di Maestra Rosalba

giovedì 22 settembre 2011

Il verbo inquadrare

I cambi d’insegnante allo scadere dell’ora si sa avvengono frettolosamente, c’è giusto il tempo di un saluto e di una fugace conversazione.  A voler contare le parole che ci si scambia bastano le dita delle mani. 
E' stato giorni addietro, durante uno di questi rapidi passaggi di consegne, che parlando con un collega di recente nomina, in un breve commento sulla classe si è messa in mezzo la parola inquadrati. Non so chi dei due l’ha detta, e non importa in realtà, ricordo invece molto bene il senso di fastidio che mi ha invaso immediatamente come se quella conversazione troppo frettolosa e superficiale fosse sbagliata in qualcosa.
Anch’io come tanti, credo i più, quando penso al verbo inquadrare riferito agli alunni e alla scuola in genere provo una sorta di sottile disagio.
Mentre mi mordevo la bocca perplessa, e già ci disponevamo a iniziare l’attività, ho pensato ai genitori e alla loro reazione se avessero sentito questo scampolo di banale conversazione: cosa penserebbero del verbo inquadrare rispetto ai loro figli? 

In quella conversazione fugace, prima che cominciasse l'attività didattica, c'era la constatazione mica tanto banale, che i bambini della classe quarta sono rispettosi, conoscono le regole del vivere civile, non entrano mai in aula prima che il docente che li accompagna li autorizzi, in caso contrario aspettano davanti alla porta, dicono buongiorno ogni volta che qualcuno entra, usano per favore, ringraziano sempre per ogni cosa, se si accorgono di aver interrotto o fatto qualcosa di sbagliato si fermano e prima di tutto si scusano. In poche parole sono degli alunni molto educati.

Non è un caso, certo, erano già dei bambini in gamba quando sono arrivati, ma ci sono voluti tre anni per arrivare a questo: comprendere che per stare bene in una classe con dentro venti persone ci vuole prima di tutto rispetto e educazione.
La parola inquadrato, di quel brandello di conversazione, dettata da molto fretta e ascoltata da chi non conosce la situazione reale, avrebbe dato adito a fraintendimenti, ne sono certa.
Così mi sono spiegata il fastidio che ho provato subito dopo che si è posata nel bel mezzo della conversazione mia e del collega. Perché sono consapevole che a dirla a voce alta, per chi pensa che la parola inquadrati sia qualcosa di negativo, lascerebbe intendere che i bambini della classe quarta sono poco creativi, immobili dentro questo quadrato, senza possibilità di manovra, privi di spazi per parlare ed esprimere il loro potenziale.

Non lo so quando questo verbo ha cominciato a diventare nell'immaginario collettivo una parola non proprio bella e quindi riferita ai bambini, rappresentare l'immagine di qualcosa che impone e costringe. Eppure inquadrare significa anche mettere in cornice. Ed è così che io la penso in realtà, e mi dispiace per chi questo non riesce a coglierlo.
Inquadrare è mettere nella cornice dell'educazione tutta la nostra capacità di fare scuola: come ci riusciamo, nei nostri tempi, con i nostri limiti, con la nostra creatività, l'inventiva, con la nostra allegria, e le nostre lacrime a volte, ma sempre circondati dalla buona educazione… Ooops inquadrati nella buona educazione.


[Edit] Per il commentatore anonimo che ha scritto dicendo che è sbagliato  tessere le lodi dei propri alunni dandosene il merito e negare quello che fanno gli altri, suggerisco di rileggere attentamente, commentare nuovamente e firmarsi. Io ciò che scrivo lo firmo, me ne prendo le responsabilità, e da nessuna parte c'è scritto che i risultati delle mie classi sono merito mio.


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2 riflessioni:

piera ha detto...

Mi piace mettere in "cornice la buona educazione"! <3 Crescere mi dai gentilmente,in questo spazio, dei consigli x "inquadrare" i miei alunni di prima. grazie <3 Piera

Rosalba il 29 settembre 2011 20:49 ha detto...

Piera i bambini di prima non sono facilmente inquadrabili :P occorre armarsi di pazienza, e aspettare di arrivare alla seconda almeno!
un bacio

 

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