di Maestra Rosalba

lunedì 28 febbraio 2011

Quanto può orientare la scuola dell'infanzia

Ogni volta che incontro Stefano,  genitore di un ex-alunno, si finisce inevitabilemte a parlare di scuola. Lui è uno di quei papà che i figli se li è sempre seguiti da vicino, ma proprio vicino: prenderli a scuola, partecipare alle riunioni scolastiche e alle  attività di laboratorio con i figli, perfino dare una mano a scuola per sistemare i microfroni o l'amplificazione. E lo faceva anche sacrificando altre cose. Quando lo conobbi aveva appena perso il suo. Ne parlava con rimpianto e finiva poi con il dirmi "voglio che i miei figli facciano esperienze significative fin da piccoli, che si preparino il loro futuro, che provino passione per quello che fanno, che si appassionino al sapere e all'arte" (lui è un quasi musicista). Credo di aver risposto tante volte: "seminiamo, lasciamoli crescere  e tutto arriverà".

Quando lo incontro finisce ogni volta a dirmi "grazie per quello che hai fatto per mio figlio". Per le cose che ha imparato, per la passione e l'attenzione. Per la follia di fare cose contro corrente e contro tutti.

Già, c'è stato un periodo durante il quale ho cominciato a cambiare il mio modo di concepire la didattica, non più solo l'attività con i bambini finalizzata all'apprendimento, ma qualcosa a più ampio respiro che orientasse bambini e famiglie. Che la scuola diventasse un punto di riferimento, non come dice Roberto Vecchioni un luogo per esercitarsi alla vita, ma luogo di vita, dove si concepiscono progetti del quale la scuola è il primo passo.

Forse altrove lo facevano già ma per noi erano le prime esperienze.
Il teatro (farsi anche 200 km coi i bambini di tre, quattro e cinque anni, per partcipare a rassegne internazionali), i giochi con i genitori, i laboratori  genitori/figli/insegnanti. Ma anche la fine delle recite tradizionali così poco adatte a mio avviso a valorizzare tutti,  più che altro passerella per le riprese da far poi vedere orgogliosamente al parentado. E questa della recita l'ho capita un pò grazie anche a lui quando disse senza mezzi termini che la recita faceva schifo, perchè i bambini stavano in piedi ad aspettare le maestre che preparavano, e mentre aspettavano le maestre li sgridavano perchè giocavano, insomma una cosa lunga, stressante e orribile che da quel giorno giurai di non ripetere mai più (promessa mantenuta tutt'oggi).

Di tutto ciò che mi racconta mi piace quando mi dice che la scuola Infanzia ha orientato suo figlio anche nel percorso scolastico successivo, ne ha nutrito le aspirazioni lasciando una traccia visibile tutt'oggi.

Credo che come genitori pensiamo poco a quest'aspetto. Oggi a distanza di tanto tempo da allora, le sue parole mi hanno permesso di riflettere su quella scuola dal quale ho iniziato davvero a concepire una nuova idea della didattica che mi porto ancora appresso.  Quella era una scuola fatta, assieme alle poche colleghe che condividevano queste scelte, di consapevolezza degli obiettivi.
Pur con bambini piccoli la nostra aspirazione era costruire percorsi dia apprendimento significativi, all'insegna del gioco ma orientati alla formazione della persona, non tre semplici anni di scuola infanzia, no, tre anni come primo grado dell'istruzione. Allora si cominciava appena a parlare di orientamento scolastico, ed ancora erroneamente si pensa che questo cominci alla scuola Media, al più al termine della Primaria.
L'orientamento comincia molto prima come mi ha giustamente ricordato questo genitore. Orientamento come capacità di capire le proprie inclinazioni, di riconoscere in sé un talento, una passione, sviluppo della competenza al fine di comprendere cosa ci piace fare nella vita.

E voi che esperienza avete di orientamento alla scuola Infanzia? Come genitori?


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6 riflessioni:

mammachegiochi il 28 febbraio 2011 22:14 ha detto...

Bellissimo questo post. Mi tocca da vicino come insegnante della scuola dell'infanzia e come mamma di due bimbe di 5 e 3 anni.Condivido in pieno tutto quello che hai scritto, le recite,il percorso formativo della persona attraverso l'esperienza del gioco. Per quanto riguarda l'orientamento io non ho ancora avuto un riscontro, i mie primi bambini li ritrovo ora su fb!E ad alcuni quando ricordo i lor interessi da piccoli, ora a 12 anni non si riconoscono. Quindi la domanda che mi sono posta è: i loro talenti( quelli visti da me) usciranno un giorno... così come da un risveglio? Oppure i gradi di scuola sucessivi non lasciano abbastanza spazio. Io vedo la grando gioia e interesse che ha la mia bimba, grazie anche a due meravigliose maestre, e mi chiedo se la scuola primaria sarà in grado di mantenere alto questa gioia.Ma proprio oggi ho parlato con l'insegnante che fu di mio marito, ancora ingambissima, mi ha detto : prega che arrivi l'insegnante GIUSTA per tua figlia, il resto lo dei fare tu.
Evvabbè qui c'è da perdersi nel discorso, ma t'intaso la posta.Ciao

mammozza il 1 marzo 2011 18:32 ha detto...

Il mio bambino ha iniziato ad andare a scuola a 1 anno. L'esperienza del nido è stata formidabile. Adesso è al secondo anno della scuola dell'infanzia: ho una gran fiducia nelle sue maestre e trovo che le varie uscite che propongono (teatro, biblioteca, fattorie, fra poco andranno dai pompieri) siano formative così come le attività in classe (anche se forse manca un pizzico di scienza). Ma non so se si può parlare di orientamento, almeno dai colloqui fatti con loro non se ne è parlato. Si è parlato invece di rispetto delle regole, di ascolto delle istruzioni, che il mio piccolo fa fatica ad assecondare. Ogni tanto lo chiamo piccolo anarchico. Ora lui vuole solo giocare con le macchinine e tutto quello che gli gira intorno, conosce i termini più complicati, a volte si identifica con i suoi giocattoli preferiti. E' questo il suo orientamento? Mi devo già preparare ad un adolescente che fa solo quello che vuole ed è appossionato solo di motori? Spero di no, spero intervengano altri fattori che lo stimolino verso qualcos'altro.
Grazie per aver suggerito questa riflessione.

Rosalba il 7 marzo 2011 21:54 ha detto...

@mammachegiochi nell'orientamento alla fine prevale la famiglia, diciamo che la scuola può aiutare a far emergere i talenti e poi la famiglia capisce cosa incentivare, come aiutare il proprio figlio a scegliere cosa gli piace. la scuola deve insegnare ad amare un pò tutto favorendo le inclinazioni personali.
Se un figlio è ben seguito a casa giudico difficile che la scuola successiva possa lasciare poco spazio.
Grazie per il contributo

Rosalba il 7 marzo 2011 21:57 ha detto...

@mammozza l'orientamento è cercare di scoprire che passioni si agitano nei nostri figli, si a volte anche quelle dei motori. ma siccome non basta dobbiamo offrire pluralità di stimoli. Solo in seguito quando il tuo bambino avrà appreso più conoscenze capirà cosa gli piace di più e penserà di fare meglio.

grazie di aver partecipato

Dona - Ricette di Fiabe il 27 giugno 2011 15:30 ha detto...

Sono una mamma di un bimbo di quasi 3anni.Dopo essere stato cullato dai nonni,a settembre fara' il suo ingresso nella scuola dell'infanzia. Nonostante l'ambiente che lo aspetta è bellissimo e valido, qualche timore mi assale...piu' che paura è la consapevolezza che sta crescendo..che spiccherà il volo...questo post mi ha rasserenato.Grazie Dona

Rosalba il 8 luglio 2011 16:10 ha detto...

Ti auguro allora un percorsoscolastico sereno, ricco di sputni di apprendimento e per la vita. E la vita in società cominica proprio con l'ingresso nella scuola Infanzia.

Un saluto affettuoso

 

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