli nell'osservazione di una macchina (congegno) come la bicicletta. Essa va osservata nelle sue parti, e nel suo meccanismo di funzionamento (con la forza impressa dal piede nel pedali le ruote si muovono) richiede inoltre la capacità di stare in equilibrio per chi la adopera.
Introduciamo qualche termine nuovo, spieghiamolo, spieghiamo il funzionamento in maniera semplice e facciamo contemporanemente il lavoro di individuazione delle parti con un disegno alla lavagna in questo modo:
Facciamo ricopiare sul quaderno in maniera che gli alunni si esercitino anche nella riproduzione con il disegno, facciamo scrivere tutte le parti da collegare alla parte corrispondente nel disegno.
Se possibile portate in aula una bici da osservare, vi renderete conto che pur vedendola tutti i giorni i bambni ne scopriranno nuovi e per loro inediti particolari.