di Maestra Rosalba

domenica 29 aprile 2012

Spettatori partecipanti

Io del rapporto scuola genitori o genitori scuola, mi sono fatta un'idea. Probabilmente un'idea preconcetta dettata forse e prima di tutto dal mio mestiere di maestra, dall'essere stata poi genitore di scolara e ancora dopo di studente. Un'idea tutta mia, secondo il quale per definire questo rapporta basta una sola parola: corresponsabilità.

Ho sempre creduto che attraverso il dialogo, il mettersi d'accordo, la mediazione, il raccontarsi anche gli aspetti spiacevoli e soprattutto la partecipazione, si potesse raggiungere un discreto livello di corresponsabilità.
Oggi a distanza di anni so di essermi un po' sbagliata e un po' no. E mi sono sbagliata un po' più di un po' a dire il vero.

Si comincia da quando sono molto piccoli alla scuola Infanzia: una parte dei genitori dice "Voglio che ti comporti in un certo modo", mentre un'altra parte dice "Guarda che se ti comporti così la maestra ti sgrida".

Si continua alla Primaria "Cerca di stare attento il più possibile" mentre qualcun altro dice "Stai attento altrimenti la maestra ti mette un brutto voto".

Si continua similmente alle superiori, e credo si sia capito, da una parte si fa appello alla responsabilità personale o a ciò che la famiglia chiede al proprio figlio e dall'altra si dice che dall'esterno arriverà una punizione, che poi si manifesti attraverso il voto o il rimprovero dell'insegnante poco importa, o ancora peggio si attribuisce sempre e comunque la colpa ad altri di ciò che non funziona.

Ma un'idea ben chiara del concetto di corresponsabilità e della mancanza di esso in una parte delle famiglie me la sono fatta negli anni attraverso la partecipazione, proprio partecipazione fisica, dei genitori ai progetti, partecipazione si badi bene a "grande richiesta". Anche qui le adesioni sono all'insegna del "Partecipo assumendomi la mia parte responsabilità e collaborando" e "Partecipo da soggetto esterno, da ospite, tutto ciò che non funziona è colpa della scuola comunque".

E sembra di intravedere un meccanismo assai mediatico, tipico di questi ultimi decenni in cui la scuola è vista come vetrina, sia che si tratti di una recita, sia che si tratti di un viaggio d'istruzione o di un qualsiasi evento.
Dove la partecipazione, per troppi a dire il vero, non è di adesione al progetto ma di semplici comparse. In cui l'unico ruolo che si diventa capaci a ritagliarsi è quello della valutazione esterna: captare esclusivamente i punti di debolezza dell'attività. E così si ha la sensazione, un po' frustrante per chi si fa in quattro a organizzare, di avere al seguito "spettatori partecipanti".

Nonostante mi dispiaccia per quella parte delle famiglie che, ovunque nella scuola italiana, condivide le responsabilità delle scelte educative assumendosene anche il peso e collaborando alla riuscita delle "imprese" scolastiche, compreso l'insegnamento, ecco io a questo tipo di condivisione e di illusoria corresponsabilità,  ho finito col non crederci più.

In definitiva ho preso atto che è molto più facile con i bambini, e credo che molti colleghi lo possono confermare, che partecipano anche per divertirsi e con tanto spirito di adattamento, mentre, e parlo sempre per quella parte di genitori non tutti eh, che non solo non hanno un'età che non permette più loro di adattarsi, ma a volte, e dispiace dirlo, partecipano solo con spirito critico. E più che un fatto premeditato mi rendo conto che è proprio un costume, un modo di fare usuale, di cui in tanti siamo inconsapevoli diffusori.

E come sempre e so di dire una cosa politicamente poco corretta, mi pare il solito modo tutto italiano di partecipare, molto molto simile a ciò che accade in tutti questi anni, dove tutti si chiamano fuori dalle cose e la parola corresponsabilità è ormai una specie di giocattolino usato, mezzo rotto e dimenticato in un angolo buio. 



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4 riflessioni:

Anonimo ha detto...

Da genitore, e conoscendo diversi genitori, posso dire con un po' di vergogna che in tanti, dietro alla frase "stai attento o la maestra ti sgrida", nascondono altro.

Non stanno delegando.
Stanno semplicemente riflettendo quelle che erano le loro paure di bambini.

Quanta gente ha avuto problemi a scuola, quanta gente ha avuto paura o comunque timore dei suoi maestri e professori? E ai figli, trasmette questo timore.

Poi certo, c'è chi se ne lava le mani.

E ora una domanda: a quanti genitori hai fatto presente, esplicitamente, quello che ritieni dovrebbe essere il loro ruolo?
Ce ne saranno un sacco che ignoreranno certi suggerimenti, ma altri che li accoglieranno volentieri.

Io ad esempio sono abituato a colloqui con insegnanti che si limitano a riferirmi i voti e fare considerazioni sempre e solo strettamente "tecniche" (legate alla singola materia). Magari un genitore distratto - e che ha una formazione pedagogica solamente empirica - del principio di corresponsabilità non aveva mai sentito parlare prima, e mai aveva avuto modo di rifletterci...

Rosalba il 30 aprile 2012 alle ore 12:23 ha detto...

Nel post ho tenuto a precisare che si parla di una parte di genitori, certamente ho omesso di dire, visto che il tema era l'atteggiamento così diffuso di non-resposabilità verso i processi educativi, che ci sono altrettanti genitori che il principio di corresponsabilità lo hanno fatto loro e lo applicano, e sono le situazione dove l'apprendimento e anche il suo esito sono facilitati. Concordo con te sul fatto che i suggerimenti sono stati ignorati, come conseguenza di un modo di dare diffuso, come ho spiegato nel post. Certamente occorrerebbe un lavoro più capillare, e ciò che un insegnante, per quanto attento a questo tipo di processi, è poca cosa rispetto ai bisogni della scuola di oggi. Ciò non ci autorizza a smettere anczi al contrario...
IO non mi limito ai solo colloqui e ogni volta che posso proprio in apertura dei colloqui (se non ricordo male ne ho parlato anche nel blog) cerco di stimolare il dibattito su questi temi, cercando di captare il sostegno della famiglia.

Anonimo ha detto...

Trovo corretto quando detto. Parlo da mamma ed in effetti dispiace che di fronte ad insegnanti collaborativi poi venga meno la partecipazione del genitore.

Spesso è difficile trovare un insegnante che si metta in discussione ed è per questo che a volte, a mio parere, può andare scemando la fiducia che vi si dovrebbe riporre.

Io sono felice del rapporto che ho con la maestra del mio bimbo, poichè i colloqui con lei non sono solo il mero resoconto di quanto riesce o non riesce, del voto in questo o in quello, ma ci si preoccupa anche della sua crescita comportamentale come essere umano ed è quello che più mi deve interessare come mamma, soprattutto alle scuole primarie dove la formazione di un bambino è fondamentale.

La didattica poi si sovrappone alla costruzione di un essere umano che cresce e si modifica nel tempo.

Purtroppo è anche vero che ci sono realtà in cui il dialogo con l'insegnante non è così semplice, proprio perchè c'è chiusura di fronte al genitore che in fondo poco sa della scuola. Per questo spesso poi ci si allontana dalla ricerca di un confronto!

Rosalba il 2 maggio 2012 alle ore 14:03 ha detto...

Si ovviamente non sono i citati i tanti casi in cui la chiusura proviene da noi insegnanti, questione che meriterebbe un post a parte considerata l'importanza che riveste una corretta informazione e un'altrettanta sensibilità nel gestire i rapporti con la famiglia. A voler cercare le cause di dell'incomunicabilità esse sono sempre equamente distribuite. Grazie per il contributo

 

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