di Maestra Rosalba

lunedì 27 giugno 2011

L'orecchino, non lo avevo considerato

Di tutto ciò che una maestra all'antica può immaginare che accada durante la crescita degli alunni, che ha conosciuto piccoli cuccioli all'ingresso in prima elementare, ce ne sono certe che sfuggono.
Una maestra pensa, anzi lo vede giorno per giorno, che i suoi alunni crescono e che fatalmente da lì a poco dovrà smettere di chiamarli bambini e usare almeno in quinta la parola "ragazzi".
Provateci voi a passare da bambini a ragazzi.
Perchè i genitori usano il nome proprio, ma la maestra si rivolge la maggior parte delle volte al gruppo e quindi usa spessissimo "bambini". Poi ci sarà il tempo in cui userà entrambi e gli alunni cominceranno a chiedersi se non si tratti di vecchiaia precoce, visto che aveva promesso di chiamarli da un certo punto in poi ragazzi.
Ma quello che una maestra all'antica, benchè all'apparenza ancora giovane e sempre all'apparenza dalle idee moderne, non si aspetta,  è che una mamma, forse più per avvisare che per la notizia in sè, dica che il suo figliolo ha voluto mettere l'orecchino.
La maestra all'antica e la maestra più giovane si guardano, quella apparentemente moderna si siede nella sua sedia coi braccioli e guardandosi intorno smarrita, perchè il terreno per un attimo ha dato segni di cedimento, cerca suggerimenti nei cartelli appesi intorno, riuscendo solo a proferire un "si?" piatto e sottile.
E la mamma fieramente, riprende allegra e dice che il bambino lo aveva già chiesto lo scorso anno ma che era sembrato troppo presto. La maestra cerca di mettere ordine nella cattedra già ordinata, piene di schede da firmare e consegnare, e sempre agitata  cerca qualcosa di intelligente da dire, qualcosa di cortese e che non offenda nessuno. Al volo le viene in mente di dire che lei ha sempre resistito alle pressioni della figlia sui buchi supplemetari e sui tatuaggi e si accorge subito, mordendosi la lingua di aver detto la propria opinione. 
Ma la collega giovane con balzo felino le viene in soccorso dicendo: "Certo... se il bambino lo voleva a tutti i costi..." 
E la mamma a quel punto, che quel giorno sembrava avere una risposta per tutto, dice che lo porta il fratello grande e che allora anche il piccolo lo ha voluto.
Alla maestra non resta che aspettare settembre per vedere l'effetto che fa o che farà per meglio dire.
E pensa, congedando con una stretta di mano la mamma moderna, che è ora di smetterla di preoccuparsi se è giusto o non è giusto, che le maestre vecchia maniera sono superate, anzi forse è arrivato il momento di diventare anche lei un po' più moderna e un'idea da qui a settembre, per non sfigurare, le verrà di certo.
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domenica 26 giugno 2011

Esperimento di Scienze: Scoppia o non scoppia?

Piccolo e veloce esperimento per iniziare le vacanze in modo divertente. Il tema è come spesso accade qui l'acqua, ma anche la resistenza dei materiali al calore. Pertanto potete indifferentemente collocare quest' attività didattica in scienze e tecnologia nella parte riguardante i materiali o appunto nel capitolo acqua.

Possiamo spiegare i nostri bambini che l'acqua, oltre che per  innumerevoli altre cose viene utilizzata anche come dissipatore di calore ad esempio per i motori nelle macchine, fino a qualche tempo fa, con il radiatore, specifichiamo che oggi si utilizzano prevalentemente altri liquidi che hanno un punto di evaporazione diverso dall'acqua.
Un altro esempio è quello dell'acqua utilizzata per il raffreddamento durante la  lavorazione a freddo dei metalli.
Scopriamo quindi con i bambini ulteriori impieghi dell'acqua.
L'esperimento è adatto ad ogni età e le spiegazioni si possono corredare di ulteriori esempi offerti dalla quotidianità.

Scoprire che è possibile aumentare la resistenza al calore di un palloncino
Con questo esperimento scopriremo com'è possibile attraverso l'acqua aumentare la capacità di resistenza al calore di un semplice palloncino, proprio in virtù della capacità dell'acqua di dissipare calore.

Occorrente:
- due grossi palloncini,
- una candela accesa,
- acqua.

Realizzazione:
Realizzare l'esperimento su un tavolo ampio dove potete bagnare senza fare danni. Accendere la candela, gonfiare il palloncino e avvicinarlo alla fiamma. Annotare il tempo, che è nell'ordine di un secondo. Prendere il secondo palloncino, riempire il fondo con dell'acqua, gonfiarlo, annodarlo e avvicinarlo alla fiamma. Prendere nota dei secondi che impiega fino allo scoppio. Dovrebbe resistere oltre i dieci secondi.

Spiegazione:
Il palloncino vuoto ha pochissima resistenza al calore. Prova ne sia che non appena tocca la fiamma esplode, il rumore è provocato dalla repentina fuoriuscita dell'aria contemporanea alla rottura della plastica. Quando il palloncino contiene l'acqua, l'acqua assorbe il calore della fiamma, funzionando da dissipatore di calore, per cui permette al palloncino di offrire una maggiore resistenza al calore. Il punto di rottura arriverà ben oltre i dieci secondi, cioè quando l'acqua vicina alla parete del palloncino si sarà riscaldata.


immagine tratta da quattro civette sul comò
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sabato 25 giugno 2011

Lo schiaffo della maestra

Sono entrata frettolosamente dato il gran calore di mezzogiorno, la fretta per le tante cose ancora da sbrigare. Incuriosita ha guardato la foto della mia prima elementare, che le ho chiesto di duplicare, chiedendomi di ricordare nomi e persone. Gentilmente ho detto che purtroppo della mia prima elementare ho un unico, dolce ricordo e che il resto è buio profondo. 
Poi i suoi occhi dalla foto hanno guizzato su di me e mi ha detto che lei a distanza di oltre quarant'anni ricorda tante e tante cose della scuola.

Succede spesso, dato il gran numero alunni che sono passati nelle mie classi, ma anche quelli che ho conosciuto nelle altre, di raccogliere istantanee del presente e del passato: disegnano una mappa di scuola cambiata, non tanto per i bambini che la frequentano, ché i bambini restano bambini, quanto nella qualità dei rapporti umani,  in particolare nel rapporto insegnante alunni.

Mi premeva andare via, ma i suoi ricordi hanno cominciato a fluire trattenendomi, se mi avesse afferrato per un braccio sarei scivolata via, ma le parole a volte sono peggio della forza. E più delle parole ancora, mi ha catturata l'espressione del volto mentre raccontava un giorno in particolare.

Si era assentata da scuola e al rientro la maestra fece fare il classico compito sulla spiegazione del giorno prima, riguardava la letterina muta che si chiama così da sempre. Lei non riuscì a fare il compito così al momento della correzione le arrivò un ceffone in pieno volto, a nulla valse il tentativo della bambina di allora e mi pareva di vederla mentre gli occhi le si riempivano di lacrime come ora mentre lo racconta, di dire che non c'era e che non poteva saperlo.
Ha deglutito e con la mano si è toccata la gola di donna matura per dire che lo schiaffo è ancora lì che non va giù, che quell'ingiustizia rimane sospesa nel tempo ad arrugginire coi ricordi e probabilmente non verrà mai rimossa nè dimenticata. Ha aggiunto con ancora gli occhi gonfi di pianto, che cercava di trattenere di fronte a me, che la maestra aveva le sue preferite, soprattutto quelle che ogni tanto la omaggiavano dei frutti della terra.

Sono sprofondata nell'imbarazzo e un po' di voglia di piangere per quella bambina ancora ferma a quel ricordo è venuta anche a me. Però le ho sorriso dicendole che la scuola oggi non è più così e nonostante la cattiva fama è molto meglio di allora. I maestri e le maestre sono molto cambiati, nessuno più accetterebbe regali in cambio di magnanimità, nè nessun genitore li farebbe più.
A tutti è dovuto il rispetto e l'ascolto.
Ho salutato allegramente notando solo a quel punto che la figlia è rimasta la musona di quando veniva a scuola e non ha manco risposto al mio saluto appena entrata.

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mercoledì 22 giugno 2011

Impressioni per settembre

Tra una prova Invalsi (quasi) da ripetere, i temi della maturità freschi d'inchiostro, anche quest'anno scolastico si avvia davvero a finire. Settembre appare lontano e invece sarà più simile ad un tuffo in mare che ad una lunga vacanza. Perchè gli insegnanti sarà vero che stanno un po' di tempo in più lontani dal luogo di lavoro, ma dalla scuola con la testa, in vacanza non ci vanno mai.
Perchè il rientro a settembre è un'incognita da sempre per tutta una serie di motivi, anche quando la scuola non era in subbuglio come oggi, figuriamoci ora che la scuola è sotto "riforma epocale".

Ed è sul finire di maggio, ad organico determinato (salvo le sorprese di settembre che non sono mica sempre impressioni), che la scuola inizia a valutare le prospettive pr il futuro anno scolastico e se prima l'argomento era l'organizzazione in generale, ora l'argomento al primo punto dell'odg è la redistribuzione oraria delle risorse. Mi spiego: il continuo taglio dei posti implica prospettare (fare i conti) già a giugno su cosa l'istituzione sarà in grado di garantire, alla riapertura delle scuole, alle famiglie.
Fino allo scorso anno anche per le prime classi, stiracchiando a destra e a manca, utilizzando le ore di compresenza di cinque classi a tempo pieno,  siamo riusciti a  erogare un servizio a  30 ore settimanali per le classi a tempo modulare, pertanto cinque ore al giorno di scuola.
Analizzando la situazione per il prossimo anno è apparso chiaro che il numero di docenti assegnati in organico non consente di garantire le 30 ore e, come previsto dalla riforma, si prevede per le prime e le seconde classi un orario a 27 ore: per inciso le seconde classi mettono la retromarcia passano dalle 30 di quest'anno appena finito a 27 ore. Altro aspetto pratico, che rende meglio l'idea di cosa accadrà, è che questi bambini usciranno da scuola alle 13:00 anzichè alle 13:30.
Tutto questo è stato illustrato ai genitori rappresentanti di classe durante un incontro di verifica finale e a me è venuto da dire in quella sede, che per la prima volta da noi (perchè altrove potrebbe già essere accaduto quest'anno) i genitori si sarebbero resi conto materialmente dei cambiamenti "epocali" che nella scuola stanno avvenendo, i cambiamenti che a sentire il ministro  rendono una scuola più moderna, in linea coi tempi e senza sprechi (sigh).
Mi è venuto di rivolgermi ai genitori dicendo loro che forse è anche ora che la facciano sentire la propria voce, che lo facciano un calcolo rapido di quante ore alla didattica e alle attività vengono levate, ai loro figli e al loro futuro, nell'arco  di cinque anni, durante i quali non è detto che di ore settimanali non arrivino a farne 24: 500 ore in meno nell'arco di cinque anni se faranno 27 ore e il calcolo per le 24 ore meglio non farlo perchè è spaventoso.
I genitori mi hanno guardato con smarrimento sincero, chiedendo cosa materialmente possono fare di fronte a tutto questo. Io ho risposto loro, che pur senza garanzia di riuscita, le famiglie dovrebbero far sentire la propria voce, che i genitori di queste cose ne dovrebbero parlare tra loro e formare dei gruppi, organizzarsi e creare una controparte. Ho detto loro che in assenza di controparte lassù pensano che alla gente gli va tutto bene e che d'altronde oggi con il web c'è modo di far sentire almeno un po' di dissenso.
Tra di me ho pensato che la gente usa feissbuc (giusto per citare un luogo in rete molto frequentato anche dai genitori) per tante cose anche inutili e che forse potrebbe tornare utile in questo caso, e d'altronde qualche giorno dopo questa chiacchierata c'è stato il referendum, sappiamo com'è andata a finire e la rete a cosa è servita.
A me pare che il silenzio sarà peggiore del tentativo che potrebbe derivarne.

Immagine tratta da kidzone
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lunedì 20 giugno 2011

Attività di scienze: gonfiato o lievitato? La chimica della lievitazione del pane spiegata ai bambini

Attività didattiche legate alla "pratica del fare" hanno permesso ormai da anni di sperimentare a scuola o in spazi diversi come nel caso delle "fattorie didattiche"  materie come le  scienze,  l'educazione alimentare e alla salute, la storia e la geografia, partendo dalla realtà.
Una delle tematiche ricorrenti dei contenuti è ad esempio conoscere e capire come si fa il pane.
Imparare come il pane sia il prodotto di un'attività di filiera: dalla coltivazione del grano alla trasformazione nel pane che troviamo in tavola. Di solito questi laboratori ripropongono la panificazione come gesto antico,  oggi non più affidato alle sole abili mani di uomini e donne, in parte soppiantato dai moderni mezzi di produzione.

C'è un aspetto in quest'attività che si collega fortemente alle scienze sperimentali: l'osservazione pratica e dal vivo dei processi chimici che si attivano durante la lievitazione degli impasti.
Scoprire, ad esempio se vi è differenza tra la lievitazione di un dolce con il lievito chimico  e la lievitazione/fermentazione del pane, di altri dolci come il panettone, la colomba con il lievito naturale, per scoprire infine, che esiste anche il pane senza alcun lievito.

Procedura
Occorrente per il pane:
- 500 gr di farina 00,
- 40/50 gr di lievito di birra,
- acqua quanto basta.
- sale.

Occorrente per un impasto di riferimento, senza lievito:
- farina,
- acqua,
- sale.

Per la cottura:
- un forno elettrico.

Per comparare la lievitazione naturale con la lievitazione di un dolce con il lievito chimico in polvere osservare la preparazione di un dolce casalingo oppure prepararne uno.

Procedere con gli impasti: per il pane cercare di ottenere un impasto morbido e mettere a lievitare coperto con un panno, per l'impasto di riferimento cercare di ottenere la stessa consistenza e coprire con un film di plastica. Attendere due ore circa finchè non è avvenuta la lievitazione e prendere nota in un quaderno  su cosa accade:
impasto con il lievito di birra
- aumento di volume
- cambiamento dell'odore
- cambiamento della consistenza
- aumento di peso
impasto senza lievito
- aumento di volume
- cambiamento dell'odore
- cambiamento della consistenza
- aumento di peso
Annotare le domande e le osservazioni. Perchè il primo impasto si è così modificato? Cosa è avvenuto?
Apparirà subito chiaro che uno dei due impasti è rimasto pressochè identico: quale dei due? L'altro invece ha subito molte trasformazioni: quali? Perchè?
Dividere l'impasto lievitato in pani piccoli e farne manipolare un pezzo a ciascun bambino, dare una forma di panino e rimettere a lievitare per altre due ore circa. Quando le palline si sono gonfiate nuovamente osservare ancora, infornare nel forno elettrico e attendere seguendo le istruzioni di cottura del forno. Sfornare, aspettare che si freddi e assaggiare. Ripete la stessa operazione con l'impasto non lievitato e assaggiare.
Cosa c'è di diverso? Il pane ha la stessa consistenza di quello lievitato? Da cosa è provocata la differenza? Annotare le risposte dei bambini.

Spiegazioni
L'unica differenza tra i due impasti è la presenza del lievito, che può essere lievito di birra o lievito madre. Noi per praticità abbiamo usato il lievito di birra. Il lievito in realtà è costituito da microrganismi, i saccaromiceti  che mischiati alla farina e all'acqua, si mettono a lavoro riproducendosi e nutrendosi di zuccheri, dal quale consegue la produzione di anidride carbonica che fa rigonfiare l'impasto. L'anidride carbonica viene trattenuta dal glutine che è una struttura elastica, che potremmo definire  "lo scheletro del pane".
Questo processo si chiama di "fermentazione",  la stessa parola è usata per la produzione del vino, ed è infatti vero che sono gli stessi microrganismi, i saccaromiceti, a permettere al succo d'uva di trasformarsi in vino.
Una volta cotto, l'impasto lievitato assume una consistenza morbida ricoperta da una crosta dorata.
Nel pane non lievitato o azzimo, si cuoce il glutine assieme all'amido, ed in realtà il solo processo avvenuto durante l'impasto è la formazione del glutine, volendo si può prelevare una parte e fare l'esperimento della separazione del glutine dall'amido, come descritto qui, il resto si può cuocere e assaggiare, comparandolo con il pane lievitato.
Per quanto riguarda la lievitazione delle torte con il lievito in polvere o agente chimico, di solito il bicarbonato di sodio, il processo è osservabile in questo esperimento. Ciò che avviene non è un processo di fermentazione bensì un aumento di volume dovuto alla produzione di anidride carbonica durante la cottura, si tratta di una reazione chimica: mischiando il bicarbonato con una sostanza acida si ha una produzione di anidride carbonica che fa gonfiare la torta.
Link utili: la storia del pane
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Griglie di correzione della prova Invalsi di terza Media del 20 giugno 2011

Per i lettori che me ne hanno sollecitato la comunicazione, sul sito dell'Invalsi sono state appena pubblicate le griglie di correzione per le prove di Italiano e Matematica, sostenute stamani dagli studenti della terza classe della scuola secondaria di primo grado o terza media, che dir si voglia. Ecco il link diretto al file in pdf che contiene le risposte ai questiti altresì disponibile nel sito dell'Invalsi.
Aggiornamento del 21/06/2011: Sono on line anche i fascicoli delle prove:
il link diretto alla prova di Matematica
il link diretto alla prova di Italiano


Aggiornamento del 21/06/2011 ore 16:00
La griglia di correzione non è esatta  ulteriori aggiornamenti non appena disponibili.
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giovedì 16 giugno 2011

Il futuro scolastico dei bambini e una scatola per i ricordi

Oggi, mentre preparavo un po' di pagine (poche) di esercizi d'italiano da far eseguire agli alunni durante le vacanze, è arrivata a scuola una piccola delegazione di mamme, così: un po' per salutare e un po' per parlare, con la scusa che dovevano vedere gli esiti. Hanno aspettato che finissi di parlare con un'altra mamma e mi hanno circondato, come fanno di solito quando mi devono chiedere qualcosa, mi si mettono intorno e sorridono.
Subito sono passate alla carica chiedendomi quale futuro si prospetta per i loro piccolini che arriveranno in prima da qui a un anno. Hanno fatto i calcoli (facili peraltro) e hanno scoperto che io non potrò essere la maestra dei fratellini di tanti miei alunni, e che allo stato attuale non si capisce chi potrà essere. Però le ho rassicurate, non ci sarà modo di saperlo fino al momento fatidico dell'ingresso a scuola di questi giovani, perchè ormai nella scuola si sa tutto ora per ora. Piani, progetti e disegni non se ne possono fare.
Allora per farle felici e invitarle a godere di questi due anni che ci restano senza inutili ansie, ho detto loro che avevo pensato a delle cose carine da fare il prossimo anno anche con il coinvolgimento dei genitori. Ed è vero, ho pensato di fare un uscita collettiva nelle montagne qui intorno, ora che ci conosciamo bene e che i nostri ruoli sono caratterizzati da regole condivise.

Poi abbiamo parlato della scuola media e di come vorrebbero ancora la classe tutta unita, e io ho raccontato loro del pianto che mi feci oltre dieci anni fa mentre prendevo mia figlia dalla scuola elementare l'ultimo giorno di scuola, delle mie paure e di come si rivelarono non paure ma incubi, salvo poi tornare a sperare, senza mai essermi arresa, durante la scuola superiore e capire infine, che molti ragazzi arrivano ad apprezzare lo studio con calma, che è importante non arrendersi ma essere tenaci e non demordere mai. Perchè c'è proprio un'età in cui i figli non capiscono o meglio non gli frega nulla della scuola e io penso che non lo facciano nemmeno apposta.
Io credo (anzi lo so di sicuro perchè di me lo ricordo bene) che è così difficile convivere con il cambiamento del proprio corpo, il rimodellamento dell'identità personale che lo studio è l'ultimo dei pensieri dei ragazzi della scuola media.
Senza contare la profonda discrepanza tra scuola media e scuola primaria, ma a quello ho detto che bisogna prepararli, occorre fortificarli e renderli impermeabili verso alcune cose e più suscettibili in altre. Occorre imparare ad accettare il cambiamento e non volerlo controllare a tutti i costi.
Vigilare senza assillare, eterea presenza, la nostra di genitori, allertata nei cinque sensi al completo.
Ho detto loro queste cose, ripassando mentalmente ciò che ho imparato durante le lezioni (e anche le legnate) di mamma poi e di adolescente prima, che la vita mi ha impartito. Non possono valere per tutti, ma siccome le nostre vite si somigliano tutte, e di questo mi convinco sempre di più, su questo credo che dobbiamo confrontarci.

Poi sono tornata in aula, sembra un campo di battaglia, pieno di cose finite, di cose da finire, di progetti iniziati e di idee a metà. Di cose da impacchettare perchè dobbiamo cambiare aula. E mi sono detta, guardando cose che non finiremo mai perchè abbiamo scelto di farne altre, che per aiutare i figli nel progetto di vita occorre non averlo un progetto, o meglio avere un progetto così flessibile da essere aperto a tutte le evenienze.
E per me ci vorrebbe una scatola per mettere via già da ora i ricordi, che molti come questo di questa soleggiata mattina di giugno non me lo voglio proprio dimenticare.
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mercoledì 15 giugno 2011

Edizione #38 del Carnevale della Matematica su MaddMaths

Edizione numero trentotto del Carnevale della Matematica su MaddMaths, con il tema, già caro al sito, della matematica nella quotidianità: spaziando dai referendum, alle calcolatrici più o meno intelligenti, la letteratura, i quadrati magici, e tanto altro oltre.
E allora eccola la gustosa introduzione al carnevale di questo faticoso mese di giugno, per noi insegnanti giocato tra gli ultimi giorni di scuola, gli esami e la compilazione degli atti finali, ma un minuto per rilassarci tra un aneddoto e una curiosità fino agli articoli che compongono la carrellata carnevalesca, lo si trova sicuro:

Oggi è il 14 giugno 2011 e già sapete come sono andati a finire i famosi referendum. Come potrete vedere fra poco, ne parleremo anche noi (ma c'entra con la matematica? Pare di sì, ma abbiamo dei post scritti in precedenza, chissà se leggendoli ora ci sembreranno ancora pertinenti. Alla peggio gli autori verranno bollati come impertinenti, cosa che per un matematico pare non sia poi il peggiore degli insulti...). Comunque, se questo 14 giugno non passerà alla storia, consoliamoci pensando che il 14 giugno del 1822, Charles Babbage propose la sua macchina differenziale, ovvero l'antenato dei nostri computer (con un articolo inviato alla Royal Astronomical Society e intitolato “Note on the application of machinery to the computation of astronomical and mathematical tables").
Babbage non si sarebbe mai immaginato che, esattamente 129 anni dopo, l'U.S. Census Bureau avrebbe adottato il computer UNIVAC I per accelerare il proprio lavoro. E sempre il 14 giugno, ma tornando indietro di 13 anni, abbiamo la prima apparizione di Superman nelle pagine del primo numero della rivista Action Comics.

Il resto di questa bella manifestazione matematica sempre più appassionante, su MaddMaths
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martedì 14 giugno 2011

Preparare Ed Esercitarsi Per La Prova Invalsi Per L'Esame Di Terza Media 2010/2011

Se per gli altri ordini di scuola la prova Invalsi può rappresentare una sorta di esercitazione, indipendentemete dal valore didattico e di capacità di effettivo accertamento della competenza che gli si attribuisce, lo stesso discorso non può esserre fatto per le prove che riguardano l'esame di terza media o volenda chiamarla con il suo nome attuale di scuola Superiore di Primo Grado.
Già dallo scorso anno il test è entrato a far parte della prova d'esame, concorrendo quindi al voto finale. Premesso che è praticamente inutile esercitarsi gli ultimi giorni, e come per tutti gli esami va preparato per tempo e con lungimiranza, esercitarsi all'ultimo serve semmai a prendere familiarità con il test e con la prova, anche nel caso in cui a scuola non lo si sia fatto abbastanza. Ma per ottenere la padronanza dei contenuti occorre conoscere le materie di studio. Lo scorso anno nella classe di un mio ex alunno della Primaria, i punteggi migliori sono stati ottenuti da quegli studenti che hanno studiato con costanza, costruendo una buona base di conoscenze.
Si può sostenere una buona prova di Matematica se lo studio è stato affrontato con regolarità e in Italiano ad esempio se lo studio della materia è stato accompagnato dalla lettura (molta) dei testi  e dalla comprensione, perchè ampio spazio è dato a questa parte della materia. Ciò a dimostrazione che si può comunque sostenere una buona prova, anche senza catalizzare l'attenzione troppo su di essa, ma partendo sempre dal metodo e dallo studio costante delle materie.
Ecco allora qualche link per le esercitazioni e per il download delle prove degli anni passati, ricordando a chi invece si trova nelle classi precedenti della scuola media che tutti gli esami si preparano negli anni, e anche una buona scuola Primaria aiuta a fare meglio negli anni successivi.
2007/2008
Prova Invalsi Italiano 2007/2008  Griglia di correzione Italiano
Prova Invalsi Matematica 2007/2008 - Griglia di correzione Matematica

2008/2009
Prova Invalsi Italiano 2008/2009 -

Prova Invalsi Matematica 2008/2009
Griglia di correzione che contiene la correzione per Italiano e Matematica

2009/2010
Prova d'Italiano 2009/2010
Prova di Matematica 2009/2010
Grglia di correzione per entrambe le prove

2010/2011
Quadro di riferimento per l'Italiano
Quadro di riferimento per la Matematica

Aggiornamento: 2010/2011
Prova d'Italiano 2010/2011
Prova di Matematica 2010/2011
Griglia di correzione per l'attribuzione del voto

Infine il vastissimo e corposo materiale della Zanichelli, sul quale testare le proprie abilità di matematica e d'italiano: Invalsi MatIta
 
Altre simulazioni per la prova di matematica in pdf Prova 1
Altre simulazioni per la prova di matematica in pdf Prova 3
Altre silulazioni per la prova di matematica in pdf Prova 4
 
Altri contenuti su Fileaway

Su questo stesso blog una riflessione altri link per esercitarsi
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sabato 11 giugno 2011

Matematica Ricreativa: Costruire Un Flexagono

Quando parliamo di flexagoni il primo riferimento è a Martin Gardner scomparso nel 2010 e alla sua matematica ricreativa. E non a caso questo è il primo post a scuole Primarie ormai chiuse.
In questi mesi estivi, per chi ancora vorrà seguire questo blog, saranno tanti gli spunti per allenare e sollecitare le abilità matematiche e scientifiche dei bambini, in modo creativo.
In sostanza i flexagoni sono delle figure piane di carta che apparentemente possiedono due facce e che invece opportunamente spostate mostrano altre facce nascoste. Il gioco ben si adatta ai bambini di ogni età: dall'Infanzia alla scuola Primaria fino a quella Superiore di primo grado.
Il flexagono che abbiamo costruito in classe è una cornice di forma quadrata che è in grado mostrare sei facce diverse.
Per realizzare questa piccola meraviglia di carta occorre:
- un foglio formato A4 ridotto ad un quadrato,
- forbici,
- colori.

Le fasi sono
- la piegatura
- il ritaglio
- la numerazione o il disegno delle facce
- la piegatura compresa la mossa che permetterà al nostroquadrato magico di funzionare.
Trovate le spiegazioni nel file pdf e nel video sotto, realizzato dagli alunni di seconda mentre io mostravo loro le fasi di esecuzione. Moltissimi lo hanno rifatto a casa con successo. I bambini di terza già più esperti, lo hanno riprodotto quasi immediatamente. L'unica difficoltà è l'ultima piegatura, per qualsiasi dubbio non esitate a chiedere.

Buon divertimento!

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venerdì 10 giugno 2011

Gavettoni e buoni propositi di fine anno scolastico

Ed eccoci qui, giunti al fatidico fine d'anno scolastico.
I bambini escono festosi, i ragazzini (non tutti) aprono gli idranti antincendio agli angoli della strada per i gavettoni che un tempo si facevano con le buste d'acqua. Un fiume umano e di acqua mi ha accolto al rientro a casa oggi. Urla scomposte di ragazzini che prendevano a calci i dieci centimetri di acqua formatisi per la stretta strada del paese, spingendosi e urtandosi scompostamente.
Mi han detto che è successo un po' ovunque in vari punti del paese. In un giardino davanti una scuola miriadi di bottiglie di bevande ormai vuote, come fiori appassiti che nessuno coglie coloravano tristemente il prato erboso, segno  tangibile del tributo all'ultimo giorno di scuola.
Cosa hanno a che fare queste azioni con i festeggiamenti per la chiusura della scuola mi sfugge.

Noi abbiamo fatto scuola fino all'ultimo e fino all'ultimo siam stati a scuola con il grembiule a dirci le ultime raccomandazioni prima delle vacanze estive. Poi tutti insieme siamo andati a mangiare il gelato. I bambini all'uscita hanno gioito senza esagerazioni sotto il  vigile sguardo delle insegnanti: li troveremo già tanto cresciuti al rientro dalle vacanze e anche gli arrivederci hanno già il sapore della nostalgia.

Ieri e oggi ho ribadito che ci aspettano due anni impegnativi, dove ciascuno dovrà dare il meglio che potrà. Coi bambini si è convenuto che dobbiamo porci dei traguardi: conquistare il massimo delle capacità non solo nel sapere ma anche nel saper stare al mondo. Imparare a confrontarci con i cambiamenti, accettarli e gestirli. Continuare a dare preminenza al senso di adeguatezza del gruppo e nel gruppo: accettarne differenze, complessità e avversità. Lavorare tutti per diventare se non compatibili e affini almeno equilibrati nel gestire il conflitto, accettandolo come parte della vita.

Ma la frase più bella l'ha scritta un'alunna:
"Io penso che quando saremo alle medie le maestre ci mancheranno moltissimo. Adesso anche se stiamo crescendo ci sono ancora liti fra noi compagni. Spero che in quarta queste liti finiscano, però parlare con la maestra e ridere non deve finire fino alla quinta.
Spero che in quarta sarà tutto diverso, mi mancherete maestre!"

E allora che siano davvero buone vacanze!
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mercoledì 8 giugno 2011

Wi-Fi, Nativi e Dsa

In questi giorni una nota dei genitori dell'Age Toscana (associazioni genitori), invita le scuole a non aderire al piano Wi-Fi per le scuole lanciato tempo addietro dai ministri Brunetta e Gelmini. Anche alla luce dei pronunciamenti dell'Oms circa il probabile (quindi ancora non è certo) danno dovuto all'esposizione delle onde elettromagnetiche, i genitori si dichiarano contrari a che questa esposizione avvenga anche a scuola. Per non essendovi ancora dati certi la preoccupazione delle famiglie è condivisibile: esistono sistemi alternativi, il cablaggio strutturato. Io stessa durante la ricognizione per un lavoro di questo tipo nella mia scuola ho espresso parere contrario all'utilizzo del Wi-Fi.
Ciò che suscita ben più di una perplessità nel comunicato che l'associazione ha divulgato, e che sta facendo il rapido giro del web e dei media, è una considerazione di tipo pedagogico, evidenziata sotto:


quanto scritto è azzardato e fuorviante.
Per un paio d'ordini di motivi, che brevemente cercherò di esporre. Nessuna ricerca finora condotta ha dimostrato, secondo i criteri della scientificità, che i bambini nati dopo il 1990 e dintorni, apprendono differentemente e hanno strutture di pensiero diverse dai loro predecessori. Semmai hanno fatto esperienze di tipo diverso.
In nessun caso poi è dimostrabile, nè argomentabile in quanto totalmente priva di fondamento scientifico e didattico la conclusione che se ne deduce, diversità della struttura di pensiero come capacità ottime a trattare immagini, suoni e informazioni (digitali), conseguenza difficoltà ortografiche, mnemoniche e/o di calcolo.
Allo stato attuale, e per fortuna i dati dimostrano il contrario: bambini che sanno trattare immagini, suoni e informazioni digitali con ottime abilità ortografiche mnemoniche e di calcolo. E purtoppo bambini che hanno difficoltà in entrambe le cose.

Chiunque abbia esperienza con alunni nati prima del 1990 sa bene che la dislessia e i problemi ad essa connessa erano ben presenti nella scuola ed erano rappresentati spesso da altrettanti casi di fallimento scolastico. Io stessa ho fatto la mia tesi di specializzazione nel 1986 sulla dislessia: si andava ancora a tentoni, si facevano ipotesi, di computer nelle scuola non si parlava ancora ma la casistica era già ampia. Solo in seguito si è cominciato a capire ed è stato proprio l'utilizzo del computer che ha permesso a moltissimi bambini con Dsa di ricominciare a scrivere con fiducia.  Badando al testo e non alla scrittura delle singole parole.
Appare chiaro ora come prendere per vera una dichiarazione di quel tipo priverebbe proprio il bambino di uno dei pochi veri strumenti che gli permette di esprimersi con la scrittura, in caso di DSA.
Il Wi-Fi non c'entra nulla nè coi nativi digitali (che non esistono) nè con i DSA che invece sono persone che hanno spesso, a seconda dell'entità del problema, davvero bisogno di un computer con un correttore ortografico. Magari collegato alla rete con il classico connettore RJ45 ecco questo si mi trova d'accordo. E in nessuna scuola si trovano così tanti computer da trascurare la scrittura a mano e la cara vecchia lavagna.
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Voci di corridoio: la scuola diversamente raccontata con un e-book

Cari lettori, colleghi e naturalmente genitori, non sia mai che sul finire della scuola, in questo piovoso giugno, vi troviate senza far nulla, così a oziare senza sapere come investire questo tempo nuovo a disposizione.
Ecco, come nelle migliori trasmissioni del palinsesto web arriva puntuale un consiglio per la lettura. Voci di corridoio è un e-book in pdf e e-pub, a più mani, raccontato da alcuni che sono pure amici e amiche, altri li sto conoscendo, altri ancora spero di conoscerli. Insomma gente che la scuola la fa e la vive, come tutti noi che di scuola ci occupiamo, in un'aneddotica che è in realtà la vera faccia della scuola: con quello che comporta guardare la realtà e raccontarla da diversi "spunti" di vista. Lo trovate qui da Peppe e oramai in giro per la rete, rilanciato tra un social e l'altro.


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Hotel Patria e il racconto della scuola

E' andata in onda lunedì sei la prima puntata di Hotel Patria condotto da Mario Calabresi su Rai Tre dedicata alla scuola, in particolare alla scuola Primaria. Abituati come siamo alla scuola dei disastri nei tg e nei talk show, la scuola del bullismo, delle riprese video a tradimento, della carta igienica comprata dalle famiglie, il programma stupisce per i toni, per la compostezza e per il racconto.

Il racconto del clima e dei volti veri. Di come si sta assieme, di come s'impara e di come si cresce. Sono i volti di chi la scuola la vive e la fa tutti i giorni. Quella scuola che nei tg non appare mai. Il vero volto della scuola. Nessun problema è negato bensì riportato all'essenzialità e alla capacità (grande) della scuola e dei suoi protagonisti, di fare di necessità virtù adattandosi e risolvendo al suo interno le difficoltà.

Temi come l'integrazione, le scuole che cambiano e che si estinguono vengono affrontati nel programma con il velo della malinconia suscitata dai bei ricordi e uno sguardo attentamente posato sulla qualità delle relazioni. Restituendo l'immagine vera della scuola, che la pessima informazione di questi anni ha cancellato. Un solo video di violenza mandato in rete ha rappresentato tutti gli studenti. Un solo insegnante dai modi brutali è diventato tutti gli insegnanti.

La trasmissione di Calabresi restituisce voce alla scuola in tv, la vera voce della scuola quella che non si è mai estinta. Che non urla e non usa toni propagandistici, intanto perchè sono incompatibili con il suo ruolo e perchè come si è detto più e più volte, il lavoro nelle aule è talmente impegnativo da non lasciare neppure il fiato per rispondere. La scuola lavora e prepara in silenzio. E' un silenzo cercato, fuori dai riflettori. La scuola che Hotel Patria ci ha mostrato senza luci puntate contro, delicatamente illuminata dal rispetto, per bambini, insegnanti e genitori, raccontata con l'umiltà di chi la scuola l'ha vissuta come un'opportunità per migliorare la propria vita.
Esattamente come fanno ancora milioni di alunni e studenti silenziosamente in Italia. E come sarà in futuro, nonostante tutto.
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martedì 7 giugno 2011

Griglie Di Correzione Prove Invalsi 2011

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sabato 4 giugno 2011

Un video con le immagini di Saturno

Cari lettori vi segnalo uno stupendo video di Chris Abbas, progettista e direttore di Digital Kitchen di Seattle, Washington, costruito con centinaia di immagini realizzate dalla Nasa tramite la sonda Cassini lanciata con il compito di studiare il pianeta Saturno, con le sue lune e i suoi anelli. La musica è invece di Nine Inch Nails.
E' quasi superfluo ribadire l'implicito utilizzo didattico del video.
Perchè vedere e immaginare, con l'aiuto della musica lo spazio la fuori è molto più che insegnare.
E per dirla con l'autore del video che cita Carl Sagan: "Da qualche parte qualcosa di incredibile aspetta di essere scoperto".
I credit dell'immagine sono naturalmente della Nasa.

[via Mashable]

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venerdì 3 giugno 2011

Costruire La Lavagna Interattiva Multimediale Con Un Progetto Faidate

Nessuno strumento neppure quello più ipertecnologico può sostituirsi alla mediazione docente alunno/studente e tra i pari nell'apprendimento, e al clima ad essa legata.
Premesso questo, va detto che ci sono strumenti a supporto della didattica o meglio che tali diventano se previsti in un progetto articolato, che la facilitano proprio per la possibilità di usare più canali comunicativi coordinati.
La LIM è ad esempio uno di questi.
Intanto non si sostituisce al ruolo docente nè lo integra (e non potrebbe mai) ma è il docente che nell'ambito della proposta didattica, delle attività di laboratorio previste per la classe se ne avvale per affinare l'efficacia dei contenuti e del metodo, affidando alle immagini ad esempio, alla loro relazione con il testo o con il parlato stesso: il dato visivo e quello uditivo. Affiancando più dati appunto. Con lo stesso obbiettivo di sempre: aiutare la comprensione.

La cara vecchia lavagna con molto in più. Con il limite già segnalato che alla lavagna ci può stare una al massimo due persone (e invece gli alunni ci vogliono stare tutti) e per praticità ogni alunno dovrebbe avere un portatile o addirittura un tablet (sogni... lo so).
Se ai secondi non c'è rimedio e occorrerà aspettare anni, per la prima, se non siete stati tra i fortunati fruitori del progetto Scuola Digitale e quindi non avete una LIM in aula vi affido alle mani della collega Cristina del blog Il piccolo Friedrich che propone una guida passo passo, per la realizzazione di una LIM casalinga perfettamente funzionante. Avvalendosi dell'aiuto di alcuni video su YouTube e dell'aiuto del papà elettrotecnico, la collega ha realizzato una lavagna interattiva con una spesa accettabile, rimediando al fatto di non essere beneficiaria di una LIM nella sua classe.
Molti dei materiali usati sono già presenti nelle scuole, altri si possono acquistare con poca spesa.
Ecco l'elenco dei materiali che occorrono:
-Un telecomando vecchio di un televisore che ormai non funziona più,
-una penna (magari quelle che a un’estremità hanno una lucina, come quelle del dottore), oppure basta un tubo in pvc a cui va però aggiunto o costruito un portapila (si trovano facilmente nei negozi di elettronica),
-alcune pile (sicuramente due stilo, poi dipende da quelle che vi occorrono per il funzionamento della penna a infrarossi),
-un telecomando della consolle Nintendo Wii (acquistabile in qualsiasi negozio di elettrodomestici a meno di 30 €),
-un computer,
-un proiettore,
-una chiavetta Bluetooth (nel caso il vostro computer sia sprovvisto della connessione Bluetooth integrata, altrimenti non vi serve).
La parte più complessa è la costruzione della penna  spiega la collega, dopo è un percorso in discesa come potete leggere anche voi sul suo blog, all'interno del quale trovate tutti i riferimenti per provare.

Image courtesy http://www.primaria.scuola.com/
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mercoledì 1 giugno 2011

I bambini, la falsificazione della firma a scuola

Un giorno qualche anno fa, anche a me è successo di dovermi confrontare in un caso simile a quello, per una firma falsificata da un'alunna.
Io sono una maestra strana lo so,  e se posso evito sempre di coinvolgere nella disciplina le famiglie. Occorre proprio che ci venga tirata per i capelli, dagli eventi. Finora in quasi trent'anni di servizio, perchè a quello mi avvio, ho affrontato il tema disciplina così: io e l'alunno o se preferite l'alunno e io. Il singolo e la classe o se preferite la classe e il singolo.

Una mattina, mentre ce ne stiamo tranquillamente a lavorare, si sente prima un borbottio, poi un'alunna si alza di scatto dalla sedia, piomba su due compagni e per poco non s'ammazza  nello stupore generale. Più spaventata che arrabbiata da quel gesto, per il quale chiesi inutilmente una spiegazione, presi il suo diario e scrissi due righe avvisando la famiglia del comportamento pericoloso tenuto dall'alunna verso se stessa e i compagni.

Passati alcuni giorni (perchè io gli avvisi di quel tipo  mi dimentico di controllarli) chiesi all'alunna il diario firmato, mi rispose che la mamma l'aveva visto  e che si era rifiutata di firmarlo. Le dissi di riprovarci.
Tornai alla carica il giorno dopo e mi presentò l'avviso con sotto una firma cancellata e una platealmente contraffatta. Guardai in viso l'alunna, le dissi a voce bassissima per non essere sentita da nessuno, che era palese che l'aveva messa lei. Mi guardò e i suoi bellissimi occhi si riempiono di lacrime.
A quel punto rimasi in bilico qualche secondo tra la voglia di prenderla a urla e la voglia di abbracciarla per la pena verso il dolore che traspariva dal suo viso.
In pochi secondi decisi il da farsi, la portai in disparte e le dissi: "Facciamo un patto, io prendo la pagina la distruggo, qui davanti a te, tu però prometti che mai e mai più farai in gesto così grave. Non so perchè lo hai fatto e ora non lo voglio nemmeno sapere. Però vorrei che imparassi ad assumerti le tue responbilità: vorrei che imparassi non solo a non metterti in pericolo ma anche ad accettare le conseguenze dei tuoi gesti senza trovare scappatoie pericolose, come falsificare la firma della tua mamma".

Fu una scelta più dettata dall'impulso che dal ragionamento,  da allora il nostro rapporto di fiducia si saldò ulteriormente.  Lei è ora una studentessa delle medie e non si sognerebbe mai di rifare una cosa del genere. Io sono contenta di averle dato fiducia.

Certo di fronte al ripetersi di un tale fatto non avrei esitato a informare la famiglia, ma non lo avrei fatto per delegare la gestione del problema. Di fronte ad un comportamento reiterato  avrei trovato  soluzioni articolate e soprattutto severe: perchè certe cose non si fanno e basta. Non ce ne fu bisogno.
Allora come oggi in classe le regole sono chiarissime per tutti.
L'insegnante e l'alunno. L'alunno e l'insegnante. L'alunno e la classe. La classe è l'alunno. Questo è il quadrato della gestione dei problemi in aula. Come la forma dell'aula. Lì inizia il problema e lì deve terminare.
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