di Maestra Rosalba

domenica 19 febbraio 2012

A casa studia

In questo periodo di colloqui capita di dover riferire, anche ai genitori di scuola primaria, di alunni che non hanno un buon rendimento nelle materie di studio, fra le principali la storia, la geografia, la scienza e la grammatica italiana. A questa constatazione corrisponde naturalmente la presenza, per la prima volta in pagella, di voti come il sei o il sette. Nella scuola Primaria questo genera nei genitori intensa preoccupazione. 
Le risposte a questo tipo di segnalazione sono, naturalmente, le più varie, molti genitori si mostrano già consapevoli del problema, ammettendo che il loro figlio a casa non rivede i contenuti proposti a scuola, esegue superficialmente i compiti e anche lo studio è rimandato ad oltranza perché è un'attività ripetitiva che richiede una disponibilità che non tutti i bambini manifestano spontaneamente. 

C'è una risposta, e so che è diffusa, che a me lascia sempre un po' perplessa, e fatico a trovare le parole per giungere ad una spiegazione, durante il breve confronto che è il colloquio scuola-famiglia: "Ma mio figlio a casa studia tantissimo, lo interrogo, sa sempre tutto, mi sembra strano". 
Io di fronte a quest’affermazione, non frequente ma ciclicamente presente, mi trovo al primo impatto in imbarazzo. Intanto non so mai se quella frase significa anche altro e durante questa valutazione mi viene in mente che se il bambino sa tutto allora il problema sono io. Poi ci penso un secondo (ringraziando mentalmente per l’ormai esile esistenza del modulo) e mi ricordo che anche i colleghi hanno segnalato la stessa situazione. Penso che il problema sta altrove e mentre il genitore cerca di dirmi che forse il problema è a scuola, io invece non penso che il problema sia a casa, perché sarebbe la risposta più ovvia e banale, e mi sono imposta all’inizio della mia carriera di non pensarlo mai. Penso che se c'è un problema, esso  è collegato ai tempi di crescita del bambino, allo sviluppo della consapevolezza personale circa il suo percorso scolastico. 
E allora spiego, che sicuramente il bambino studia, non c'è alcun motivo per dubitare sia del bambino sia della famiglia che lo afferma, ma può essere che, in questa fase, il senso del compito scolastico non sia maturo affatto. 
La scuola è ancora caratterizzata da giocosità e in qualche modo da leggerezza, che servono proprio a tenere vivo l’interesse dei bambini, le attività anzi, per dirla tutta, si giocano nel bel mezzo di una transizione, e proprio perchè il bambino è in una fase di passaggio  egli può non essere ancora pronto a calarsi completamente nel ruolo scolastico. Il bambino è cioè disponibile a partecipare alle attività nel gruppo e con il gruppo, ma ancora non ha preso coscienza dell'obbiettivo e dell’impegno personale che deve profondervi. 
E quando si tratta di tornare su cose già fatte, di consolidare, risponde partecipando con meno entusiasmo di quanto non faccia nel resto delle attività, alle conversazioni e alle interrogazioni, perché semplicemente pensa ai giochi, è distratto da altre cose che non riesce a disgiungere dal resto. Oltretutto i bambini non sempre si comportano a scuola come a casa. 
A conferma poi mi ricordo, anche se a volte mi sfugge, che sono proprio quei bambini che si perdono a giocherellare con piccoli oggetti, si distraggono in mille altre cose. Si mostrano interessati alle novità ma allo stesso modo si annoiano di fronte agli stessi argomenti. Tutte cose che la famiglia non riesce a percepire a casa. 

Anche la più moderna delle didattiche, analogica o digitale che sia, richiede da parte del bambino una graduale presa di coscienza del proprio ruolo. Dalla classe terza di scuola Primaria è spesso questa una delle cause di differenza nel rendimento degli alunni. Esiste una transizione dal compito perseguito per volontà esterna, quindi per richiesta dei genitori e degli insegnanti, al compito perseguito per volontà interna. Chiaramente i bambini non ci arrivano tutti nello stesso momento, possono esserci differenze di anni: c'è chi ancora in quarta e quinta Primaria, e forse anche in seguito, ha bisogno del continuo incoraggiamento dell'adulto. Ecco perché non bisogna mai abbassare la guardia e sorvegliare sempre anche se a debita distanza e perchè bisogna sempre accompagnare i bambini anche con i discorsi e con un mix di affetto e rigore.


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4 riflessioni:

mammozza il 19 febbraio 2012 19:29 ha detto...

Mix di affetto e rigore! Spero che possa diventare la nostra regola. Il mio pupo (ma anche io in un certo senso) a settembre esordirà nel vero mondo scolastico. Potendolo fare, abbiamo scelto il modulo, su consiglio delle insegnanti della materna, di famiglie che l'hanno scelto. So che il lavoro a casa sarà maggiore, ma è proprio questo che vorrei piano piane entrasse nella vita del mio cucciolo. Il piacere e il dovere dell'imparare. Spero di riuscire a sostenerlo all'inizio per poi lasciarlo andare piano piano nel suo percorso verso l'autonomia.

Rosalba il 19 febbraio 2012 19:37 ha detto...

Per rigore infatti non intendo la rigidità e l'inflessibilità, ma le regole che si stabiliscono e che insieme, bambino, genitori e scuola si cerca di rispettare per arrivare gradualmente a all'obbiettivo dell'autonomia.
Io credo che non avrai nessuna difficoltà.
Per qualsiasi cosa, una chiaccherata, un dubbio, io ci sarò!
grazie :)

CioccoMamma il 19 febbraio 2012 22:58 ha detto...

Noi allo studio non ci siamo ancora vicini, però credo che il grosso del problema sia far appassionare i bambini, dalla terza in poi, alle materie di studio, vengono viste come mero replicare o riassumere (se va bene) ciò che c'è sul sussidiario. Sarebbe bello che a casa i genitori cercassero spunti per far appassionare, creare la curiosità verso i periodi storici, con viaggi immaginari, per la geografia ecc, cosa che a scuola non sempre è fattibile quando ti trovi a che fare con classi di 27 alunni.

Rosalba il 20 febbraio 2012 17:35 ha detto...

Il tuo commento Cioccomamma, mi induce a riflettere che in realtà a casa abbiamo perfino più strumenti per poter fare approfondimenti interessanti per i bambini, strumenti tra i quali quelli tecnologici cha a scuola spesso mancano, io per sempio non dispongo ancora del collegamento Internet nel laboratorio d'informatica e so bene quante attività di consolidamento ed esecitazioni intressanti troverei in rete. Credo anch'io che certe cose a casa si possono fare, oltre allo studio classico che comunque serve, ci sono tante altre cose da poter proporre. Hai proprio ragione :-) Grazie

 

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