di Maestra Rosalba

sabato 7 maggio 2011

Quanto hai preso nel compito?

Un altro anno scolastico è quasi passato. No non temete non si tratta di un bilancio, che non mi piace fare le somme, anche perchè le somme vere di ogni cosa si trovano talmente in fondo alla vita che comunque ora si tratterebbe sempre di conti parziali.
Un anno è passato quindi, senza che abbia messo voti sui quaderni. Ne accennai qui quando mi resi conto che l'aspettativa sui voti dominava rispetto a quella sui contenuti. Il voto prese a essere più importante di ciò per cui si stava facendo lo sforzo d'imparare.
Per un lungo periodo di tempo le valutazioni sono state quelle classiche del bravo, bene, bravissimo, a volte ottimo e pure il visto se il lavoro era poco convincente. In aggiunta ho sempre affidato alle parole, al momento della restituzione, la mia opinione: incoraggiando, stimolando, specificando, arrabbiandomi pure quando è stato il caso. Le parole a volte convincono più dello scritto.

Avevo detto loro con decisione che  avrei sospeso i voti nei compiti e nelle verfiche visto che servivano solo a fare paragoni e graduatorie, dissi anche che non è possibile avere voti uguali essendo tutti diversi, perfino nell'impegno. Ma tant'è, quando si confrontavano i voti mettendo poi tanto di muso così, il mio disappunto fu enorme.
Lo so, loro si dispiacciono di sentirmi contrariata, perchè in classe quando l'umore della maestra cambia, il clima non è più lo stesso. Ma non ci si può non arrabbiare di fronte al fatto che il voto diventa più importante dei contenuti. Soprattutto nella scuola Primaria.
Poi sembra sempre che i discorsi ai bambini gli scivolino addosso.

In questa ultima settimana è iniziato un periodo di verifiche scritte. Utilizzo delle normali schede, una per argomento specifico con un esempio che rinfreschi la memoria e gli esercizi da eseguire. Sono in terza Primaria e ancora hanno bisogno di guida. Ho reintrodotto senza avvisarli la votazione numerica. Le prove sono state molteplici e quindi i voti si sono susseguiti a ritmo piuttosto veloce, per tutti è accaduto che hanno ottenuto valutazioni differenti a riprova che ci sono cose che hanno imparato meglio e altre meno.

Qualcuno sottovoce deve aver commentato o pronunciato la fatidica frase "quanto hai preso?" Perchè ho sentito distintamente la risposta piccata di un alunno "smettettela che sennò non ci mette più voti!"
Ma che il voto fosse passato in secondo piano l'ho capito dalle facce dei bambini. Si sono confrontati allegramente, senza drammi. Finalmente senza la paura e neppure l'ostentazione nell'annunciare il risultato. Hanno ritagliato con cura e incollato le verifiche sul quaderno. Sono ritornati a casa con il sorriso sulle labbra anche se non hanno preso sempre il massimo. Abbiamo stabilito che ognuno le ricontrolla bene per capire cosa c'è da migliorare nella preparazione, rileggendo gli appunti e chiedendo aiuto.

Io credo che comprendere di poter fare bene ciascuno cose diverse, di ottenere risultati diversi e avere voti diversi è possibile.
Ma ci vuole tempo affinchè i bambini lo capiscano e se ne convincano anche i genitori. Anche se per me ad esempio è più importante convincere i bambini. Sono loro che ci vivono a scuola. 
La partecipazione, la voglia di fare, la passione, l'impegno contano quanto il voto nel foglio di quaderno. Anzi quelli sono elementi che costruiscono il voto quanto se non di più della prestazione pura. Questo è quello che spiego anche ai genitori. La voglia d'imparare, l'interesse e le cose apprese sono ciò che resta davvero.
Ecco il voto serve a  capire cosa c'è da fare, è un punto di partenza e non di arrivo, anche quando è scritto in pagella. Alla fine gli unici voti che contano (e non ne sono tanto sicura)  sono quelli del diploma e della laurea.
Finalmente si comincia a ragionare.
Vorrei che lo ricordassimo più avanti al momento del ritiro delle pagelle.

I credit dell'immagine sono qui, dove si parla guarda caso di voti.


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8 riflessioni:

manu 78 ha detto...

Sono totalmente d'accordo con il tuo modo di vedere le cose. Nonostante io abbia sempre seguito sia l'istinto che i buoni consigli,mi ritrovo una bambina che ogni tanto, arriva a casa quasi con le lacrime agli occhi e mi dice:mamma...ho preso un brutto voto:9--
Sorrido pensando che mia madre che avrebbe organizzato una festa se fossi stata io a dire questa frase! Il merito è anche innegabilmente dei buoni maestri.

Chiara il 10 maggio 2011 15:13 ha detto...

parole sante, purtroppo però io non sono ancora riuscita a convincere i miei alunni di tutto ciò.

Mammabab ha detto...

Sono pienamente d'accordo con te nel non mettere voti, il problema reale però siamo noi genitori, spesso non guardiamo il contenuto ma ci fermiamo al voto, di conseguenza anche per i nostri figli diventa importante.

Rosalba il 17 maggio 2011 19:12 ha detto...

Manu78 i tempi sono proprio cambiati, questa tua riflessione meriterebbe un approfondimento per scoprire a cosa sono dovuti questa diversità tra generazioni.
Un bacio

Rosalba il 17 maggio 2011 19:13 ha detto...

Eh Chiara non è facile è un discorso da fare sulla lunga distanza.
Grazie

Paola ha detto...

A me pare che il voto costituisca un grandissimo incentivo a migliorare /migliorarsi. Se non si valuta, la scuola tende ad essere presa alla leggera. E' ovvio che si dovrebbe far capire allo studente il valore della valutazione; tuttavia, a mio avviso, essa è assolutamente indispensabile per incentivare i ragazzi ad un impegno serio e costante.

Rosalba il 1 giugno 2011 15:58 ha detto...

Sono d'accordo Paola sempre a patto che il voto sia usato come incentivo a fare bene e non come spauracchio o peggio in modo punitivo.
Se saputo usare può essere un modo per comprendere il valore di ciò che s'impara.
Grazie del contributo ♥

mariuccia il 1 giugno 2011 18:12 ha detto...

Concordo...il voto deve essere un incentivo e non uno spauracchio.
Anche i miei allievi confrontano tanto i loro voti, però ho sempre detto loro, anche quando usavo i giudizi che ogni persona è diversa, che ogni bambino in un certo lavoro si impegna in modo diverso e che i voti non potevano essere uguali...Poi ho sempre insegnato, proprio come dici te rosalba, ad utilizzare le prove come una partenza e non un arrivo, a rivedere ogni elaborato dopo la mia correzione, a capire gli errori segnalati da me, e devo dire che spesso mi chiedono spiegazioni in merito....in ultimo ho insegnato loro a non scoraggiarsi dinnanzi ad un 5, ma di capire quali potevano essere gli errori e ad usare quella prova come risorsa per la verifica successiva.
Posso dire che a fine quinta, c'è ancora la frasetta" Quanto hai preso"...però solo per sana curiosità e questo mi piace...
I voti sono importanti per gli allievi ma non devono diventare l'unico obiettivo!
ciao

 

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