di Maestra Rosalba

lunedì 22 luglio 2013

Il treno già perso e la Carrozza

Il Ministro Carrozza, Repubblica di ieri, sta decidendo di frenare sull'introduzione dei libri digitali, con il probabile blocco fino all'anno scolastico 2015/16, le motivazioni nascono dalla paura di un contenzioso con gli editori, i quali attaccati unghie e denti al vecchio sistema continuano imperterriti a immagazzinare pagine di sapere cartaceo, dalla paura di una scuola tecnologicamente impreparata a utilizzare gli e-book e infine dal timore che troppa tecnologia non faccia bene alla salute degli alunni.
Viene subito da riflettere che a  giugno abbiamo dovuto confermare gli stessi libri di testo da cinque anni a questa parte, che un anno di proroga già adottato dal Ministro Profumo, fosse già una concessione forte agli editori, considerato che l'idea che la scuola non sia pronta per il libro digitale è falsa e fuorviante. Forse non tutta la scuola è pronta ma una parte di essa è in grado di avviare percorsi didattici tramite l'utilizzo degli e-book.

La realtà è piuttosto un'altra: i libri digitali, molti editori, non sanno da che parte cominciare a farli, e a fronte di tanti, docenti compresi, che i libri se li stanno cominciando a costruire da soli, le case editrici continuano a pensare in cartaceo, ferme da oltre mezzo secolo alla didattica del sapere esperto.
E il ragionamento del Ministro, che mi si perdoni ora la facile battuta, con il suo ragionamento orientato più agli interessi di categoria (editori, associazioni dei genitori contrari alle tecnologie) che a quelli della scuola, ci riporta indietro al tempo della carrozza, ora pretendere una Ferrari sarebbe troppo, ma almeno guidare una utilitaria se non una berlina mi pare comunque alla portata della scuola italiana, che, continuerò a scrivere fino allo sfinimento, almeno alla Primaria, è didatticamente messa meglio di come la si racconta.
E questa scuola del 2013, così variegata, così diversa nella sua offerta formativa anche di eccellenza, credo meriterebbe finalmente l'attenzione che i tempi impongono, ma anche la fermezza delle decisioni e il rispetto epr quanto i docenti deliberano nelle sedi collegiali, non si possono come si dice dalle mie parti ancora legare i cani con le salsicce, è tempo di sollevare veti e blindature e consentire almeno a chi è in grado di farlo, di sperimentare.
E sbagliata è pure l'idea che e-book e libri cartacei siano in antitesi, come non erano in antitesi LIM e lavagna di ardesia, e a suo tempo quaderno e computer, chi lo ha lasciato credere, ha di volta in volta tutelato interessi di parte, senza mai porsi la domanda di cosa significhi per la didattica utilizzare entrambi gli strumenti.
Così è pure per il libro digitale, come se il suo utilizzo rarpresentasse il totale abbandono del cartaceo, quando invece per un periodo saremo giocoforza costretti a passare dall'uno all'altro per assestarci definitivamente sul digitale. Forse, perché io non ne sono affatto convinta che si debba finire a una totale predominanza, stante il fatto che ci compete di insegnare non solo contenuti ma anche capacità di utilizzo di strumenti.
Ecco, quindi che rimandare, concedere ulteriore tempo agli editori, o indugiare sui rischi per la salute non confermati da adeguate ricerche, passando ancora una volta sulle decisioni e sulle aspettative  di almeno una parte della scuola,  o concederne altro aspettando la totale digitalizzazione della scuola (con quali soldi, se non ve ne sono nemmeno per l'ordinaria amministrazione?) è una scelta assolutamente controproducente, fuori dal tempo e non di buon senso come si vuole lasciar credere. E il sapore delle decisioni è ancora una volta quello amaro del treno perso, perso per una Carrozza che pensavamo un ultraveloce.


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