di Maestra Rosalba

giovedì 14 aprile 2011

L'amicizia e la scuola o la scuola e l'amicizia?

L'uscita dall'infanzia e le prime amicizie
L'uscita dall'infanzia (che non termina con la scuola infanzia) si accompagna ad una serie di situazioni emotive ben caratterizzate nei bambini della classe terza di scuola Primaria. Una di queste è la ricerca del gruppo di riferimento e delle amicizie. Il periodo del "ti voglio, non ti voglio", del "sei mia amica, non sei più mia amica" dell'uscita e del rientro continuo nei piccoli gruppi.

Maschie e femmine: modi diversi di soffrire
Parlo al femminile, perchè sono soprattutto le bambine a manifestare la sofferenza più evidente per queste situazioni. I bambini apparentemente più distaccati affrontano la questione diversamente. Si minacciano, qualche volta suppongo se le diano, ma tornano amici, non si scrivono biglietti, non drammatizzano. Hanno sicuramente il loro bel da fare nel gruppo per cercare di andare d'accordo, ma già s'intravedono piccole amicizie consolidate. Ho come l'impressione che le cose se le facciano maggiormente scivolare addosso.

L'amicizia tra bambine
Nelle bambine la questione è diversa, perchè il tema delle amicizie influenza anche gli aspetti della vita scolastica: sono distratte, a volte calano nel rendimento scolastico, nascono le prime invidie. Gli aspetti delle relazioni sociali finiscono con il diventare preponderanti a casa e a scuola.
Questo ha inevitabili ricadute sul clima di classe, dove i dispetti sono continui, le lamentele, i bigliettini di addio e i pianti disperati pure.
A nulla valgono le rassicurazioni dei genitori basate sui concetti che ci vorrà tempo per le amicizie quelle vere, che l’amicizia nei bambini è passeggera, fino al classico "ma lasciale perdere" quando non si sa più cosa rispondere. 
Rassicurazioni che senza volerlo inducono a volte uno stato di disagio maggiore, in quanto dietro a certe risposte di noi genitori vi è la paura perfino poco celata che davvero le nostre figlie non riusciranno mai a farsi delle amicizie. E non rassicurano, perchè quando un amicizia è desiderata,  e vi è la volontà e il piacere di far parte di un gruppo, l'emotività è molto più forte della ragione.

Cosa fare quando si manifestano i conflitti
Cosa fare allora a scuola, quando queste situazioni portano le prime ribellioni in classe, mettendo in  discussione perfino il lavoro e l'organizzazione della classe, quando nelle bambine si genera la famosa convinzione che "il mondo ce l'ha con me?"

Ci vuole pazienza prima di tutto, grande affetto e altrettanta fermezza.
Ai bambini (a tutti) occorre spiegare che la scuola è anche il luogo delle amicizie, ma non il luogo delle amicizie. Ricordare, come ho fatto oggi, che la funzione principale della scuola è stare insieme per imparare e solo in un secondo luogo, se ci sono le condizioni, diventare anche amici. E se queste condizioni non si creano, allo stesso modo in cui le maestre sono solo colleghe, non si frequentano dopo la scuola e non fanno vita sociale insieme, si sta solo come compagni di classe, che è cosa ben diversa dall'essere amici.
Gli amici si scelgono reciprocamente, per scegliere gli amici ci vuole tempo, tempo per conoscersi e solo quando  il rapporto avrà resistito al tempo e alle persone si può dire di essere diventate amiche o amici.
Si finisce nella stessa classe solo per un caso, perchè si sceglie di frequentare la stessa scuola, perchè si sta in un elenco insieme, e questo non è il presupposto per le amicizie.
Bisogna prima stare insieme, conoscersi. Se qualcuno che che ti è diventato amico e dice di non esserlo più lo si lascia andare via, perchè l'amicizia fra i bambini e le bambine, e anche fra gli adulti, è così: va e viene come il vento dispettoso.
L’amicizia è renderci disponibili agli altri anche correndo il rischio che non venga corrisposta o che lo sia in modo sbagliato. E’ un rischio che dobbiamo correre. Ma allo stesso tempo non può distoglierci dai nostri obbiettivi: la scuola è prima di tutto scuola, serve anche ad imparare a gestire le amicizie, che non sono il motivo principale nè l'unico per cui si sta a scuola. E tutto ciò non deve farci stare male, o almeno non male da complicarci la vita a casa e a scuola, dobbiamo imparare a voler bene e saper accettare che un rapporto finisce.
Così come finisce un tramonto, il volo di una farfalla, un alba, un momento bello. Poi tornerà il tramonto, il volo di farfalla poi ancora l'alba e altri momenti belli con altre persone.

Ecco se qualcuno (anche la mia maestra) mi avesse spiegato questo, anzichè dirmi "povero tesoro" quando piangevo per le amiche, forse avrei sofferto meno. E anche se serve ad alleviare solo un momento, però è così che va la vita e prima si capisce meglio è.
I bambini mi hanno ringraziato a voce e per iscritto per aver spiegato loro queste cose, e a voi è mai successo e da  genitori e insegnanti cosa ne pensate?


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2 riflessioni:

lella il 16 aprile 2011 19:24 ha detto...

mi sono immedesimata parecchio nell'argomento che hai trattato perchè a scuola è all'ordine del giorno.Certo con i più piccoli è più difficoltoso da far comprendere,ma con un pò di pazienza e di dolcezza si riesce nell'intento.
I più grandetti li vedo già più capaci di capire il valore di una vera amicizia e di cercarla anche al di fuori delle mura scolastiche.
Bellissimo il paragaone che hai fatto sulle insegnanti:ho riso tanto!Agli occhi dei bambini siamo tutte delle grandi amiche,ma sappiamo benissimo che dietro ogni sorriso si nasconde ben altro,che tutto può essere fuorchè vera amicizia.
Ciao cara e buon w.e.
Lella

Rosalba il 18 aprile 2011 22:17 ha detto...

Si alla fine si riesce a sclafire le loro convinzioni, anche perchè ci stanno parecchio male quando si fissano con le cose. Spiegare serve sempre e i bambini finiscono con il capire. Ci vuole sempre molta pazienza.
Per le colleghe è un classico: anche noi ci convinciamo di essere amiche ma l'apparenza inganna!

Un bacio grande!

 

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