di Maestra Rosalba

venerdì 22 giugno 2012

Innocenti riprese

Di recente ne avevo letto qui, ma non c'è tempo di ragionare su tutto e avevo lasciato correre. Poi stamani nel segnalarmi questo video, un invito  accompagnato da un breve commento: "E' una bambina fa molta tenerezza".
E in effetti è ciò che mi ha ispirato guardandola, vedendola raccontare dell'acquisto di alcuni prodotti cosmetici, con quel visetto di bimba così simile alle mie alunne, che in questi giorni frequentano l'oratorio al mattino, escono a far spese con la mamma, vanno a pallavolo, al mare, alla ludoteca comunale.
La bimba del video racconta, illustra, spalma, spiega con la terminologia del settore. In canottierina, il suo corpo esile, la pelle chiarissima, il viso di bambina con un velo di occhiaie. Non lo so non voglio drammatizzare, mi riempie un senso di solitudine. In sottofondo ad un certo punto si sente un bambino piccolo piagnucolare, le cadono gli oggetti, è maldestra come sanno esserlo i bambini. Continua imperturbabile a favore di telecamera e parla, ma quasi come se parlasse a se stessa. 
Dice di essersi data già il primer (che in inglese ironia della sorte vuol dire anche sussidiario, ma io non so neppure cosa sia, poi scopro che è il fondotinta) poi procede a fissare nelle palpebre un improbabile ombretto turchese. Il video finisce con il suo viso di bambina colorato e a me viene da pensare a una triste mascherata, ad un gioco in solitudine davanti al pc. Chi da bambina non ha frugato fra le cose della mamma impiastricciandosi il viso, provando l'ebbrezza di fare le cose degli adulti.

Quindi penso alla mamma se è lì nei dintorni, se ascolta, se sa che quel video finisce su youtube, se anzi l'aiuta a caricarlo, se per questi infantili tutorial le dà dei suggerimenti. Mi chiedo dove ha imparato tante cose, vabbè la risposta stavolta la so: su youtube è pieno di tutorial, ci sono canali dedicati anche su Real Time, solo che non lo fanno le bambine, ma ragazze più adulte. Mi domando quanto tempo ci passa lì davanti a imparare e se le piacciono allo stesso modo le materie di scuola, magari è pure brava, perchè mica è detto che non lo sia.

Continuo a pensare e cerco di ricordare avvinghiandomi ai ricordi, vado ai dieci anni di mia figlia, me la ricordo impegnata nella difficile costruzione di una tana in giardino, me la ricordo infilare le mani negli impasti di cucina, nella cassetta del cucito, a leggere Harry Potter o le centinaia di libri nella sua libreria. Me la ricordo fare i capricci, mi ricordo la mia voglia di menare le mani. Mi ricordo anche che le regalarono dei trucchi, quelli per le bimbette, finiti nella spazzatura qualche giorno dopo.
Mi domando dove ho sbagliato eppure Internet qui c'era già. Perché tutto quello spreco di tempo a giocare, quando nella vita si può arrivare subito al dunque?

Torniamo seri, ora. Sono sicura che è una deformazione mia, i tempi stanno cambiando, i bambini sono sempre più precoci, più intelligenti di come eravamo noi, sempre più adultomorfi, perché imparano imitando gli adulti e non i compagni come facevamo noi.  Quindi per forza sono più intelligenti.

Ne deduco che io sono fuori dal mondo, all'antica e se ti vedo truccarti e riprenderti con la videocamera, figlia mia, ecco per una volta, io che mi relaziono con i bambini con il manuale di pedagogia in mano, per stavolta e solo per stavolta ti allontano dal computer e ti do una sberla. Poi con calma ti spiego perché non si fa di metterti lì con il tuo esile e immaturo corpicino e fare finta di truccarti come una prostituta.


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3 riflessioni:

Fabio De Sicot il 22 giugno 2012 21:39 ha detto...

sono talmente sconvolto che non trovo le parole per lasciarti un commento. devo essere proprio all'antica anch'io.

la domanda che continua a ronzarmi in testa è "ma la mamma lo sa"?

Rosalba il 22 giugno 2012 21:51 ha detto...

A me continua a ronzare in testa un sospetto: sì lo sa e se ne compiace :(

mammacanta il 24 giugno 2012 10:35 ha detto...

Le mie bambine si divertono a giocare "alle signore", possono truccarsi (che pasticci), mettere le scarpe con il tacco (ahimè) e le vecchie collane di nonna. Per loro è solo un gioco. Sono i genitori, purtroppo, a trasformarlo in realtà.

 

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