di Maestra Rosalba

domenica 19 settembre 2010

La Lettera di Mario Lodi Ai Maestri E La Re- Esistenza

Mario Lodi dalle pagine di Education 2.0 scrive alle maestre e ai maestri.
E' una lettera che condivido, perchè spesso ho scritto su questo blog che da sempre la scuola è stata istituzione da riformare per il politico di turno. Alcune delle cose che Mario Lodi scrive non sono ancora accadute del tutto, perchè da molte parti il maestro unico ancora non c'è, nel tentativo ancorchè disperato di mantenere i moduli, come terreno di confronto nella didattica, neppure le classi sovraffollate sono ovunque, anzi da noi non è raro trovare anche classi di 15 alunni. La scuola di oggi è una scuola a macchia di leopardo, che presenta notevoli differenze organizzative.

Vorrei rispondere a Mario Lodi, condividendo molte delle cose che scrive e che si possono leggere seminate tra le motivazioni dei mie laboratori didattici.  A differenza del periodo cui egli si riferisce, a scuola oggi si respira un'aria di smobilitazione, non di precarietà come era allora quando si andava ad insegnare perfino negli stazzi in mezzo alle galline (tanti colleghi ormai in pensione lo possono raccontare), oggi tira proprio aria di smantellamento. 
La scuola si sta progressivamente restringendo, perchè stanno venendo meno gli strumenti atti a tenerne in piedi lo scheletro. Noi possiamo anche riempirla di tutto la passione e l'amore che Mario ci indica, ma quando mancano i denari, quando sopprimono i posti di personale Ata, si riduce all'osso l'organico capisci che non è solo una ri-forma, prendi atto che l'obiettivo è la chiusura del sistema scolastico pubblico, compreso quello universitario.
Nonostante ciò la parola d'ordine è Resistere Resistere Resistere (opporsi ad un'azione avversa), proprio per rispettare i dettami della Costituzione, per quelle bambine e quei bambini. Re-esistere come re-inventarsi. Ma è dura eh.

Care maestre e cari maestri,
mi è capitato spesso, in questo periodo, di ricevere lettere o telefonate da qualcuno di voi. La domanda che mi viene rivolta con maggiore insistenza è: “Come facciamo a insegnare, in tempi come questi?”.
I sottintesi alla domanda sono molti: il ritorno del “maestro unico”; classi sempre più affollate; bambini e bambine che provengono da altre culture e lingue e non sanno l’italiano etc.
Anch’io, come voi, soprattutto nei primi anni della mia attività di maestro, mi ponevo interrogativi analoghi.
Ho cominciato ad insegnare subito dopo la guerra. Le classi erano molto numerose. Capitava anche di avere bambini e bambine di età diverse.
Forse qualcuno di voi ha la brutta sensazione di lavorare come dopo un conflitto: in mezzo a macerie morali e culturali, a volte causate dal potente di turno – ce n’erano anche quando insegnavo io – che pensa di sistemare tutto con qualche provvedimento d’imperio.
I vecchi contadini delle mie parti dicevano sempre che i potenti sono come la pioggia: se puoi, da essa, cerchi riparo; se no, te la prendi e cerchi di non ammalarti e, magari, di fare in modo che si trasformi in refrigerio e nutrimento per i tuoi fiori.
Il mio augurio per il nuovo anno scolastico è questo: NON SENTITEVI MAI DA SOLE E DA SOLI!
Prima di tutto ci sono i bambini e le bambine, che devono essere nonostante tutto al centro del vostro lavoro e che, vedrete, non finiranno mai di sorprendervi.
Poi ci sono altre e altri che, come voi, si stanno chiedendo in giro per l’Italia quale sia ancora il senso di questo bellissimo mestiere. Capitò così anche a me, anche a noi. Cercammo colleghe e colleghi che si ponessero le nostre stesse domande e fu così che incontrammo Giuseppe Tamagnini, Giovanna Legatti, Bruno Ciari e altre e altri con i quali costruimmo il Movimento di Cooperazione Educativa.
Poi ci sono anche i genitori e le zie e i nonni dei vostri alunni e delle vostre alunne, che possono darvi una mano, se saprete, anche insieme a loro, rendere la scuola un luogo accogliente e bello, in cui ciascuno abbia il piacere e la felicità di entrare e restare assieme ad altri.
Non dimenticate che davanti al maestro e alla maestra passa sempre il futuro. Non solo quello della scuola, ma quello di un intero Paese: che ha alla sua base un testo fondamentale e ricchissimo, la Costituzione, che può essere il vostro primo strumento di lavoro.
Siate orgogliosi dell’importanza del vostro mestiere e pretendete che esso venga riconosciuto per quel moltissimo che vale.
Un abbraccio grande.
Mario Lodi


La vignetta l'ho presa da qui


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2 riflessioni:

Viviana r il 19 settembre 2010 20:03 ha detto...

Tenete duro e non mollate mai perchè il vostro lavoro ha un valore molto grosso e da esso ne deriva il futuro dei nostri bambini e del paese che li accoglie, non fatevi intimidire da leggi che tendono a demolire la scuola, tenete duro e combattete con il coltello tra i denti l'ignoranza di chi sta facendo del male non solo alla scuola ma al paese intero.
Buona vita, Viviana
Grazie

Viviana

Rosalba il 21 settembre 2010 19:31 ha detto...

Carissima Viviana è un anno duro davvero, nella massima incertezza per tante cose.
Eppure anche in un momento così incerto occorre pensare a loro i bambini e combattere proprio come affermi tu con il coltello tra i denti.
Le lame della cultura spezzeranno questa catena infinita di azioni che tengono a cancellare ogni traccia di progresso. Ci volgio credere ancora.

Un abbraccio grande

 

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