di Maestra Rosalba

martedì 9 settembre 2014

Alcune cose essenziali da ricordare per gestire correttamente la classe

Quando è che la scuola ha perso di credibilità? E' una domanda tosta, ma forse è azzardata. Quando è che alcuni, molti docenti, hanno perso di credibilità nell'esercizio del mestiere per cui sono pagati? Quando mossi dall'ansia di far contenti tutti, di piacere, abbiamo un po' tutti e in buona fede, interpretato e impartito regole in modo lasco. Il compito della scuola non è esclusivamente piacere,  ma costruire, mettere gli alunni in condizioni d'imparare. Certamente il fenomeno ha investito più scuole di altre. Ma ha trovato terreno fertile dove il gruppo docente ha agito uno contro l'altro: dove è nata l'estrema competizione è attecchita l'improvvisazione nelle regole. Non che le regole non siano definite, anche perché lo impone la legislazione, ma vengono bypassate nel tentativo di dimostrarsi accoglienti con l'utenza. Ma essere accoglienti non è essere meno rigidi, esserlo è esplicitare in modo chiaro come funzionano le cose, personalizzarle quando necessario.
Viene da dire che è un po' come la storia dell'uovo e la gallina, siamo diventati così poco professionali perché le regole non piacciono o non piacciono le regole perché non sono definite in modo omogeneo?

Comunque la si veda se si vuol sopravvivere alla scuola e nella scuola, oggi al contrario di ciò che potrebbe apparire, non rimane che tornare alla sicurezza delle regole, dettate con la necessaria elasticità al di fuori di rigidità che con i bambini e le persone in genere non va mai bene, proprio al fine di garantire la sicurezza di coloro che da noi dipendono, in primis appunto, gli alunni.

Nessuna paura allora di riprendere il controllo totale della situazione che riguarda le nostre classi, confortati dei regolamenti emanati in questi primi giorni di attività collegiali, e nessuna paura di ribadire che più le regole sono similari, e più di fanno rispettare, pur negli adattamenti locali, più l'istituzione eroga un buon servizio. Un esempio a caso tanto per rendere l'idea di cosa si parla: la gestione delle uscite personalizzate. Il fatto che esista una vera propria giungla nel gestirle non è sinonimo di rispetto dell'utenza, al contrario. Che debbano essere un numero limitato o commisurato a un bisogno, quindi sempre autorizzate con tanto di richiesta firmata dal genitore, dovrebbe essere una consuetudine diffusa, pur nel rispetto delle esigenze individuali: un bambino che deve recarsi per una terapia specialistica ne ha diritto, mentre il bambino che si assenta in maniera immotivata o anticipa l'uscita che diventa consuetudine perché al genitore vien comodo passare a prenderlo all'uscita da lavoro, e prima dell'orario consentito, non trova alcuna giustificazione. Nel secondo caso il no dev'essere bello chiaro senza paura di fare un torto a nessuno, anzi semmai a salvaguardia del diritto allo studio dell'alunno.

Le modalità di comunicazione delle procedure dev'essere chiara fin dal primo giorno di scuola:  tramite una riunione, per via di comunicazione scritta, vanno esplicitati i materiali richiesti, da subito va fornito un orario delle lezioni, il regolamento sugli ingressi e le uscite degli alunni, va definito chi si occupa di venirli a prendere, definite le autorizzazioni per gli alunni che fanno da soli il percorso casa scuola e viceversa, per quelli che utilizzano il pedibus. Nulla può essere lasciato al caso. I bambini devono possedere un quaderno/diario apposito dove scrivere e/o incollare le comunicazioni. Ad esempio è meglio lasciare i bambini senza compiti che dimenticare di dare un avviso per uno sciopero, il danno che ne può derivare è nel secondo caso molto maggiore.

Per quanto riguarda i rapporti con la famiglia evitare sempre di parlare in modo occasionale dei problemi degli alunni. Proporre semmai un incontro nelle sedi opportune e preferibilmente farlo con tutti i docenti della classe presenti. Non fermarsi mai all'uscita quando si è molto stanchi a discutere di quello che l'alunno ha appena fatto in classe. Smorzare sempre i toni e non agire mai d'impeto, ma valutare a mente fredda sia le cose da spiegare agli alunni sia quelle da dire ai genitori. Non chiedere mai l'aiuto dei genitori lasciando passare l'idea di non saper che "pesci pigliare", dopo aver arginato la situazione, proporre soluzioni concordate e condivise sempre e comunque, non far mai passare il messaggio che la scuola agisce d'autorità, se non nei casi in cui si deve tutelare la sicurezza anche fisica, ma semmai sollecitare il messaggio che l'esercizio  dell'autorità concordata di entrambe le istituzioni è una parte del patto educativo.

Presentare il lavoro che si farà in aula, senza apparire i mandrake o le wonder woman della situazione, ma porsi obiettivi realistici, senza fare la (purtroppo)  tristemente frequente lagna sulla mole di lavoro, non nascondersi le difficoltà ma mostrarsi ottimisti e padroni della situazione, lascereste voi i vostri figli a persone insicure che non hanno idea del percorso che si avviano a proporre? Un insegnante con un'esperienza quinquennale a grandi linee ha ben chiaro il ritmo di un anno scolastico.  Dire che si andrà al passo con il ritmo che imprimono i bambini è ciò che realmente facciamo tutti, quindi è giusto che venga esplicitato anche con i genitori.

Le comunicazioni meno formali, o ad esempio i compiti per gli assenti  si possono inviare anche via mail. Comunicazioni puntuali non solo segno di professionalità, ma anche di attenzione e premura verso le famiglie.

Essere premurosi nell'aiutare a rispettare le richieste della scuola e nel contempo gestire con flessibilità le esigenze individuali è segno di autorevolezza. Certo nella nostra strada incontreremo sempre il genitore che vuole "farlo strano" che cerca di distiguersi chiedendo l'impossibile, ed è dalla nostra capacità di gestire queste richieste che dipende il modo di essere visti anche da tutte le altre famiglie.





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5 riflessioni:

renata il 10 settembre 2014 09:57 ha detto...

Non entro nel merito di alcune tue considerazioni, più avanti magari se troverò il tempo.
Ti pongo una domanda, diciamo così pratica. Non mi pare proprio che un insegnante (compito del dirigente peraltro, nessun insegnante può autorizzare uscite "consuete" di un alunno dalla scuola, l'insegnante ne prende solo atto) possa dire di no a un genitore che chiede l'uscita del figlio, non si configura qualche reato tipo sequestro di persona? Neppure in Germania dove sono molto attenti al diritto allo studio (pagato da tutti) è possibile, c'è peraltro una pena pecuniaria a chi si assenta senza giustificato motivo.

Rosalba il 10 settembre 2014 12:38 ha detto...

Non ho mai scritto che è l'insegnante che dice no, diciamo che succede in tantisisme scuole italiane che certe richieste vengano comunque accolte. Poi ci sono le situazioni occasionali, ovviamente le decisioni devono venir prese in maniera repentina e non sempre è possibile. Ad esempio è successo che genitori abbiano preso i figli da scuola all'insaputa del coniuge. A maggior ragione le procedure (che è quello che intendevo sottolineare con questo banale esempio) devono essere esplicitate molto bene e fatte rispettare. Ribadisco era un esempio per spiegare, neppure il più calzante ma il più immediato che mi è venuto in mente.

renata il 10 settembre 2014 13:48 ha detto...

Uhm, l'esordio degli insegnanti che perdono di credibilità sembrava proprio il cappello a tutto il discorso. Direi che forse sono proprio gli insegnanti a tenere duro in fatto di regole. Opinioni, ma supportate da esempi eclatanti proprio nelle minime cose che citi, come gli avvisi consegnati e... regolarmente non firmati.
Il caso dei coniugi che non sono in accordo per il ritiro del figlio che c'entra con la scuola? Se non hai in mano la carta di un giudice che dice che non puoi "consegnare" un bimbo a un genitore, tu come insegnante (o la scuola) devi farlo.
Se la richiesta "globale" di uscita non è accolta dalla scuola, niente può impedire al genitore di prelevare il figlio volta per volta, se non una sanzione pecuniaria. E non credo possa essere la singola istituzione a comminarla.

Rosalba il 10 settembre 2014 14:54 ha detto...

Ho raccontato spesso, anzi sempre, su come noi docenti abbiamo con abnegazione tenuto in piedi la scuola italiana, stavolta ho pensato di mettere l'accento su una situazione che si è creata, senza per questo entrare nel dettaglio, ma in senso generale, anche per eccesso di premura nel voler soddisfare comunque i bisogni di tutti. L'intento era quello di porre l'accento sulla necessità di uniformare alcune cose. Anche quello del genitore era un esempio delle situazioni in cui docente in modo incolpevole possa ritrovarsi a rispondere suo malgrado. Da lì la necessità di procedure che tutelino perfino i genitori e anche noi che siamo prima di tutto dei lavoratori.

renata il 10 settembre 2014 17:41 ha detto...

Sì, Rosalba, avevo poi intuito un riferimento a una situazione particolare. Credo che in determinati casi non vi possa essere "tutela" alcuna. In ogni modo, ti auguro un felice anno scolastico e buon lavoro.

 

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