di Maestra Rosalba

venerdì 11 maggio 2012

No, ma con gentilezza

Questo fatto potrebbe essere avvenuto in qualsiasi aula, di qualsiasi scuola Primaria di un paese qualsiasi in Italia.
E' ora di lezione i bambini scrivono, ogni tanto si fermano a ritagliare  e incollare le  immagini del testo. C'è un vociare sommesso, leggero di cose dette sottovoce, l'attenzione è tutta verso l'attività. Poi due vocine in mezzo alle altre si levano, è un breve battibecco tra un bimbo e un bimba. Mi volto e mi avvicino ai due, chiedo cosa succede e il bambino indicando la compagna dice "Le ho chiesto la colla..." Il mio sguardo si sposta interrogativo sulla bimba, che interrompendo il compagno irrompe di getto: "La colla se la deve far comprare dalla sua mamma, io non gli devo prestare le mie cose, gli ho detto solo questo!"
La guardo e mi sforzo di sorriderle cacciando indietro la voglia di sgridarla, cacciando indietro la prima istintuale reazione ad una frase infelice. Ma ci rifletto, è una bambina, se la umilio con una sgridata non capirà dove ha sbagliato. Mi guardo intorno alla ricerca di un tubetto di colla da prestare al bambino, non ne vedo e vado verso l'armadio, intanto penso a cosa dire. Torno con la colla e guardo la bambina, il visino ancora contratto dal disappunto in attesa del mio rimprovero. La guardo, le sorrido e le dico: "Non siamo tenuti a prestare le nostre cose, perché sono nostre e ciascuno a scuola dovrebbe portare l'occorrente, per cui se qualcuno ti chiede di prestargli qualsiasi cosa tu puoi rispondere di no. Prestare gli oggetti è una libera scelta. Però c'è una cosa che siamo obbligati a fare: essere gentili anche quando diciamo di no".
La guardo ancora mentre comincia a rilassarsi comprendendo che non la sto sgridando e continuo usando il tono più convincente che posso: "Quella frase era molto scortese e la scortesia è offensiva. Si può dire di no ma con gentilezza e poi, se posso dire la mia opinione, è brutto vedere una bimba rispondere così arrabbiata. La cortesia, la gentilezza, i modi per dire le cose sono sempre importanti."

Rivedo gli alunni alcuni giorni dopo, la bambina, il volto disteso, sorridente e felice, mi dice: "Maestra oggi ho prestato la colla, ho aiutato Carlo a sistemare i disegni. Mamma mi ha detto che non devo rispondere a nessuno in quel modo, che è una cosa molto brutta.

"Sono contenta che hai capito, ricordati che non sei obbligata a dire di sì, ma anche un no può essere detto con i giusti modi, senza ferire nessuno,  ti sei accorta come stiamo meglio quando siamo gentili con gli altri?"

L'efficacia dei nostri interventi educativi sono collegati al modo con cui diciamo le cose, la regola vale per la bambina in questo caso specifico e vale anche per noi. Il trucco a volte è spiazzare gli alunni con il ragionamento, la spiegazione pacata, che è quello che non si aspettano quando si comportano male. L'esempio conta sempre più di tutto, più di mille parole dettate dalla rabbia, che a volte è comprensibile ma raramente efficace. 

(L'imagine è di La prof online)


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2 riflessioni:

Tania Tanfoglio il 11 maggio 2012 10:12 ha detto...

Brava Rosalba, molti maestri e professori dovrebbero seguire questo esempio.

Anna Disorganizzata il 11 maggio 2012 11:03 ha detto...

Utilissimo post! Non solo in classe, ma anche in famiglia! I miei due litigano spesso ribadendo il senso di proprieta' del gioco ed io sottolineo il fatto che occorra condividere le cose. Invece voglio provare ad enfatizzare il fatto che è possibile rivendicare anche il diritto di proprieta' , anche tra fratelli purchè si utilizzino le buone maniere(anche se NON SEMPRE, a me piace la condivisione in famiglia!! ;-))

 

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