di Maestra Rosalba

sabato 29 settembre 2012

Una nuova poesia e una raccolta di attività per l'autunno 2012

La didattica è fatta anche di segni del tempo, come non sottolineare quindi, ciò che accade introno a noi, con i bambini più piccoli fino a quelli più grandi della scuola Primaria?
Si può dipingere l'autunno? Certo migliaia di pittori ci hanno regalato l'autunno: il contenuto stagionale si è impregnato delle loro emozioni celebrando questa ricca stagione di colori, dopo l'estate dominata da giallo e azzurro.
Dipingere l'autunno è ovviamente una metafora per capire che tutto cambia intorno a noi. Accompagna la poesia l'immagine di Foglie cadenti di autunno di Van Gogh.
Collegamenti con la didattica e le discipline: in Arte e Immagine per l'utilizzo del colore e la capacità di rappresentazione. In Italiano per la rappresentazione dell'autunno attraverso le parole. In Scienze per lo studio dei fenomeni. i temporali, l'abbassamento delle temperature...

Dipingi l'autunno

Per dipingere l'autunno,
dosa bene alcuni colori:
arancione per il caco e le foglie,
rosso fuoco per la vite e la melagrana,
usa il giallo per le foglie morte.
Prendi il verde e spargine un poco,
con delicatezza, in prati e giardini.
Sfuma il marrone con parsimonia:
dal chiaro allo scuro per noci e castagne.
Per il cielo sul foglio bianco
lascia spazio alle nubi in arrivo,
poi prendi l'azzurro e spruzzalo ovunque.
Se tutto intorno si fa buio
è il temporale che sta giungendo,
ripassa col grigio 
e corri,  veloce, vai a ripararti.
(Tutti i diritti riservati - Rosalba 29/09/12)

Per le attività e le decorazioni nell'aula e a casa:
Le bellissime idee sull'autunno di La classe della maestra Valentina
Una romantica ghirlanda da fare come suggerisce rhithm of the home
Il simpatico lavoretto di Scuola da Colorare: Lo scoiattolo con la ghianda
La completa raccolta di Maestro Roberto.
E poi poesie, racconti, filastrocche e attività didattiche sempre su questo blog etichettati come "Autunno"

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venerdì 28 settembre 2012

Quando c'era la bidelleria

Non so voi che scuole avete frequentato, ma  quelle dei miei ricordi, inquinati forse da qualche filo di nostalgia, ma forse no, avevano uno stanzino chiamato bidelleria. Non è che i bidelli ci stessero a tempo pieno perché avevano il loro bel carico di cose da fare anche allora: correre da un'aula all'altra per passare le circolari, lavare anditi, andare a ritirare la posta, ma di solito erano almeno in due. In realtà ciò che mi è rimasto impresso delle bidellerie era quel pannello con i numeri, e chissà se molti di voi lo ricordano o lo hanno conosciuto, ciascuno dei quali rappresentava una rispettiva aula e si illuminava se dall'aula qualcuno (la maestra di solito ma non sempre) suonava.
Ora sono i tempi in cui dal Ministero partono direttive, una via l'altra, sulla sicurezza e sulla sorveglianza nelle classi: di fatto, come d'altronde è  giusto, i bambini non si possono mai, e ripeto mai, lasciare soli. Perché sono bambini e un bambino non ha ancora le responsabilità delle sue azioni. 
Una volta che si è tutti in aula è responsabile l'insegnante o la persona chiamata momentamente a sostuirlo se impedito. 
Ora quei pannelli o non esistono o sono tristemente spenti perché non funzionanti. E in tempi in cui ai piani c'è un solo bidello (e perdonate se continuo a chiamarlo tale, ma il rispetto lo sappiamo tutti che non dipende dalle parole ma dai modi) sarebbe davvero ora che qualcuno spieghi come accidenti si fa a chiamare il collaboratore, che se non è impegnato nelle pulizie, potrebbe venire a patto di riuscire a fargli sapere che serve la sua presenza in aula. 
Si manda un bambino? No, potrebbe decidere di fare un giro per gli anditi e dimenticare il motivo per cui gli è stato detto  di uscire. Esce la maestra? No perché la classe resta sola. Gli si dà una voce per l'andito? No gli altri stanno facendo lezione. Non ci rimane che la telepatia.
No, forse no, un modo c'è. Considerato che il Ministero deve dotarci tutti di tablet, ne dia uno anche al bidello, gli faccia installare un programma di instant messaging e lo si chiama così, attraverso Skipe o Messenger. Ah no, dimenticavo, non è possibile perché nella maggior parte delle scuola non c'è il wi-fi.
A volte mi sembra che siamo il paese delle tecnologie e i fichi secchi, non so a voi. Ma non mi voglio arrabbiare.

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giovedì 27 settembre 2012

Un racconto per la festa dei Nonni: Cullato dal mare

 I nonni che oggi non sono più nonni come una volta. I nonni che si occupano dei nipoti o che li accolgono d'estate quando i genitori sono ancora a lavoro. I nonni che continuano a lavorare perché la pensione non basta. Quelli tenacemente attaccati alla tradizione. Quelli più moderni in rete che scrivono nei blog. Il due ottobre sarà la festa a loro dedicata, una bella occasione per la didattica che non ci lasceremo sfuggire.

Cullato dal mare
-I pesci del mare, tu che ancora non sai nuotare, li puoi osservare all'albeggiare- così scherzava il nonno prendendo in giro Lorenzo.
E quando ancora il mondo taceva avvolto nel sonno mattutino, Lorenzo si alzò presto, a tastoni percorse i pochi metri che distavano dalla cucina guidato dal sommesso tintinnare di un cucchiaio su una tazzina. Il nonno si era alzato prima di lui e già era andato e tornato dalla spiaggia. 
Il giorno prima il vento si era placato del tutto e il vecchio barchino di legno era tornato in riva al suo posto, il pomeriggio stesso aveva gettato le reti in mare. 
Ma quella mattina era diversa dalle altre, per la prima volta dopo tanti anni il nonno avrebbe avuto un compagno di lavoro, se così si poteva chiamare un giovane osservatore di città, che tanto sapeva di videogiochi e così poco di pesca in mare. Così  quella mattina aveva ritardato l'uscita,  per aspettare Lorenzo suo nipote, il figlio di sua figlia trasferitasi in città vent'anni prima subito dopo la terza media, poco abituato alle alzatacce mattutine.
Così  si avviarono, in mano le poche cose necessarie per qualche ora in mare aperto e il salvagente acquistato dal nonno l'ultima volta che si era recato in città. Discesero le ripide scale che portavano alla spiaggetta da cui partivano le barche dei pescatori, che già in lontananza si vedevano rientrare. Lorenzo guardò il nonno preoccupato: -E' troppo tardi vero? -I pesci sono al sicuro nelle reti  e aspetteranno, non credi?- disse il nonno strizzandogli l'occhio.

Il nonno spinse in mare la barca e con piccoli e vigorsi colpi presero a solcare il mare, una volta al largo il nonno avviò il piccolo motore. Lorenzo seduto si guardava intorno, gli sembrava di non essersi mai svegliato come se fosse passato senza accorgersi da un sogno all'altro.
Per tanto tempo aveva aspettato quel momento, una promessa fatta anni prima e finalmente mantenuta dalla mamma che si era fidata a lasciarlo solo con il nonno. 
Scacciò l'idea che quella giornata era troppo poco per lui e si concentrò sul viaggio che li avrebbe portati a scoprire cosa c'era nelle reti. Dopo mezz'ora di navigazione il placido motore diesel li porto all'appuntamento. Il nonno gli indicò le reti, riconoscibili dai galleggianti rosa. In realtà a nessun pescatore sarebbe mai venuto in mente di dipingerli di rosa, ma il nonno non era un pescatore qualsiasi pensava con orgoglio Lorenzo.
Dalla mamma aveva sentito raccontare di quando da giovane aveva un grosso peschereccio che solcava i mari nel Mediterraneo spingendosi fino ai confini dell'Africa, quasi sfidando i controlli nelle acque internazionali, per ritornare con le casse colme di pesce ancora guizzante. Erano i tempi in cui la pesca permetteva a tutti di vivere dignitosamente e di mandare i figli a studiare in città. Poi pian piano erano andati via tutti ed erano restati solo i più vecchi, quelli che all'odore del mare che riempie di salsedine gli indumenti  e le narici, non avevano voluto rinunciare.
Il nonno cominciò a salpare le reti con il verricello. Anche quel giorno il mare non lo aveva tradito e aveva riempito le due casse di pesce da portare al mercato all'ingrosso.
Lorenzo dava una mano, le piccole mani incerte dentro i grossi guanti  del nonno, afferravano i pesci meno vivaci per riporli nelle casse di polistirolo, il nonno afferrava con destrezza i pesci grossi, li liberava dalle reti e li univa agli altri con un lancio corto e preciso. 
Il nipote lo osservava e all'improvviso domandò: -Verrai allora a vivere con noi in città? Non sei stanco di questa vita? Farai come dice la mamma?- Il nonno sollevò il viso trattenendo un pesce tra le mani, lo sguardo si fece pensieroso e disse: -Vedi, può un pesce vivere fuori dall'acqua?- Lorenzo ci pensò e rispose: -No! 
-Ecco- disse ancora sottovoce nel silenzio interrotto solo dallo sciabordio della barca -Non potrei mai vivere senza quest'aria che sa di sale, di pesce, di sudore, fuori da questo mare che mi ha cullato bambino e che cullerà il mio riposo da vecchio. 
Avviò la barca, il borbottio del motore cadenzava il lento incedere, il sole era ormai alto nel cielo.
(Tutti i diritti riservati. Rosalba 26/09/12)

Il racconto di Anna Maccagni da Popinga

Proposta per un tema:
- I nonni inseparabili compagni della nostra infanzia: cosa ti possono insegnanre.
- A spasso con il nonno: quella volta che...
- In visita dai nonni: che guaio ho combinato!

Un lavoretto per i nonni di recente pubblicazione su Scuola da colorare

La foto viene da qui
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mercoledì 26 settembre 2012

Classe Quarta: cosa sono gli esperimenti

In scienze un modo altrettanto valido per parlare di metodo scientifico sperimentale con gli alunni di classe Quarta  Primaria, ricordando anche quanto già appreso nella classe precedente, è capire cosa sono e cosa servono gli esperimenti.
E' importante che i bambini comprendano il concetto di procedura,  sfatare il mito del "magico" e ribadire che la conoscenza dei fenomeni deriva da un approccio sistematico.
L'unico fatto occasionale può essere l'osservazione del fenomeno (e non sempre), comprendere che l'esperimento che consegue per il suo studio è frutto di sequenze rigidamente stabilite, è importante che gli alunni maturino la consapevolezza che neppure il processo di modifica avviene a caso, ma fallita una procedura se ne dispone un'altra.

Prima di passare alla parte sperimentale, anche perché un esperimento può essere compreso solo attraverso la prassi, è bene ricordare alcuni punti fermi, facendo scrivere sul quaderno o fornendo i testi già stampati e pronti da incollare sul quaderno. Ogni punto va spiegato passo passo alla luce di un esempio alla portata degli alunni.

Gli esperimenti sono attività pratiche che servono:
1) a capire i fenomeni che si studiano;
2) servono a confermare o smentire le nostre ipotesi;
3) servono a confrontare i risultati di esperimenti diversi, a confrontare  risultati di esperiementi uguali  ripetuti in tempi diversi;
4) servono a scoprire le uguaglianze o le differenze tra fenomeni diversi.

Come si eseguono gli esperimenti
Per fare gli esperimenti occorre seguire una procedura definita e ordinata, indicata da quello che già abbiamo imparato con il nome di Metodo Scientifico Sperimentale:
1) Si formula un'ipotesi partendo da un fenomeno osservato o che ci interessa spiegare;
2) per capire o stabilire se l'ipotesi è giusta si formula un esperimento;
3) si realizza l'esperimento seguendo tutte le fasi e registrandole;
4) si formula una conclusione in base a ciò  che si è osservato durante l'esperimento: se ha funzionato l'ipotesi era giusta, se invece non ha funzionato si riparte dall'ipotesi. 

Avviamo una procedura sperimentale
1) L'aria occupa spazio?
Si può procedere in due modi se i bambini hanno capito possono inventare loro stessi un esperimento che lo dimostri, oppure ossiamo proporre un esperienza e farli lavorare autonomamente.
Occorrente:
Una bacinella d'acqua, una bottiglia, un fazzoletto di carta
Procedura:
1) Infilare il fazzoletto nella bottiglia capovolgerla e immergerla in verticale nell'acqua. Cosa accade? Registrare i dati: come si comporta l'acqua? Entra nella bottiglia? Estrarre la bottiglia e controllare lo stato del fazzoletto. E' bagnato? Perché?
2) Prendere la bottiglia con lo stesso fazzoletto dentro, inclinarla e metterla nell'acqua. Cosa si osserva? Dalla bottiglia esce qualcosa? Spiegare cosa è. Estrarre la bottiglia dall'acqua e controllare lo stato del fazzoletto. Spiegare cosa è accaduto.

Capovolgere la bottiglia e immergerla nell'acqua: cosa accade? Il fazzoletto si bagna? Perchè?

Inclinare la bottiglia: cosa esce dalla bottiglia? Cosa entra' Perchè? Il fazzoletto si bagna? Perchè?

Per utilizzare l'attività offline, cliccare su Print Friendly e salvare nel formato che si preferisce.

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martedì 25 settembre 2012

La domanda giusta al rientro da scuola

Questa è l'unica volta in cui mi cimenterò in una doverosa premessa, ma non ruberò più che qualche riga per dire che il benessere anche fisico a scuola è importante.  La temperatura adeguata, la possibilità di dissetarsi al bisogno, di andare al bagno e di essere accuditi in caso di necessità, sono fattori importanti, ma che a ben guardare influiscono relativamente ai fini del rendimento scolastico, a meno che non vengano eccessiamente sopravvalutati.
Detto questo la scuola è un ambiente fisico e più spesso di quanto non si pensi presenta gli stessi problemi che si hanno a casa: a volte freddo a volte caldo, a volte premura, a volte distrazione, a volte fretta, a volte nervosismo, a volte tolleranza e a volte rigidità. Come in tutti i luoghi dove le persone interagiscono possono nascere malintesi e incomprensioni.

Tutto ciò per arrivare al titolo di oggi. 
Quando i bambini rientrano a casa devono, secondo me e per la mia esperienza di mamma e insegnante, sentirsi rivolgere la domanda giusta.
E' più importante sapere se non ci sono stati lievi contrattempi o conoscere i contenuti, le cose nuove che ogni giornata di scuola riserva?
"Com'è andata oggi?" è la domanda più frequente. Ma come risponde un bambino a questa domanda? Dicendo se è andata male o bene e raccontando di conseguenza tutte le piccole cose che non ha potuto fare per tanti motivi contingenti: non andare in bagno alla prima richiesta perché nel frattempo c'erano i compagni, non potendo bere perché in quel momento non si poteva e via via con le cose che, per tanti motivi a scuola come a casa, si devono magari rimandare a un momento più propizio. "Com'è andata oggi?" è una domanda che contiene una sorta di risposta incorporata oltre alla speranza segreta di noi genitori  che tutto sia filato liscio, che i voti siano buoni, che non ci siano sorprese, ecco. Di fatto non mira veramente a conoscere il nocciolo dell'esperienza scolastica: l'apprendimento e il piacere a esso connesso.

La domanda che in tanti fanno, ma non abbastanza, e che ancora di più dovrebbe essere posta in virtù del fatto  che la finalità della frequenza a scuola è, comunque la si pensi, l'apprendimento, è "Cosa hai imparato/fatto oggi a scuola?". O una domanda che focalizzi sulle attività fatte dal bambino e non sui contorni dell'attività didattica. L'intenzionalità in questo secondo caso è essere messi a conoscenza  delle cose nuove e delle esperienze che sono entrate nel bagaglio di saperi degli alunni e solo dopo (in seconda o forse anche in terza istanza) i piccoli contrattempi che fanno della scuola Primaria un luogo assai simile alla famiglia: quando la mamma ha già ritirato e si spazientisce perché il bambino ha di nuovo necessità di bere, che pulisce il bagno e puntuale è in agguato il bisogno impellente, il caldo di quando fa ancora caldo, il freddo inevitabile dei primi freddi quando non c'è il riscaldamento. 

Focalizzare su come si sta a scuola significa, attraverso l'importanza che ne diamo noi adulti, di fatto mettere un ordine di priorità che diventano poi le priorità del bambino, secondo cui organizzerà le sue risposte. 
Certamente parliamo di situazioni sporadiche e piccole problematicità quotidiane sempre in rapida evoluzione, per le situazioni che si fossilizzano, per le rigidità quelle vere, occorre ricordare che non è neppure cosa che riguarda gli alunni, ma sono gli adulti a doverne parlare nelle dovute sedi.

I credits della foto qui
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domenica 23 settembre 2012

Una storia di accoglienza alla scuola Media

In questi primi giorni di rientro, con gli alunni di quinta abbiamo parlato della "scuola che vorrei", un tema abbastanza aperto affinchè potessero comunicare sulla scuola attuale e sulla scuola del loro imminente futuro: la secondaria di primo grado.
Da un giro di consultazioni i bambini hanno manifestato tantissime perplessità sulla scuola che li attende dimostrando di conoscerne le differenze, per sentito dire dagli adulti e da fratelli più grandi del tipo di rapporto che intercorre tra studenti e professori. Non li spaventa il fatto che sarà molto più distaccato di quanto non sia ora, ma il fatto di riuscire a comunicare il bisogno di tempo e la "possibilità di avere un'altra occasione", così l'hanno definita in molti.

E' evidente, ho pensato io, che sarebbe bello per questi bambini che alla scuola media si attuasse una forma di accoglienza, senza pensare a grandi cose, ma evitare per tutti, insegnanti e studenti, di finire direttamente nell'arena che spesso si rivela lo spazio aula. Potrebbero essere alcuni giorni di laboratorio, prima dell'inizio dell'anno scolastico, al quale per esempio far partecipare anche gli insenganti della primaria, anche un solo pomeriggio in cui stare assieme e accompagnarli nel rito di passaggio.

Parlando in rete sono venuta a conoscenza da Catrin di questa esperienza di accoglienza alla scuola Media, certamente non si vuole dire che debbano essere esperienze da estendersi pari pari ovunque, più che altro sarebbe bene guardare all'obiettivo didattico che il progetto intende raggiungere e quello sì sarebbe auspicabile che ogni scuola media lo facesse proprio definendo percorsi personalizzati per attuarlo.

Ed ecco allora un sunto del lungo resoconto che me ne ha fatto Catrin via mail:

Dallo scorso anno l'Istituto Comprensivo del Vergante (3 scuole medie, 6 primarie e 7 dell'infanzia, il tutto diviso in 9 o dieci comuni diversi su due province e con di mezzo una comunità montana ed una comunità collinare) organizza un'uscita di tre giorni a Cesenatico, dove la provincia di Novara ha una casa vacanza, a questa cosa, nel mondo ideale, dovrebbero partecipare tutti i bambini, tutti i prof delle medie, le insegnanti delle quinte uscenti e il dirigente. 
Con il coordinamento di uno staff di educatori appositi i bambini fanno delle attività ludiche di socializzazione, agli insegnanti, lo scorso anno era stato proposto un seminario residenziale sulla gestione dei conflitti. Il tutto costa 100 euro tutto compreso. 

Il dirigente durante la riunione di presentazione ha spiegato che anche se alcuni hanno proposto di fare queste attività qui in zona lui ci tiene che vengano fatte lontano e al mare, per tre motivi (cito testualmente perché mi è rimasto impresso):
1 perché è in territorio neutro,
2 perché è lontano dalle famiglie,
3 perché al mare ci si spoglia e questo vale per i bambini ma soprattutto per gli insegnanti che si trovano in un ambiente informale e a dover gestire delle relazioni senza la "barriera" della cattedra, insomma costruire autorevolezza senza questo strumento... 

Le prime due settimane di scuola (qui è  iniziata il 12) poi non fanno attività didattica tradizionale ma lavorano tutti in gruppo (ognuno nel suo plesso eh), l'anno scorso hanno fatto un lavoro con un gruppo di geologi con uscite sul territorio e gita finale sul Mottarone alla ricerca, allo studio e misurazione dei diversi tipi di rocce. Al termine di queste due settimane vengono formati i gruppi classe che, dopo questo periodo di osservazione da parte degli insegnanti, dovrebbero essere ben amalgamati e omogenei.

Un'altra cosa molto carina, nata su sollecitazione di questo Dirigente al suo arrivo tre anni fa, è stata la costituzione di un'associazione dei genitori, un po' come avviene nelle scuole del nord-europa e anglosassoni. Associazione che lui ha voluto come interlocutore rappresentativo dei "genitori" come organismo e non come singoli rappresentanti che poi parlano ognuno per sé e per la loro classe. L'associazione lo scorso anno ha anche organizzato diverse cose, tipo giornate di attività per i bambini a copertura dei giorni di vacanze natalizie e dei giorni di carnevale, una due giorni di formazione sui disturbi specifici dell'apprendimento (che per gli insegnanti valevano come giornate di formazione) e poi degli incontri su altri temi. Quest'anno c'è in programma qualcosa sulla navigazione sicura su internet, sia per i ragazzi sia per i genitori.

Questo è il racconto di un'attività che ovviamente richiede risorse economiche e strutture, ma l'ho scritto in premessa ciò che esportabile di questa esperienza è l'obbiettivo,  come ha spiegato il dirigente conoscersi, essere autorevoli in tutte le situazioni. Si potrà obiettare che è necessario esserlo solo a scuola. Un tempo bastava oggi non basta più, anzi il problema di oggi è propio la perdita di autorevolezza, che, aggiungo io, rientra nella volontà del singolo come già abbiamo avuto modo di comprendere.
Un'attività di accoglienza nei termini indicati se saputa organizzare e sfruttare va più a vantaggio degli insegnanti che degli stessi alunni, proprio come occasione per avere sempre il polso della situazione. Certamente ci sono mille e più modi per trovare un momento d'incontro e per facilitare il passaggio da un ordine di scuola all'altro, anche per sfatare le tante leggende che circolano intorno alla scuola Media da molti indicata come l'anello debole della scuola.
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sabato 22 settembre 2012

Un racconto: Racimolare

Il rito della vendemmia, che al sud in questi ultimi giorni di Settembre ancora si consuma, in passato non era uguale per tutte le famiglie, quelle che non potevano permettersi l'acquisto o la produzione dell'uva necessaria si arrangiavano in un solo modo: racimolando i piccoli grappoli d'uva che restano nella vigna al termine della vendemmia.  Da noi si dice che una parte del raccolto debba tornare alla terra, così nelle viti ormai spoglie dai grossi grappoli restavano i recimoli, piccoli grappoli spesso nascosti dalle foglie e quindi a maturazione più tardiva.
Il racconto sotto ricorda quei momenti, certamente non perché se ne auspica il ritorno, ma per lo spirito semplice di allora e per riesumare un bel verbo spesso dimenticato, che stranamente ha conservato proprio a scuola, e in determinate situazioni, il suo significato.

Racimolare
C'è stato un tempo in cui il vino in brick non esisteva e allora come oggi, non  tutte le famiglie possedevano una vigna. Il vino si comprava nelle case: dal produttore al consumatore. Il segnale convenuto era una bandierina di stoffa o bianca o nera o entrambe, a simboleggiare il colore del vino venduto, compariva ai primi di novembre, quando c'era il vinello e poi verso Natale per il vino "buono", cucita ad un corta canna in cima alla porta di casa. A comprarlo, benchè non ne bevessero, venivano mandati spesso e volentieri i bambini.
In fondo alla lista c'erano, come ci sono oggi, quelli che non avevano neppure i soldi per comprarlo. Non erano tanti certo un fazzoletto di terra erano a molti a possederlo in famiglia, questi pochi si arrangiavano in un solo modo. A vendemmia terminata, con loro i bambini, che nelle famiglie povere sono sempre stati tanti, presi i cesti e le forbici, spesso a prestito, si partiva al mattino presto per le vigne a tagliare i recimoli lasciati indietro in quanto ancora acerbi nei giorni della vendemmia. E a furia di racimolare vigna dopo vigna, giorno dopo giorno, perché era un lavoro paziente e lungo, mettevano insieme un po' d'uva per farsi il vino in casa. Poi mettevano l'uva nel tino, anche quello preso in prestito, perché il mosto di grossi grappoli era già al chiuso delle botti, c'infilavano dentro la prole e questa la schiacciava per bene coi piedi: tra un misto di serietà, risate e divertimento. Lasciato riposare per una notte, l'indomani il mosto veniva filtrato e messo in una botte, o nelle damigliane se non la si possedeva, per fermentare. Con pazienza si poteva arrivare ad ottenere anche cinquanta e perfino cento litri di vino che per una famiglia parsimoniosa bastavano a rendere allegre molte serate invernali. (Tutti i diritti riservati Maestra Rosalba 22/09/12)

Attività:
- In Italiano la comprensione del testo. 
- L'analisi dell'etimologia delle parole: racimolare, deriva proprio dal mettere insieme i piccoli grappoli. 
- Costruzione di un mini dizionario della vendemmia: recimolo, recimo, racimolo, raspòllo, grappolo, acini, raspo, vinello, novello... (far aggiungere ai bambini quelle che mancano).
- Volendo si può collegare a quest'attività.
- Le belle esperienze dell'Istituto Comprensivo di Viggiano, con collegamenti a tutte le materie, compresa la matematica
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venerdì 21 settembre 2012

Poesia: Vendemmia

 Vendemmia

Ha atteso un'estate al sole della vigna
dopo la prima pioggia è già ora di vendemmia.
Grappoli maturi, gonfi e succosi,
ricchi di allegre promesse.
Profuma del borgo la via
di mosto che fermenta con impazienza,
nella botte impara l'arte dell'attesa
per trasformarsi in vino di colore acceso.
(Tutti i diritti Riservati - Rosalba 19/09/2012)


Rituale antico, forse poco sentito nella città, ma ancora  saldamente presente nelle famiglie dei paesi e dei borghi. La poesia è una traccia dal quale partire come al solito per atrettanti spunti didattici.
Attività correlate possono essere: 
- l'analisi del testo con la versione in prosa già a partire dalla classe seconda. A loro volta i bambini possono provare a inventare dei versi.
- Disegni da colorare su Midisegni e da completare con le relative didascalie qua sotto. 
- Fare un collegamento con le scienze per gli organismi unicellulari.
- In tecnologia apprendere la tecnica di vinificazione.
- All'interno delle attivivà dei laboratori espressivi legare la poesia alle attività umane.
- In educazione alla salute parlare dell danno che provoca l'abuso di alcool e specificare che i bamibni non lo devono bere mai, in quanto il loro fegato non lo metabolizza.

- La vite è una pianta che conta numerose specie, la più conosciuta è la Vitis Vinifera che appunto è quella da cui si ricava  l'uva per il vino.
- La vendemmia è il momento della raccolta dell'uva dalla vigna.
- La pigiatura è il momento in cui l'uva viene schiacciata per estrarne il succo. Anticamente si faceva entrando in grandi tini e si schiacciava coi piedi, partecipavano anche i bambini. Ora si usano prevalentemente macchine apposite. 
- La fermentazione è il processo che permette al mosto, che è una soluzione zuccherina, di trasformarsi in vino, con la rottura degli acini, i saccaromiceti lieviti unicellulari già presenti nella buccia, iniziano il processo di trasformazione.
- Il travaso è il momento in cui, terminata la fermentazione, il vino viene filtrato dalle impurità e trasferito nelle botti.
- L'imbottigliamento è il passaggio dalle botti alle bottiglie che poi vengono conservate in locali freschi e adatti.

Si può fare inoltre l'elenco degli strumenti che servono per fare il vino: tino, botti, torchio, separatore di acini e tralcio..

Altre attività sull'autunno in questo link

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mercoledì 19 settembre 2012

Un e-book collettivo: L'ennesimo libro della fantascienza

L'ennesimo libro della fantascienza, un e-book collettivo che esce oggi per i tipi di Barabba, no, non i tipi come persone, proprio per indicare la casa Editrice. Certo una casa editrice senza una casa, come dire virtuale, anzi no scusate Isola Virtuale è un mio caro conterraneo e ha fatto questa bella copertina visibile qui a lato. 
Mi sa che sto facedo una bella confusione, allora facciamo così andate da Barabba, tramite il link a inizio post, e scaricate il formato che più vi fa comodo pdf, e-pub e mobi (per il Kindle). Dentro c'è, in compagnia di tanti altri, anche un mio raccontino, una cosina ingenua per bambini che racconta della scuola del futuro.
Perché io la scuola del futuro ho giocato un po' ad immaginarmela a cercare di capire quali invenzioni la renderanno diversa e soprattutto come saranno i bambini, perché se già li chiamano nativi oggi figuriamoci fra trent'anni o più, cosa saranno diventati...

Non rimane che auguravi buona lettura, invitandomi a dirmi se posso già chiedere la pensione in anticipo per dedicarmi esclusivamente alla scrittura!!


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martedì 18 settembre 2012

Diploma a diciotto anni, meno scuola Infanzia?

Quando ho letto questo articolo qui, mi sono ricordata al volo che già anni addietro, ora non ricordo se sotto quale Ministero, questa proposta di riforma era già saltata fuori. 
Il ministro Profumo più prudentemente  convoca una gruppo di studio, e intanto si tasta il terreno sul fornte dei media,  che analizzi le possibili modalità affinché gli studenti italiani arrivino al diploma al pari di quelli europei. 
A suo tempo la proposta fu molto più diretta e si disse da subito che gli anni di scuola Infanzia si sarebbero ridotti a due. Fu un bel salto perché non era ancora spenta l'eco della promessa mai mantenuta dal Ministro Berlinguer, per non far troppa concorrenza alle scuole Materne private, di rendere obbligatorio l'ultimo anno e dare finalmente dignità istituzionale al primissimo grado della scuola Italiana.
E' evidente che non potendo allungare i numeri da uno a diciotto, che l'unica riduzione possibile nell'arco degli studi è nel triennio di scuola Infanzia, sempre che si voglia mantenere il rimanente dello standard curriculare che i Nuovi Orientamenti hanno appena varato. L'unica scuola che non essendo obbligatoria si ritiene possa permettersi di cedere un anno alla Primaria per consentire ai bambini il loro ingresso a cinque anni e terminare a diciotto esatti il cammino fino al diploma. 

La scuola infanzia italiana che trova uno dei suoi più conosciuti esempi in Emilia, la scuola delle autonomie come mi piace definirla, perché per tantissimi bambini è il primo passo fuori dalla famiglia, il primo vero avvicinamento ad un apprendimento formalizzato sotto forma di gioco è il ramo secco dal quale tagliare e non si vede altrimenti altra soluzione, se si afferma che gli altri ordini di scuola rimangono quantitativamente uguali. Viene indicata una seconda ipotesi, la quale rivoluzionerebbe completamente l'attuale assetto scolastico dalla Primaria alla Secondaria Superiore la divisione della formazione in due blocchi di cinque anni più un biennio propedeutico all'accesso universitario. Ipotesi che non ha nessuna possibilità attuale di percorribilità, perché introdurrebbe tali e tanti rivolgimenti da scatenare un putiferio, anche perché ancora si aspetta un riordino della scuola Media che appare il vero ramo intoccabile, passata indenne sotto una serie incredibile di Ministri.

A questo punto della storia è normale porsi una domanda, da insegnanti, ma soprattutto da genitori  cosa serve terminare la formazione un anno in anticipo, perché se si termina a diciotto anni va da sé che anche l'università finirà prima almeno per coloro che termineranno nei tempi, con l'attuale mercato del lavoro?
Cosa serve bruciare un anno di scuola Infanzia, imporre ritmi generalizzati, considerato che per chi vuole è già possibile un ingresso alla scuola Primaria a cinque anni, così come a suo tempo esistevano le Primine?


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domenica 16 settembre 2012

Carnevale della Matematica #53 dai Rudi Matematici

Cari lettori è online il Carnevale della matematica numero 53 ospitato dai Rudi Matematici su le Scienze Blog. I tre (simpaticoni) si sono divertiti parecchio in questa edizione andando a spulciare sul web notizie, anzi per meglio dire immagini sui partecipanti:

Ladies and Gentlemen, ecco a voi le Star. A proposito, le immagini che seguono i nomi e corredano i contributi dei protagonisti sono quelle che vengono fuori in prima posizione digitando Nome e Cognome (o Ragione Sociale, va da sè) del blogger in “Ricerca Immagini” di Google. Ergo, le consideriamo pubbliche e pubblicabili: se poi non c’entrano nulla col reale carnevalista in questione, oh beh… questa è la parte divertente del gioco, no?

Il resto lo potete agilmente leggere sul loro blog, lascio a voi il compito di scoprire perché a me è toccata quella foto, io forse non lo voglio sapere.


 
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venerdì 14 settembre 2012

La creatività degli insegnanti

D'abitudine mettiamo in discussione la creatività dei bambini, ma appurato che il lavoro dell'insegnante non si può fare senza imparare a nostra volta cose nuove, ne deriva che occorre chiedersi, almeno ogni tanto, quanto come siamo in grado di essere creativi e quanto questa creatività incida sulla didattica, nonché sui risultati a essa correlati.

Un'interessante spunto di discussione è nato sulla mia pagina Facebook, approfitto per dire che capita spesso che noi si parli di scuola confrontandoci  su temi "caldi" della didattica, a proposito della condivisione dei materiali e del loro utilizzo e riutilizzo da parte degli insegnanti, ovviamente il nostro riferimento è alla scuola Primaria, ma non sarebbe male estenderlo anche agli altri ordini di scuola.

Cosa significa essere creativi sul versante docente?
Capacità di rielaborazione
Abbiamo concordato che significa usare i materiali che acquistiamo, sia quelli disponibili in rete, sia i quaderni degli alunni che hanno già finito e perfino il libro di testo in modo attivo. Dove attivo significa che si adattano i contenuti  sintetizzandoli o espandendoli, si cambiano le parole semplificandole o le si diversifica con ulteriori sinonimi, si porta una variante a un esercizio sapendo che lo renderà più interessante per i bambini, lo si correda di ulteriori immagini, lo si integra con informazioni recenti, lo si innesta trasversalmente ad altre informazione in possesso del gruppo classe, in specie in relazione alle altre discipline e educazioni.

Ma ciò è già nel limite imposto del ruolo docente perché non è neppure  pensabile che si possa utilizzare pari pari i contenuti senza apportare le necessarie varianti.

Capacità creative
Essere creativi  sul fronte dell'insegnamento significa cogliere inaspettate occasioni che in una serie azioni fissate in sequenza si perderebbero, l'insegnante creativo ha in mente un filo conduttore, ma è come un filo dei panni ci si può attaccare di tutto purché serva a costruire la rete dei contenuti e i loro significati con gli alunni.
L'insegnante creativo dipende in maniera blanda dai materiali, ne usa tantissimi ma li miscela a tal punto che riesce a ottenere nell'interazione con gli alunni (e ai loro occhi stupefatti) qualcosa di significativamente nuovo: un cartellone, un disegno, una mappa, una lezione che escono dagli schemi usuali.
Possiede capacità d'impiego, utilizzo e trasformazione dei materiali  nuovi e di riciclo. Non si ferma di certo di fronte alla mancanza di alcune risorse.
E' capace di provvidenziali virate a seconda di come si muove il tempo in aula, di cambiare la scaletta per scegliere qualcosa d'improvvisamente più accattivante e interessante, ma non per questo si perde al fuori dal programma anzi con piglio utilitaristico riesce ad arricchirlo e a ritrovarsi magicamente avanti con il lavoro. Non butta via nulla, perciò non ha difficoltà a lavorare per progetti, trasformando le occasioni in approfondimenti.
Un insegnante creativo si avvicina soprattutto alle novità con apertura e senso della scoperta, non mette vincoli a ciò che si può fare, eccetto per ciò che non è normativamente consentito, ma al contempo cerca e sperimenta alternative per arrivare al risultato che auspica.

Infine non è capace a usare pari pari i materiali già pronti, perché istintualmente portato a metterci la sua impronta, il marchio di fabbrica. Non da intendersi come scelta impositiva ma proprio come inclinazione personale a diversificare per la sua classe, abilità tale da concretizzarsi nell'incontro con gli alunni che  sperimentano la creatività quella vera, non dettata dall'impulso, ma da profonda conoscenza e continuo studio.

Credits immagini qui


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giovedì 13 settembre 2012

Il periodo di adattamento nella scuola Infanzia


Il primo giorno di frequenza della Scuola Infanzia,  è in realtà il culmine di un periodo di preparativi, non solo a parole anzi per nulla a parole ma con fatti concreti, perché il bambino capisce quelli prima di tante parole, sia a casa sia a scuola.
Un giorno che se fosse preparato come si deve in modo da rassicurare prima le famiglie, è giusto che i genitori si rendano perfettamente conto di chi sono le persone cui affidano i loro bambini, eviterebbe quanto raccontato qui, certamente non mi spingerei in analisi grossolane di quel tipo, però è sufficiente ribadire che con altre strategie, meglio diluite nel tempo e spostate al pomeriggio, si può evitare lo stillicidio dell'adattamento con il contagocce alla presenza dei genitori.

Tutto ciò che segue può apparire scontato, ma la realtà racconta che anche il periodo di adattamento può nascondere delle insidie: mettere in atto le strategie giuste aiuta a fare in modo che tutto fili liscio come accade nella maggioranza dei casi. Anche se a onor del vero  tutto ciò può non bastare.

Se il pianto si prolunga per più giorni 
E' una situazione che può presentarsi, non di frequente ma non è neppure una rarità, soprattutto se il bambino è alla sua prima esperienza fuori di casa. Per un bambino che ha difficoltà a lasciare la famiglia il tempo trascorso a scuola i primi giorni sembra interminabile, tanto è vero che la domanda "Quando arriva mamma?" diviene assai frequente. Pertanto occorre cercare di distrarlo attraverso le attività, avere molta cura nel dilazionare i tempi, cercando di aumentare il tempo di permanenza con gradualità e senza forzature. Un bambino che piange a lungo (la cosa può durare anche due mesi e siamo nella normale casistica), ma anche il bambino che diventa ansioso che chiede in maniera quasi ossessiva di andare in bagno e che apparentemente non si interezza a nulla, ha necessità di un lunga fase di adattamento che va saputa gestire con  grande pazienza, destrezza e flessibilità, da parte di scuola e famiglia. Cercare di ridurre i momenti di pianto a favore dei momenti di gioco e di divertimento, quando il bambino comincerà a provare piacere nello stare a scuola e  a sperimentare che quel tempo diventa sempre più breve sarà il momento in cui ha accettato la novità.

Le parole dell'adattamento
Se dovessimo definire il lessico per il periodo dell'adattamento, soprattutto del bambino che vive la primissima esperienza fuori dal nucleo familiare, sarebbe così: pazienza, calma, dolcezza, fermezza, gioco, attività, assenza di momenti morti, racconto, vicinanza, empatia, assenza di forzature.
- Comprendere e mettersi nei panni del bambino: è tutto nuovo e nulla di ciò che lo circonda a casa si trova a scuola, portare qualche oggetto familiare aiuta e dev'essere consentito, basta regolarne l'uso.
- Ascoltarlo con pazienza, rassicuralo e se serve accoglierlo in braccio.
- Proporre dei giochi, canti, racconti e attività che lo tengano impegnato, alternando brevi momenti di gioco libero, più si concentra più passa il tempo e più dimentica la lontananza da casa. La mattina o le ore che passerà nel periodo di adattamento devono riusultare piene.
- La fermezza aiuta molto più che alzare la voce. Le urla di perfetti sconosciuti quali sono gli insegnanti i primi giorni di scuola lo allontaneranno tantissimo dall'obbiettivo dell'inserimento. Il bambino percepisce la convinzione nella voce di chi gli parla. Ricordiamo anche che se a priori si è convinti che quel bambino in particolare non si adatterà è molto probabile che non lo farà, l'aspettativa incide sulle risposte del bambino, che farà un po' ciò che gli altri si aspettano da lui.
- No alle forzature, se non gradisce la merenda lo si inviti ma non lo si forzi, se non vuole partecipare e agisce da osservatore non lo si costringa e se piange mentre altri fanno altro si provi a proporgli di stare vicino a qualcuno che gradisce o fare un'altra attività. E' impossibile pretende di uniformare attività uguali destinati a soggetti diversi, la compresenza dei docenti nel primo periodo di scuola ha proprio lo scopo di potersi organizzare per gruppi ridotti di bambini.
- A volte quelli più svegli, ma ormai lo sanno tutti, chiedono di chiamare la mamma, se promettete che le telefonerete fate in modo che ciò appaia veritiero, magari la mamma non risponde perché è ancora a lavoro o impegnata in qualcos'altro.

Più di tutto l'adattamento nel bambino di Scuola Infanzia è favorito  dall'assenza di ansia degli adulti, siano essi genitori o insegnanti. I primi perché rendendosi conto che i bambini iniziano una vita affettiva e relazionale autonoma, lontana dalla loro capacità di controllo, anche sociale, faticano ad accettarlo. Spesso il bambino che non si adatta è legato da catene invisibili messe dagli adulti. I secondi nell'ansia di avere nel più breve tempo tutto sotto controllo rischiano di ottenere l'effetto contrario e di fare pressione sul bambino chiedendogli risposte che non è in grado di dare finché non avrà accettato del tutto la nuova situazione.
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martedì 11 settembre 2012

Back to school: ricominciare matematica.

Anche la Matematica torna a scuola, ché non si pensi che sia sfuggita questa nobile materia così a volte ingiustamente discriminata da adulti e per  diretta conseguenza di ciò dai bambini.

Matematica nella classe Prima della Primaria
I primi mesi nella classe prima, in parte dedicati all'ambientamento e all'apprendimento del meccanismo della letto-scrittura la matematica sembrerebbe la grande assente. E invece no. 
Vediamo allora come iniziare la matematica, ma anche il rinforzo delle relazioni corpo/spazio, azione/tempo: partendo dalla palestra, nessun laboratorio per la matematica è attrezzato come una palestra dove  sono presenti: cerchi, palloni di tante dimensioni, clavette, mattoni per i percorsi, spalliera. Un tempo adeguato per una buon periodo di allenamento matematico non è definibile, perché varierà da bambino a bambino. Pertanto è bene prevedere un ritorno ciclico alle attività della palestra dopo un congruo periodo destinato solo a quello.
Da bambini a contare s'impara contando oggetti, allo stesso modo ad aggiungere a levare, moltiplicare e dividere. Il quaderno dovrebbe essere l'assente giustificato in questo periodo se non per disegnare oggetti, anzi meglio incollarli, e rappresentare semplici fatti matematici.
Anche per l'introduzione dei rispettivi simboli occorre aspettare. Un quadrimestre intero sarà sufficiente a introdurli e ad abbinarli al rispettivo numro e anche per cominciare a eseguire le primissime semplici operazioni.
Tutto ciò che è il programma di prima andrebbe tradotto in pratica, prima di vedere scritti i numeri alla lavagna e prima di farglieli anche abbinare ai disegnini (che sono a loro volta simboli), gli alunni devono fare pratica con gli oggetti reali. Solo a fronte di un buon training pratico si può affrontare l'apprendimento dei simboli.

Classe seconda e terza
Ancora va mantenuto un legame pratico con gli oggetti. A questo proposito tutte le cose apprese durante l'anno precedente vanno ripassate attraverso giochi specifici e va sollecitato il calcolo mentale e la stima.
La Tombola matematica, così come per italiano, è un gioco, che può essere singolo o di gruppo che prevede l'estrazione a turno di un'attività da una scatolina, si legge e si esegue la consegna.
Indicazioni per una Tombola, che dev'essere in forma di gioco quindi si terrà conto delle risposte, ma allo stesso tempo per l'insegnante che osserva e coordina sarà un indicatore ciò che i bambini ricordano,  possono essere: 
Contare oggetti mentalmente e a voce alta, in senso progressivo e regressivo.  Rappresentare numeri su una retta, prima con oggetti e poi con i simboli. Eseguire un calcolo mentale e riferire il processo con il quale si è arrivati al risultato. Rispondere a domande sulle tabelline usando anche metodi empirici per giungere al risultato (tabelline sulle dita delle mani). Eseguire operazioni con l'utilizzo della moneta.
Costruire percorsi, stabilire realazioni spaziali con il proprio corpo e quello altrui, stimare distanze, posizioni e misure. Fornire istruzioni per la costruzione di un percorso. Identificare figure geometriche negli spazi dove ci si trova e denominarle. Disegnare figure geometriche.

Quarta e quinta
In queste due ultime classi il passaggio dalla pratica alla simbologia dovrebbe essere completato, ciò non toglie che il riferimento alla realtà,  che è espressione matematica, non può dirsi una fatto superato, visto che nei numeri viviamo pienamente immersi. Il ragionamento, la logica la capacità di astrazione, ma anche la velocità, la perspicacia si possono ulteriormente sviluppare, magari rendendo allettanti attività che svolte in solitudine sul quaderno o peggio se fatte sotto pressione alla lavagna  possono risultare noiose e mortficanti.
Un buon modo per cominciare è un po' di matematica ricreativa in questa pagina di Base Cinque sono elencati una serie di giochi da proporre, molti dei quali adatti anche alla primaria, quelli con gli stuzzicadenti da spostare sono agili da proporre e di sicuro divertimento.


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venerdì 7 settembre 2012

Le nuove indicazioni del Garante per la Privacy nelle scuole

Ieri sei settembre il Garante ha emanato una serie di nuove regole riguardante la Privacy nelle scuole, stilate alla luce delle ultime pronunce degli organi competenti e con particolare riferimento all'utilizzo delle nuove modalità online nella gestione dei dati personali: pagelle, registri, ma anche elaborati personali, video e foto di recite, attività e visite guidate. L'indicazione per l'utilizzo dei cellulari e dei tabliet rimane a discrezione delle scuole. 
Anche tutti i riferimenti alle situazioni economiche andranno accuratamente evitati e non solo per quel che riguarda l'attività online.
Un esempio per tutti, in molte scuole usa tenere appesa alla parete una lista dei nomi dei bambini come promemoria di coloro che hanno provveduto a portare acqua, scottex o altri materiali che non sono nella disponibilità della scuola, ebbene queste liste non si possono tenere alla portata di tutti.

Ecco di seguito gli articoli del Garante

Mancano pochi giorni all'apertura delle scuole e il Garante per la protezione dei dati personali ritiene utile fornire a professori, genitori e studenti, sulla base dei provvedimenti adottati e dei pareri resi, alcune indicazioni generali in materia di tutela della privacy. 

Temi in classe 
Non lede la privacy l'insegnante che assegna ai propri alunni lo svolgimento di temi in classe riguardanti il loro mondo personale. Sta invece nella sensibilità dell'insegnante, nel momento in cui gli elaborati vengono letti in classe, trovare l'equilibrio tra esigenze didattiche e tutela della riservatezza, specialmente se si tratta di argomenti delicati. 

Cellulari e tablet 
L'uso di cellulari e smartphone è in genere consentito per fini strettamente personali, ad esempio per registrare le lezioni, e sempre nel rispetto delle persone. Spetta comunque agli istituti scolastici decidere nella loro autonomia come regolamentare o se vietare del tutto l'uso dei cellulari. Non si possono diffondere immagini, video o foto sul web se non con il consenso delle persone riprese. E' bene ricordare che la diffusione di filmati e foto che ledono la riservatezza e la dignità delle persone può far incorrere lo studente in sanzioni disciplinari e pecuniarie o perfino in veri e propri reati. Stesse cautele vanno previste per l'uso dei tablet, se usati a fini di registrazione e non soltanto per fini didattici o per consultare in classe libri elettronici e testi on line. 

Recite e gite scolastiche 
Non violano la privacy le riprese video e le fotografie raccolte dai genitori durante le recite, le gite e i saggi scolastici. Le immagini in questi casi sono raccolte a fini personali e destinati ad un ambito familiare o amicale. Nel caso si intendesse pubblicarle o diffonderle in rete, anche sui social network, è necessario ottenere il consenso delle persone presenti nei video o nelle foto. 

Retta e servizio mensa 
É illecito pubblicare sul sito della scuola il nome e cognome degli studenti i cui genitori sono in ritardo nel pagamento della retta o del servizio mensa. Lo stesso vale per gli studenti che usufruiscono gratuitamente del servizio mensa in quanto appartenenti a famiglie con reddito minimo o a fasce deboli. Gli avvisi messi on line devono avere carattere generale, mentre alle singole persone ci si deve rivolgere con comunicazioni di carattere individuale. A salvaguardia della trasparenza sulla gestione delle risorse scolastiche, restano ferme le regole sull'accesso ai documenti amministrativi da parte delle persone interessate. 

Telecamere 
Si possono in generale installare telecamere all'interno degli istituti scolastici, ma devono funzionare solo negli orari di chiusura degli istituti e la loro presenza deve essere segnalata con cartelli. Se le riprese riguardano l'esterno della scuola, l'angolo visuale delle telecamere deve essere opportunamente delimitato. Le immagini registrare devono essere cancellate in generale dopo 24 ore. 

Inserimento professionale 
Al fine di agevolare l'orientamento, la formazione e l'inserimento professionale le scuole, su richiesta degli studenti, possono comunicare e diffondere alle aziende private e alle pubbliche amministrazioni i dati personali dei ragazzi. 

Questionari per attività di ricerca 
L'attività di ricerca con la raccolta di informazioni personali tramite questionari da sottoporre agli studenti è consentita solo se ragazzi e genitori sono stati prima informati sugli scopi delle ricerca, le modalità del trattamento e le misure di sicurezza adottate. Gli studenti e i genitori devono essere lasciati liberi di non aderire all'iniziativa. 
Iscrizione e registri on line, pagella elettronica 
In attesa di poter esprimere il previsto parere sui provvedimenti attuativi del Ministero dell'istruzione riguardo all'iscrizione on line degli studenti, all'adozione dei registri on line e alla consultazione della pagella via web, il Garante auspica l'adozione di adeguate misure di sicurezza a protezione dei dati. 

Voti, scrutini, esami di Stato 
I voti dei compiti in classe e delle interrogazioni, gli esiti degli scrutini o degli esami di Stato sono pubblici. Le informazioni sul rendimento scolastico sono soggette ad un regime di trasparenza e il regime della loro conoscibilità è stabilito dal Ministero dell'istruzione. E' necessario però, nel pubblicare voti degli scrutini e degli esami nei tabelloni, che l'istituto eviti di fornire, anche indirettamente, informazioni sulle condizioni di salute degli studenti: il riferimento alle "prove differenziate" sostenute dagli studenti portatori di handicap, ad esempio, non va inserito nei tabelloni, ma deve essere indicato solamente nell'attestazione da rilasciare allo studente. 

Trattamento dei dati personali 
Le scuole devono rendere noto alle famiglie e ai ragazzi, attraverso un'adeguata informativa, quali dati raccolgono e come li utilizzano. Spesso le scuole utilizzano nella loro attività quotidiana dati delicati - come quelli riguardanti le origini etniche, le convinzioni religiose, lo stato di salute - anche per fornire semplici servizi, come ad esempio la mensa. E' bene ricordare che nel trattare queste categorie di informazioni gli istituti scolastici devono porre estrema cautela, in conformità al regolamento sui dati sensibili adottato dal Ministero dell'istruzione. Famiglie e studenti hanno diritto di conoscere quali informazioni sono trattate dall'istituto scolastico, farle rettificare se inesatte, incomplete o non aggiornate.

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Il testo delle Nuove Indicazioni Nazionali

Avevamo parlato a Giugno, anche per la velocità con cui era stata proposta alle scuole, della revisione delle Indicazioni Nazionali per il Curricolo,  Maestro Roberto ci informa che è stato pubblicato il testo definitivo. 

Solo qualche osservazione alle risposte ai quesiti posti alle scuole che poi potete agilmente nei pdf resi disponibili nel sito Di.S.A.L nella Sintesi dei quesiti posti alle scuole.
Se il lettore scorrerà il pdf noterà che le risposte ai quesiti sono più articolate per quanto riguarda le discipline: in Italiano (Quesito 13) l'accento posto nel nuovo documento sulle abitlità di base lessicali, sintatiche e  grammaticali è in parte condiviso dalle scuole, il 15 %  ha infatti affermato che ciò va discapito della funzione comunicativa della lingua.
Per le lingue cominitarie (Quesito 14) ben il 30% di risposte contestano la scelta degli standard di riferimento in quanto risultano troppo impegnativi rispetto al "tempo a disposizione e alle caratteristiche degli alunni".
Anche le risposte ai quesiti di Storia e Geografia lasciano qualche dubbio in merito alle scelte, per Storia in particolare, in riferimento alla linearità del percorso verticale nei diversi ordini di scuola, viene contenstata con una richiesta di maggiore autonomia delle scuole nel gestire questa disciplina.
Per  matematica invece il 13% delle risposta chiede una maggiore esemplificazione operativa degli obbiettivi.
Le cose più eclatanti si trovano nei quesiti di Scienze, Musica, Arte e Immagine e Tecnologia. Le risposte ai quesiti su queste discipline contestano in modo marcato l'impianto preminentemente operativo (cioè costruito sull'esperienza pratica) di queste materie. 
nelle risposte è sottolineata  la mancanza di strutture adeguate per le attività pratiche, il che è condivisibile. Occorre però ricordare che tutte quante queste materie si possono fare in maniera pratica senza scomodare grandi laboratori o grandi risorse economiche, se si eccettua la Tecnologia. La mia paura è che il motivo vero di tale contrarietà non sia tanto la mancanza di strumenti, quanto la carenza di  competenza degli insegnanti  a operare con le Scienze Sperimentali, di saper insegnare Musica suonando uno strumento, nel conoscere le  tecniche artistiche e conseguentemente le diverse epoche artistiche e infine l'annoso problema della conoscenza Informatica. Questione quest'ultima che si ripresenterà da qui a qualche giorno con l'introduzione dei registri online.

Il testo completo delle nuove indicazioni è disponibile qui
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mercoledì 5 settembre 2012

International Literacy Day 2012

L'otto settembre prossimo sarà la giornata mondiale dell'alfabetizzazione: International Literacy Day

E' una giornata di cui si parla poco in Italia e sicuramente a torto, non fosse altro perchè la mole enorme di informazioni resa disponibile da web e media induce l'idea che sia aumentata la conoscenza. Questo fatto ingenera una percezione errata perché con l'alfabetizzazione s'intende la conoscenza degli strumenti di base, i quali determinano la conoscenza e la competenza, quest'ultima è conseguenza delle prime due con aggiunta una certa "pratica", e per pratica non ci limitiamo a focalizzare sul fare ma sul prendere confidenza con concetti e procedure tali da poterli applicare, modellare e riadattare a situazioni nuove. 
A voler essere pignoli proprio l'eccesso di informazione ha determinato in paesi come il nostro, ma qui più che altrove, una sorta di analfabetismo di ritorno caratterizzato da confusione sui diritti individuali e fondamentali, fenomeno osservabilismo nelle rivendicazioni espresse nei social e dall'aumentato numero di contenziosi tra le persone su argomenti risibili.

Tornando all'International Literacy Day, esso già da un decennio lega il tema dell'alfabetizzazione a tematiche come la salute, della responsabilizzazione individuale, l'affermazione di genere e  quello della pace del biennio 2011/2012. 
La giornata è stata proclamata dall'Unesco nel 1965, con l'obiettivo della lotta all'analfabetismo per consentire non solo la responsabilizzazione individuale, ma in quanto elemento essenziale per eliminare la povertà, ridurre la mortalità infantile, arginare la crescita demografica, raggiungere la parità di genere e garantire lo sviluppo sostenibile, la pace e la democrazia.  E' vero che i genitori che hanno almeno una formazione di base sono più propensi a mandare i loro figli a scuola innescando un circolo virtuoso di miglioramento della società.

L'alfabetizzazione contribuisce alla costruzione e al mantenimento della pace, in quanto consente la consapevolezza delle  libertà individuali  e dei diritti, facilita la comprensione del mondo, permettendo quindi la prevenzione e la risoluzione dei conflitti. Il legame tra l'alfabetizzazione e la pace si può osservare dal fatto che nelle democrazie instabili o in paesi colpiti da conflitti è più difficile stabilire e mantenere un grado adeguato di alfabetizzazione.

La giornata mira quindi a sensibilizzare la comunità Internazione sulla necessità ancora oggi nel 2012 di estendere l'alfabetizzazione come diritto fondamentale e come base di ogni apprendimento successivo: l'apprendimento per la vita.

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martedì 4 settembre 2012

Calendari e sfondi Desktop Settembre 2012

E' un po' di tempo che non segnalo i calendari e gli sfondi Desktop di Smashing Magazine, nella rassegna di Settembre ne propone di bellissimi per il ritorno a scuola,si possono utilizzare come sfondi desktop per il laboratorio o come immagini per personalizzare documenti, compresi quelli digitali.
Quelli che seguono sono le immagini senza calendario, se si accede al sito linkato sopra si possono scaricare nei diversi formati anche con il calendario.



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Attività e idee per i primi giorni di scuola Primaria

Un po' perché mi è stato chiesto da qualche collega, un po' perché vorrei anche fare con voi qualche riflessione sulle cose che è opportuno fare i primi giorni di scuola e quelle che invece si possono rimandare a qualche giorno più avanti, ecco qualche idea per il primo giorno di scuola.
Ad esempio, e qui so di non incontrare il favore di tanti, non somministrerei mai prove d'ingresso i primissimi giorni di scuola. 
Io i primi giorni di scuola, come tempo che lega le vacanze appena finite e l'abitudine ai nuovi ritmi, li vedo investiti meglio in attività per ritrovarci, per stare insieme, per rinsaldare i rapporti, che poi non è detto che per l'insegnante attento non constituiscano già un bagaglio di notizie da tenere a mente man mano che si entrerà nel vivo dell'attività didattica. 
Un gioco impostato sulla didattica è perfino meglio per sondare cosa ricordano gli alunni, senza dimenticare che introdurre nell'immediato valutazioni formalizzate crea da subito il clima del "non c'è tempo da perdere", mentre lo stesso risultato lo si può raggiungere con attività più rilassanti per tutti, e in tutto questo non vi è un discorso di utilizzo delle energie solo rivolto agli alunni, ma egoisticamente pensiamo anche al modo più vantaggioso per  spendere le nostre energie ripristinate durante il periodo estivo.

Classi quarta e quinta.
- I bambini sono grandi abbastanza per essere informati dell'attualità, volendo evitare di banalizzare con il classico racconto delle vacanze, cosa consigliata, possiamo sfruttare gli eventi recenti come proposto qui a proposito della scomparsa di Neil Armstrong

- Possiamo abbellire l'aula dopo aver stabilito insieme come personalizzarla oppure costruire questo bruco per mettere in seguito le  foto di ciascuno.

- In quarta  se insegnate Italiano si può proporre questo testo.

- Con la quinta, soprattutto se è una classe che conoscete dalla prima potete azzardare una pianificazione delle cose da fare facendo fare proposte, discutendole insieme e rendendole percorribili, perchè si sai bambini a volte esagerano. Concordare anche un piccolo ripasso concedendo ancora qualche giorno per i soliti ritardatari
In tutto questo andrebbe trovato un piccolo spazio per le riflessioni personali sul nuovo anno: imparare ad auspicare, a ragionare sul futuro e prendere impegni concreti con se stessi e con gli altri sono cose che da fare tutti, non solo gli adulti.
Da ricordare che si può iniziare predisponendo le copertine per i quaderni, sistemando l'aula in modo funzionale, decidere la logistica e compagni di banco, le regole per gli spostamenti di banco, rispolverare le regole già accordate in classe e chiedere se ne vogliono introdurre di nuove. Tutte cose che in un gruppo consolidato si possono iniziare a fare nei primissimi giorni. Anche perchè si comincia soft ma poi è necessario prendere ritmo perchè le cose da fare sono tante: quarta e quinta sono classi che servono anche a imparare a lavorare a ritmo sostenuto.

Classi prima, seconda e terza
-Per la prima  trovate qui qualche indicazione, giacchè tra il momento dello scambio di consegne con i genitori, l'accoglienza a scuola con la presentazione agli altri compagni del plesso, rimane giusto il tempo per far scrivere qualche parola, ché i i bambini di prima è meglio che tornino a casa con qualcosa di scritto altrimenti la loro delusione è tanta.

-In classe seconda si può proporre questo lavoro con qualche variante.

- In classe terza La tombola di parole estive  pubblicata ieri.

- Per seconda e terza la proposta di Scuola da colorare

Nei link sottostanti trovate tutto il corredo di cose (gratuite) che possono tornare utili nei giorni della ripartenza.

Le copertine
I disegni da colorare
Etichette, segnalibri e molto altro
Contrassegni per la scuola Infanzia e segnaposto per la scuola Primaria

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lunedì 3 settembre 2012

Tombola di parole estive per il primo giorno di scuola in terza Primaria

Il giorno del rientro a scuola per i bambini della classe terza possiamo proporre quest'attività: La tombola di parole estive. 

Come funziona.
Nel file che potete scaricare qui (e anche modificare volendo), sono presenti una serie di parole che hanno a che fare con l'estate e il periodo di vacanze appena terminato. 
Una volta stampato il testo su cartoncino leggero è sufficiente ritagliarle, piegarle,  metterle in una scatolina e farle estrarre a turno ai bambini. 
Attività che si possono fare:
- Si può stabilire di fare un pensierino con la parola pescata e scriverlo sul quaderno. 
- Oppure partendo dalla parola pescata trovare altre parole attinenti, cambiando una lettera, aggiungendola, togliendola o per attinenza, sinonimi e contrari, ecc.
- Si può fare una sorta di analisi grammaticale veloce attribuendo un punteggio a chi sa dire per primo di che parola si tratta: nome di cosa, di persona, di animale, concreto, astratto ecc.

Se si decide per tenere conto dei punteggi, ci vuole un arbitro e uno che si incarichi di segnare i punti. Ovviamente si potrà fare a turno. L'importante è che alla fine ci sia un premio per tutti.

Download attività
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Come affrontare il primo giorno nella scuola Infanzia

Un titolo che non esaurisce un discorso il quale a dire vero è piuttosto complesso e articolato,  che non può quindi terminare nell'arco di un post: non solo primo giorno di scuola ma anche e soprattutto il periodo di adattamento, ovviamente differente a seconda che il bambino abbia fatto precedenti esperienze al nido.
Considerato che l'organizzazione varia anche notevolmente da scuola a scuola,  poniamo l'accento in questa sede, sugli atteggiamenti da parte di scuola e famiglia tesi a rendere i primi giorni di scuola per il bambino di tre anni la migliore esperienza possibile.

La preparazione a casa
C'è una fase, sia che il bambino abbia frequentato il nido, sia che sia  è stato a casa, di preparazione che precede l'ingresso a scuola.
Come? Non solo attraverso il racconto e la pre-visione di ciò che accadrà, che non deve essere enfatizzato né in senso troppo positivo, né in senso allarmistico ma semplicemente presentato come una tappa della crescita, portando esperienze di altri: un fratello maggiore, i cuginetti, gli amici, altrimenti riferendosi al fatto che anche i genitori ci sono andati da piccoli, è utile guardare insieme foto di quel periodo, visitare insieme la vecchia scuola, per farla breve cercare di far capire al bambino che la sua è un'esperienza comune nella cerchia delle conoscenze.
Il secondo passo è la visita una o più volte a alla scuola (vedi sotto), l'incontro con gli altri bambini e tra le mamme che faranno la stessa esperienza, la scelta insieme del corredo che accompagnerà la nuova esperienza.

Le autonomie
L'abitudine al panno ad esempio andrà tolta con ampio margine di tempo, non come ho visto fare troppe volte, la settimana che precede l'ingresso a scuola. Il bambino deve essere autonomo e principalmente lo deve essere per sua tutela, fatti salvi i casi in cui non è possibile per ragioni di salute ad esempio.  Le scuole statali benché prevedano l'ausilio del personale non docente, che vengono retribuite per incarico ad hoc, non sempre sono attrezzate in tal senso (acqua, calda, bidet...). Inoltre spostarsi da lavoro perché il bambino ha fatto la pipì o si è sporcato non sempre è cosa fattibile. Una cosa è l'evento occasionale che ci sta tutto, altra il mancato controllo degli sfinteri. 
Più il bambino è autonomo e più si evitano altre questioni anche legate alla disponibilità di personale che possa occuparsi adeguatamente dei piccoli. 
Giusto per entrare nel pratico quando è capitato che a dover cambiare i bambini era personale anziano e di sesso maschile, ho preferito occuparmene di persona, sempre previa informazione tramite telefonata alla famiglia  se impossibilitata a venire di persona.

La preparazione a scuola
Sembrerà strano ma anche la scuola prepara l'ingresso dei treenni e degli anticipatari quando ci sono. Intorno ai mesi di maggio giugno è necessario rendere disponibili alcune date per dar modo ai futuri alunni di conoscere la scuola, in quell'occasione organizzare un gioco collettivo con un momento di incontro tra i bambini, facilitare la conoscenza tra le mamme, cominciare a fornire le indicazioni essenziali: cosa occorre (una lista scritta è meglio), cosa fare e cosa non fare.

Il primo giorno
Dopo tutti questi preliminari arriva il giorno dell'ingresso a scuola, tutte le scuole prevedono forme d'ingresso personalizzate per chi frequenta la prima volta, alcune sono istituzionalizzate con orari precisi, altre più elastiche prevedono accordi da prendere di giorno in giorno a seconda di come il bambino accetta la nuova situazione.
Non trovano il mio favore quelle scuole che chiedono ai genitori la presenza a scuola durante i primi giorni di frequenza dei bambini. Intanto perché si entra nel merito dell'organizzazione familiare: passate le ferie estive non tutti i genitori possono ottenere i necessari permessi dal lavoro. Poi perché una volta finiti quei giorni il bambino dovrà comunque confrontarsi con l'assenza delle figure familiari, da ultimo perché coraggiosamente occorre accettare che i nostri piccoli si staccano da noi e alle insegnanti incombe il fatto che dovranno occuparsi adeguatamente anche del bambino che piange. Ci sono le strategie per evitare che un bambino viva male questa fase di passaggio, ritenere che l'ingresso a scuola possa avvenire per forza senza una lacrima, senz'ansia è sbagliato: certo ci sono i bambini a cui il cambiamento piace, la vista di altri bambini li rende felici, ma le lascrime e la fatica del distacco sono un fatto assolutamente normale da accettare come tale, sta a noi cercare di fare in modo che il bambino passi dal pianto per l'assenza del familiare all'interesse per il gioco e le attività. 

Il momento del distacco
L'ambiente che accoglie dev'essere preparato allo scopo: un clima calmo e pacato, angoli gioco, libri, costruzioni, fogli e colori attireranno altri bambini che giocano e attireranno subito il nuovo arrivato. Non predisporrei un ambiente troppo festoso, né con musica di sottofondo o altri bambini che cantano.  E se proprio il piccolino non volesse abbandonare la mano del papà o della mamma è consigliabile evitare il passaggio forzato (come ho visto fare) accompagnato da urla e crisi isteriche del bambino. L'unica soluzione a quel punto è che il genitore consegni il bambino nelle braccia degli insegnanti o lo convinca a restare volontariamente e lasci il bambino senza prolungare il doloroso tiramolla, che è quanto di più deleterio si possa fare durante i primi giorni di scuola. 
Se non ci si sente tranquilli e si è ansia, e lo si è sicuramente nei primissimi giorni, si può chiedere il telefono della scuola e chiamare dopo una mezz'oretta per sapere se il bambino si è tranquillizzato.

Quanto tempo deve stare un bambino a scuola il primo giorno di scuola Infanzia? 
Lo si diceva all'inizio ogni scuola adotta sistemi diversi prevedendo spesso un ingresso graduato con aumento di tempo quotidiano. In tante scuole questo tempo è uguale per tutti, in altre è personalizzato, se un bambino accetta di buon grado la nuova esperienza non c'è ragione, a mio avviso, di insistere con uscite anticipate, anche perchè i piccoli tranquilli sono spesso di aiuto per quelli più irrequieti. 

Quando è il genitore a essere ansioso
Se siete convinti che l'ansia del bambino sia un fatto suo esclusivo ebbene vi sbagliate. Essa più spesso deriva, ovviamente senza generalizzare eccessivamente, dalla preoccupazione di noi adulti. A volte si rende necessario tranquillizzare i genitori e lo si fa un po' allo stesso modo in cui abbiamo visto qui. Messaggi chiari, trasparenza, comunicazioni precise, un tono di voce calmo e sicuro, la capacità di trasmettere loro l'idea che il loro bambino è in buone mani e che qualsiasi necessità vi sia saranno i primi ad essere avvisati.
Sembrerebbe la parte meno importante di tutto il nostro discorso e invece è la prima: quando  il genitore si sarà convinto di aver affidato il suo bambino a persone competenti, accoglienti, che vogliono bene al bambino senza scadere nella melensaggine, che hanno a cuore sia l'apprendimento ma anche la sua crescita sociale e personale, ecco il resto sarà una passeggiata.

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